È ormai sulla bocca di tutti. L’ipotetico accordo M5S-Lega-Fdi non sembra più così tanto assurdo. Da alcune settimane il tg di Enrico Mentana riporta i sondaggi effettuati da Emg e ipotizzando tutte le varie combinazioni di partiti e delle eventuali coalizioni, l’unica che settimana dopo settimana continua ad avere una maggioranza sostenibile sia alla Camera che al Senato sarebbe proprio la coalizione M5S-Lega-Fdi. Il Movimento 5 Stelle come la Lega di Salvini è favorevole all’uscita dall’euro e in generale la lotta contro le politiche dell’austerity è prioritaria nell’agenda estera di entrambi i partiti. Lo dimostra il fatto che l’ultima interrogazione presentata da un gruppo di europarlamentari di cui due del 5 stelle, chiedeva proprio l’abolizione della moneta unica. Interrogazione alla quale Mario Draghi ha risposto dichiarando che l’euro è “irrevocabile”. Il fronte sovranista, se così si può definire, raccoglierebbe ben 311 seggi con il suo No all’euro e questo potrebbe non essere l’unico tema condiviso dai tre partiti.

Le ultime dichiarazioni pro secessione di Grillo ricordano le posizioni passate (ma neanche troppo) della Lega Nord. Anche e soprattutto per i temi che riguardano la geopolitica, i due partiti sembrano essere affini nelle posizioni. Le simpatie per Putin non sono nuove per entrambi gli schieramenti, come non lo è la posizione dichiaratamente anti-americana nella guerra in Siria oggi e in Iraq ieri. Tutti e due i partiti si sono schierati contro il TTIP quando ancora sembrava essere una possibilità come lo fecero pure i parlamentari di Fratelli d’Italia. Ma mentre Giorgia Meloni e i suoi continuano a non esprimersi, se non sfavorevolmente sul tema coalizione con il 5 stelle, certo è che il suo elettorato lo fa come ha dimostrato per le elezioni a Roma, favorendo e votando Virginia Raggi al ballottaggio con Giachetti.

.

Il sondaggio politico di lunedì 10 aprile TG La7

Decisamente più esposto è Matteo Salvini che invece già da anni fa la corte a Grillo e Casaleggio. Nel lontano 2015 infatti rivelò che numerose volte aveva proposto un incontro ai grillini che però più volte era stato rifiutato. D’altro canto l’elettorato del Movimento 5 Stelle si dimostra senza dubbio il più variegato di tutti. Quasi la metà si dichiara estraneo alle categorie di destra e sinistra, questo perché in effetti i leader del movimento sono tuttora restii a esporsi sui temi che storicamente dividono politicamente l’elettorato che una volta veniva collocato a destra e quello che apparteneva alla sinistra. Oggi parlare di destra e di sinistra risulta obsoleto. La sinistra, da anni al potere ha perso di vista i valori che la fondavano, tanto da aver perso anche tutti i legami con le categorie produttive e non che l’hanno sempre sostenuta. La destra d’altro canto, specialmente quella che oggi viene definita lepenista, è andata a coprire la mancanza e il vuoto che la sinistra ha lasciato diventando più sociale della sinistra stessa. I ruoli sono quindi chiaramente capovolti e le categorie e le distinzioni storicamente valide, finalmente saltate. L’elettorato dunque si trova spaesato, non ha le idee chiare e chi più facilmente si mimetizza senza avere grandi trascorsi da farsi rimproverare, ottiene la maggior parte dei voti. A dimostrarlo c’è uno studio di Ilvo Diamanti, sociologo e politologo esperto di partiti politici.

“Il M5S, è un partito pigliatutti, che batte sul tasto dell’innovazione e del futuro, per caratterizzare il marchio della sua offerta politica sul piano generazionale. Peraltro, è difficile isolare le priorità specifiche del suo programma. Non per caso Davide Casaleggio, ospite di Lilli Gruber a Otto e mezzo, ha evitato accuratamente di fornire riferimenti e contenuti precisi, riguardo alle scelte del M5s, nella prossima fase. Allo stesso tempo, ha rifiutato di dire per quale partito, o meglio, quali partiti avesse votato in passato. Non per timidezza e neppure per ambiguità. Ma per opportunità. Per strategia. Non diversamente da Grillo, il quale, all’opposto, ha espresso posizioni diverse e talora divergenti, su temi e materie sensibili. Per prime: l’immigrazione, l’euro e l’Europa. Il fatto è che entrambi, Grillo e, dunque, Casaleggio, debbono fare i conti con un elettorato molto differenziato. Sotto il profilo sociale, ma anche della posizione politica. Solo la Dc, nella Prima Repubblica, mostrava un elettorato altrettanto spalmato, da destra verso sinistra. E, per questo, ancorato al centro. Così, la base del M5s oggi si divide e si colloca, politicamente: intorno al centro e fuori dallo spazio politico”.

Il M5S come la DC? Sembra troppo, eppure sebbene i contenuti e i modi divergano chiaramente, la strategia politica adottata da Casaleggio padre e figlio poi, sembra essere quella di un vero trasformista alla Depretis. Il cambiamento del “partito non partito” di Grillo è sotto gli occhi di tutti. Tanto che dal vaffa day si è passati con estrema nonchalance alle riunioni di partito stile Pd. A Ivrea infatti non mancano i grandi leader delle più importanti multinazionali come il Country Manager di Google Italia, numerosi lobbisti e anche qualche giornalista. Nulla di strano per un partito, (questo è il suo nome) che cresce e capisce che è l’ora di fare accordi, di categoria prima, politici poi. In ogni caso un’alleanza che veda Lega e 5Stelle insieme sembra più che fattibile, tanto che alcune indiscrezioni dicono che sia proprio Casaleggio a lavorarci sopra, dietro le quinte. Certo è che per ora Salvini e Grillo fanno finta di litigare, ma se davvero dovessero trovare un accordo sicuramente coinvolgerà anche il partito di Giorgia Meloni che altrimenti rischierebbe di perdere l’occasione più grande per governare e senza la quale gli stessi Grillo e Salvini non riuscirebbero a sopravvivere alla fiducia in Parlamento.