Certo, il personaggio del giorno è assai impopolare, a sinistra – dove è tacciato di filonazismo – come a destra – dove lo si apostrofa con gli epiteti più esecrabili, spesso seppellendolo sotto i castelli della più trita retorica patriottarda postrisorgimentale. Forse perché Eva Klotz, fino al 2014 a capo della Süd-Tiroler Freiheit, movimento politico secessionista che si propone la riannessione del Tirolo del Sud, chiamato nel linguaggio burocratico italiano con l’espressione asettica e un po’ giacobina di Alto Adige (si pensi ai nomi dei départements francesi, tutti volutamente con nomi di fiumi o montagne, per cancellarne la storia locale) al Tirolo attualmente austriaco, è un personaggio difficilmente inquadrabile entro categorie politiche moderne. Sebbene dovremmo saperlo che le vallate appenniniche o alpine sono spesso le più restie – grazie al Cielo – a farsi inquadrare nella società globalizzata. Non sorprende troppo quindi, che il direttore di Rai News Antonio Di Bella (artefice dello sbarco televisivo di Roberto Saviano con Vieni via con me e membro della Fondazione Italia – Usa, che si occupa di favorire e diffondere la conoscenza della c.d. Cultura americana in Italia, dunque personaggio in questo senso modernissimo) la veda come il fumo negli occhi.

Questi i fatti: il noto giornalista, domenica 4 giugno scorso, si trovava ospite della trasmissione di Lucia Annunziata In ½ ora su Raitre. Ebbene, rispondendo a Jonathan Pacifici, presidente del World Jewish Economic Forum, che gli ricordava come l’Autorità Palestinese paga la pensione ai terroristi, e domandava come reagireste se qualcuno pagasse la pensione ai terroristi di Londra? Di Bella – forse intimidito da cotanto ospite, e timoroso di incrinare, chissà, la solida amicizia italoisraeliana – affermava: Beh, intanto, noi paghiamo la pensione a Eva Klotz che è una terrorista dell’Alto Adige. Immediata è stata la reazione della ex consigliera, che ha prontamente annunciato una querela per diffamazione nei confronti del direttore. In effetti, la c.d. Pasionaria dell’Alto Adige non è mai stata coinvolta in attività violente di alcun tipo, e ha maturato una sostanziosa pensione in circa trent’anni di attività politica (possano piacerne o meno i contenuti a Di Bella). Vero è che il padre della Klotz, Georg, fu sì coinvolto in attività violente (principalmente attentati dinamitardi contro Carabinieri e Guardia di Finanza: era detto infatti il martellatore della Val Passiria). Ma se è vero che il nostro diritto risale all’antica Roma e non alle consuetudini beduine, allora neppure si può far ricadere le eventuali colpe dei padri sui figli, sol perché si fanno accesi sostenitori di idee non gradite: troppo comodo il liberalismo a senso unico.

Georg Klotz

Georg Klotz

La polemica di Di Bella nasce dalla circostanza secondo la quale Eva Klotz avrebbe ricevuto, al momento di andare in pensione, la cifra considerevole di € 946.175, scegliendo quindi di farsi versare quanto risultava dai contributi versati in più di trent’anni di carriera politica una tantum anziché mensilmente. Va detto però, che tale trattamento è basato su parametri entrati in vigore nella Provincia Autonoma di Bolzano nel 2014: qualora la consigliera fosse andata in pensione prima – avendo già raggiunto la finestra richiesta, ossia cinque legislature – avrebbe percepito una cifra addirittura maggiore. Disponendo inoltre come è ovvio la legge per il generale e non per il particolare, somme simili saranno percepite da qualsiasi consigliere provinciale vada in pensione, sia egli secessionista o no. Si obietterà che è inopportuno che chi si è sempre speso contro quella che considera un’occupazione della propria terra riceva la pensione da chi considera un invasore. Ma a ben vedere, tale punto di vista è soggettivo e fuorviante. Considerato che la professione esercitata da Frau Klotz è sempre stata la politica – peraltro nel pacifico confronto assembleare – e che la legge dispone per tale professione un tale trattamento economico, non si vede perché non si dovrebbe legittimamente applicarglielo. Un paese che si definisce liberale dovrebbe essere capace di accettare il confronto con ogni opposizione, in sede assembleare. Certo, si potrà convenire che il trattamento economico dei consiglieri sia troppo elevato, ma questo è un problema generale, che riguarda anche altre regioni italiane: volendo intervenire (come sottolinea la stessa Klotz) si dovrebbe approvare una legge generale che riveda i parametri suddetti, non certo obbligando singoli consiglieri a non avvalersi del loro diritto di spendere i loro soldi come meglio credono sol perché le loro idee non piacciono. Appare troppo comodo un certo moralismo cavalcato dalla stampa e da certe parti politiche, partendo da Mani Pulite per arrivare a certe derive grilline, finalizzato solo a far fuori l’avversario politico scomodo. Ma se Robespierre era incorruttibile, ciò non gli ha impedito di scatenare il Terrore.

Sudtirol-ist nicht italien!

Sudtirol-ist nicht italien!

Del resto, gli unici procedimenti penali a cui i membri del partito della Klotz sono stati sottoposti hanno sempre riguardato reati d’opinione quale il vilipendio alla bandiera – introdotto peraltro da quel Mussolini che certo non sarà tra gli idoli di Di Bella – come in un manifesto elettorale in cui il tricolore napoleonico italiano veniva spazzato via per essere sostituito dai tradizionali e millenari bianco e rosso tirolese, imputazioni da cui peraltro gli imputati sono stati assolti in appello. Lo stesso non si può dire, come si accennava, per il padre di Eva Klotz, Georg, che entrato in contatto con l’attivista indipendentista Sepp Kerschbaumer negli anni ’60 fece parte dei BAS (Befreiungsausschuss Südtirol), un movimento armato per l’autodeterminazione del Tirolo del Sud. Per comprendere i motivi della nascita di un tale movimento, occorre tener presente come, dopo la vittoria nella Prima guerra mondiale e il conseguente smembramento dell’Impero Austroungarico, non solo l’attuale Trentino – di lingua italiana – ma anche una parte del Tirolo vero e proprio, di lingua e cultura germanica almeno a partire dalla caduta dell’Impero Romano d’Occidente, ma geograficamente e convenzionalmente quasi del tutto italiano perché al di qua dello spartiacque alpino. Su queste terre su cui Roma non poteva contare che un mero diritto di conquista, essa esercitò per decenni un dominio di tipo quasi coloniale, specie durante il Fascismo, imponendo l’uso della lingua italiana, di toponimi italiani – a volte inventati di sana pianta – e sostenendo il trasferimento di popolazioni italofone.

Proprio il Tirolo del Sud fu un punto di attrito tra Mussolini e Adolf Hitler, che alla vigilia del conflitto rinunciò alle rivendicazioni di stampo pangermanico sul territorio, a condizione che alla popolazione di lingua tedesca fosse concesso di trasferirsi nei confini del Reich, ottenendo la cittadinanza tedesca. Salvo poi riannettersi l’area col nome di Operationszone Alpenvorland in seguito all’8 settembre, consentendo a molti optanti, che nel frattempo si erano magari arruolati nella Wehrmacht, di tornare alle loro case. Dopo la guerra, nonostante la firma degli Accordi De Gasperi–Gruber, che ristabilivano l’insegnamento della lingua tedesca nelle scuole, la comunità italofona restò in possesso delle attività industriali, favorendo un ulteriore emigrazione da altre zone d’Italia. Inoltre, centro della regione rimase l’italofona Trento, relegando Bolzano e le aree germanofone a una decisa marginalità. Tra i primi sostenitori del secessionismo sudtirolese vi fu il sacerdote Michael Gamper, peraltro convinto antinazista, che a suo tempo fu tra i primi a denunciare l’Aktion T4, ossia il trattamento eutanasico che il Nazionalsocialismo riservava ai disabili o a chiunque fosse considerato inservibile al Reich. L’escalation di violenza iniziò nel 1957, quando si volle attribuire ai secessionisti l’omicidio del finanziere Raimondo Falqui: i presunti colpevoli furono condannati a un totale di 114 anni di carcere, nonostante la mancanza di prove e i dubbi espressi in sentenza sulla reale causa del decesso.

Imputati omicidio Falqui

Imputati omicidio Falqui

Solo dopo di ciò iniziarono i primi attentati dinamitardi, inizialmente solo contro cose (monumenti simbolici dell’epoca fascista, sentiti come simbolo di oppressione, poi tralicci dell’alta tensione). Particolare in tal senso fu la c.d. Notte dei fuochi del 13 giugno 1961. La reazione italiana fu pesante; il Ministro degli Interni Mario Scelba – quello di Portella della Ginestra, tanto per intendersi – decretò per il successivo 16 giugno il coprifuoco tra le 21 e le 5; militari di sentinella uccisero due persone a Sarentino e a Malles Venosta. I sospettati Franz Höfler e Anton Gostner morirono in cella nella caserma di Egna tra il 1961 e il 1962, si disse in seguito a tortura. Fu in un tale clima di esasperazione che si compì la c.d. Strage di Cima Vallona, che causò la morte di quattro tra Carabinieri, Alpini e Finanzieri mediante trappole esplosive; la più recente ricerca storica sembra però escludere in questo caso una responsabilità del BAS, e sembra piuttosto ipotizzare un intervento dei servizi segreti italiani nel quadro della strategia della tensione allora in voga. Del resto, ogni attività violenta era già cessata entro il 1969, prima ancora dell’approvazione dell’autonomia per la Provincia Autonoma di Bolzano, e lo stesso Kerschbaumer si era sempre detto contrario ad attività contro bersagli intenzionalmente umani.

Molto spesso il BAS è stato accusato un po’ a vanvera di simpatie naziste. Vero è che Georg Klotz optò per la cittadinanza tedesca nel 1939 e si arruolò nella Wehrmacht. Ma difficilmente un tirolese avrebbe potuto comportarsi diversamente all’epoca, se si pensa che gli era persino impedito di parlare la propria lingua a casa sua. E del resto non è che il Terzo Reich prevedesse l’obiezione di coscienza; neppure, peraltro, l’esercito tedesco era così ideologizzato come le SS. Piuttosto, se un padre nobile è da ricercarsi, è senz’altro Andreas Hofer, fucilato dai napoleonici a Mantova nel 1809, patriota tirolese ante litteram, devoto cattolico e fedele agli Asburgo, in quanto legittimi Conti del Tirolo. Per anni egli solcò le valli e le vette della Terra tra i monti, lottando contro le truppe bavaresi alleate dei francesi (alla Baviera napoleone aveva assegnato il Tirolo) in quella che fu chiamata Insorgenza tirolese e che fu la più tenace tra quante ne scoppiarono – in Italia e altrove – contro il dominio giacobino e napoleonico, reo di voler distruggere la Chiesa e le tradizioni millenarie dei popoli europei, dando in cambio spesso la leva obbligatoria: cosa piuttosto invisa ai tirolesi, abituati a restare vicini ai loro campi e ai loro masi, venendo arruolati solo nel particolare corpo di milizia locale, gli Schützen. Tutta la simbologia del BAS rimanda a ciò, sia per gli attentati della Notte dei Fuochi, compiuti alla vigilia della Festa del Sacro Cuore, particolarmente sentita tra i Tirolesi.

Andreas Hofer

Andreas Hofer

E’ dunque piuttosto a una continuazione di quella guerra di allora contro il pensiero liberale, moderno, antitradizionale e giacobino che si deve pensare quando ci si riferisce alla Klotz e ai suoi sodali, non lasciandosi troppo ingannare dai tratti vagamente völkisch dati dal portare il Dirndl alle sedute consiliari. Del resto, forse un movimento neonazista non si sarebbe fatto troppi scrupoli a uccidere intenzionalmente membri della comunità italiana, cosa che il BAS non ha mai fatto. Ci si potrà comprensibilmente indignare per i Carabinieri e i militari caduti, ma non si deve dimenticare che i soldati sono i primi a morire quando una terra altrui è occupata senza diritto. E’ accaduto in Irlanda del Nord come in Palestina: e questa volta, il ruolo dei giacobini, dei pervertitori di un ordine millenario, dei sionisti, tocca agli Italiani, con buona pace di Di Bella. Ma c’è di più: con le nuove problematiche poste dagli immigrati clandestini che scorrazzano sul territorio di un’Italia mai come oggi tenuta insieme praticamente da nulla – e che a frotte si riversano anche sul Tirolo del Sud cercando un varco attraverso il Brennero – nonché da nuove tentazioni centralistiche fatte passare da tagli alla spesa pubblica eccessiva (il che solletica sempre la gente onesta, che chiese la testa di Craxi per ritrovarsi Giuliano Amato) nuove tensioni potrebbero pure affacciarsi. In genere, la gente di montagna è testarda e ha la memoria lunga.