La minaccia terroristica che aleggia costantemente sull’Italia e gli ultimi rapimenti in Nord Africa stanno portando alla ribalta la discussione (tutta politica) sulla gestione dei servizi segreti. Una discussione iniziata da decenni che non sembra affievolirsi.

Un duro confronto nelle Commissioni parlamentari Esteri e Difesa, riunitesi per discutere sul Disegno di Legge Quadro sulle Missioni Internazionali (per intenderci, la legge che regola la partecipazione delle Forze Armate nelle missioni all’estero), ha fatto emergere la diversa visione degli schieramenti politici riguardo l’intelligence e il suo utilizzo. E a litigare sono stati soprattutto membri dello stesso partito. Oggetto della disputa l’emendamento proposto (ed approvato) dal senatore pugliese del Partito Democratico Nicola Latorre, renziano della prima ora. La modifica al disegno di legge prevede che il Presidente del Consiglio abbia il potere di emanare ” sentito il COPASIR, disposizioni per l’adozione di misure di intelligence di contrasto, anche in situazioni di crisi o di emergenza all’estero che coinvolgano aspetti di sicurezza nazionale o per la protezione di cittadini italiani all’estero, con la cooperazione altresì di assetti della Difesa”. In pratica, secondo la proposta, il Presidente del Consiglio potrebbe autorizzare i servizi segreti ad utilizzare, all’interno di operazioni specifiche e determinate, anche uomini dei reparti speciali delle Forze Armate, per tutelare la sicurezza nazionale o la protezione dei cittadini italiani all’estero.

E sull’emendamento è stata battaglia. Se da una parte il Movimento 5 stelle è stato fortemente critico, dall’altra il senatore Latorre ha trovato anche una dura opposizione all’interno del suo stesso partito. Infatti, secondo quanto dichiarato a Repubblica, l’ex giudice istruttore Felice Casson (che di servizi deviati si è ampiamente occupato) intravede, nell’emendamento, il rischio di “Creare un sistema di intelligence parallelo, non meglio individuato, e soprattutto con le coperture che, in via del tutto eccezionale, la legge del 2007 ha riconosciuto agli agenti dei servizi segreti. Parliamo delle garanzie funzionali, della clausola di non punibilità per gli eventuali reati commessi durante una missione, della possibilità di opporre il segreto di Stato alle indagini della magistratura”. Proviamo a far un po’ di chiarezza.

Nel 2007 il Parlamento modificò radicalmente la disciplina che regola il funzionamento dei servizi segreti. Il Presidente del Consiglio fu dotato di poteri più ampi di coordinamento, direzione e controllo dell’intelligence, potendo nominare il direttore del Dis (Dipartimento delle informazioni per la sicurezza); colui che di fatto gestisce, coordina e monitora le due agenzie dell’Aise (Agenzia informazioni e sicurezza esterna) e dell’Aisi (Agenzia informazioni e sicurezza interna), con le quali furono sostituiti il Sismi ed il Sisde. Inoltre, sempre nel 2007, fu previsto che il Dis e le due agenzie debbano svolgere le proprie funzioni in esclusiva, non potendo “essere svolte da nessun altro ente, organismo o ufficio”. Quindi, ciò che fanno i servizi segreti italiani, non lo può fare nessun altra forza armata.

All’interno delle Commissioni anche i grillini hanno alzato le barricate contro l’emendamento in questione; il pentastellato Angelo Tofalo membro del Copasir (Comitato Parlamentare per la Sicurezza della repubblica) e della IV Commissione Difesa ha dichiarato a L’Intellettuale Dissidente : “La proposta del senatore Latorre offrirebbe di fatto la copertura del segreto di Stato garantito ed anche il potere di non rispondere di eventuali crimini commessi da appartenenti alla forze speciali all’interno dei servizi. Vi sono veri e propri rischi di costituzionalità della norma.” “Infine – ha continuato Tofalo –  mi preme sottolineare il nodo cruciale della questione. Chi avrà un’eventuale comando delle operazioni? Quale sarà l’eventuale catena di comando? In parole povere non si capisce nemmeno se, una volta assegnati ai Servizi e limitatamente alla durata della missione, i militari diranno addio del tutto alla gerarchia cui facevano riferimento fino ad allora. Perderanno o meno alcuni loro poteri di cui gli agenti dei Servizi non dispongono? Insomma i nodi sono tanti e sappiamo che con norme poche chiare il dolo è sempre in agguato…”

E’ risaputo, tuttavia, come riportano alcune testate, che il personale dell’intelligence e appartenenti alle forze speciali collaborino già a stretto contatto nei teatri operativi. Il supporto dell’intelligence alle forze armate è vitale. Com’è altrettanto noto che molti ex membri delle forze speciali vadano a rimpinguare i ranghi dell’Aise, l’agenzia dei servizi che opera all’estero. Inoltre, come riporta la Rivista Italiana di Difesa- “i reparti speciali hanno risorse operative ed organizzative che i Servizi non hanno e che potrebbero tornare molto utili in contesti ad alto rischio sia per fornire copertura e sicurezza sia per garantire un incisivo intervento qualora la situazione degenerasse”. Resta da chiedersi se, nell’era della “politicizzazione dell’intelligence”, sia necessario dotare il Capo dell’Esecutivo di nuovi poteri oppure limitare quelli che già possiede.