Finalmente è nata! Dopo mesi di gestazione, di mal di pancia, nausee e conflitti subcinerei la Cosa Rossa ha visto la luce al Teatro Quirino di Roma. Il problema è che rischia di tingersi prematuramente di rosa o arancione.

Che a sinistra del Pd si distendano sornione ampie praterie è noto ai più da mesi. Il progressivo slittamento a destra dell’intero arco costituzionale, propiziato dalla migrazione al centro (destra) del Partito Democratico ha liberato uno spazio che Sel da sola non è stata in grado di colmare. Così assistiamo, a destra, alla fagocitazione di Berlusconi da parte del Leghismo nazionale e a sinistra al tentativo di creazione di un contenitore in grado di tenere assieme i fuoriusciti della minoranza dem, Sel e la sinistra antagonista extraparlamentare. Alle spalle di tutti, siede il Movimento 5 Stelle, definito dall’onorevole Scotto “Cosa Grigia”, in realtà un calderone anti-sistema alla perenne ricerca di autodefinizione.

Che ci fosse una grande voglia di Sinistra, in Italia, è stato testimoniato dall’inaspettata affluenza di massa al convegno. Fassina e gli altri “leaderini” alternativi a Renzi hanno dovuto improvvisare comizi davanti al teatro, per non deludere la folla che non vi ha trovato posto. Il dubbio riguarda l’effettiva capacità di questo nuovo soggetto di cogliere la contraddizione ideologica e intima nella quale la sinistra si sta dibattendo affannosamente da anni e di risolverla in un’ottica diversa da quella renziana. Anche Renzi, infatti, rappresenta un tentativo di risoluzione del conflitto: dovendo scegliere tra Europa e Lavoro, ha scelto l’Europa. Che Fassina e soci scelgano il Lavoro, e che abbiano capito che di questo si tratta, è tutto da dimostrare.

Ne è un esempio l’attività del “piccolo assente” Civati. Anche lui, colto da atroci sofferenze intestinali, si è costretto a farsi violenza abbandonando la grande casa del Pd, incapace di digerire Buona Scuola, Jobs act e trivellazioni, eppure di mettere in discussione l’euro non ne vuol sentir parlare. La stessa Sel, che pure avrebbe potuto allargarsi notevolmente approfittando della transumanza piddina, non ha vinto questa sfida, anzi, non l’ha neppure colta. Applausi per Tzipras, lista civetta col nome di Tzipras alle ultime europee, applausi per il referendum, eppure comprendere che l’assetto istituzionale dell’Unione sia irriformabile dall’interno è un concetto che continua a non passare. Si combatte l’austerità senza capire come questa sia intrinseca alla costruzione europea, e che la sua stessa irriformabilità le sia intrinseca.

Anche al Quirino si favoleggiava di utopie, dando ragione a quei vertici del Pd che hanno bollato la neonata creatura rosa come “ideologica”, utilizzando il termine in senso spregiativo, in contrasto col loro “realismo”. “Creare una grande alleanza europea, socialdemocratica, in grado di dire no all’austerity”, questo era il mantra che rimbalzava da una parete all’altra. Il rischio è che a forza di aspettare Godot le prossime elezioni francesi le vinca Le Pen, visto che il socialista Hollande al potere c’è già e con la BCE ha le mani legate pure lui. Comprendere che essere di sinistra ed essere europeisti, in questo frangente storico e rebus sic stantibus, siano due proposizioni intimamente inconciliabili è cruciale. Non può esistere un’Unione di sinistra, attenta al progresso sociale, alla riduzione delle disuguaglianze, che stia dalla parte del Lavoro, perché l’intera costruzione europea è stata concepita per permettere al Capitale di dominare, liberandolo dai vincoli territoriali e dalla volontà politica dei governi.

Aver scelto Stiglitz come consulente economico non è un segnale che faccia ben sperare. In un processo all’Euro svoltosi alla Luiss di Roma l’anno scorso, pur denunciandone tutti i limiti strutturali, ha invocato più Europa. Unione bancaria, fiscale, Eurobond, la ricetta Scalfari in sostanza, e parallelamente chiedere alla Germania di alzare i salari dei suoi lavoratori e fare investimenti nelle periferie della sua macro-area economica. Peccato che sia il contrario di tutto ciò che l’Europa è stata fino ad oggi e il contrario di ciò che ha fatto la Germania fino ad oggi. Quale governo tedesco verrebbe rieletto se dicesse ai suoi elettori che ogni anno dovrà investire il 9% del Pil tedesco al di fuori della Germania?

A riportare un poco di speranza ci pensa l’Onorevole D’Attorre, ex-bersaniano, che ci spiega la scelta del nome. Sul Sinistra poco da dire, sulla scelta “patriottica”, come da lui stesso definita, sì. Pare essere uno dei pochi a sinistra ad aver compreso che lo Stato-Nazione è ancora il campo da gioco all’interno del quale si esplicano i conflitti di classe. L’allargamento del campo, propagandato per anni dal Pd, per il momento li ha fatti sparire. Pare però essere l’unico ad attuare un reale recupero di Berlinguer, a parole spesso santificato ma nella sostanza altrettanto ignorato. Nel 1978, al momento di votare l’ingresso dell’Italia nello Sme, il pre-euro, il PCI votò contro, proprio in quanto “vincolo esterno finalizzato alla compressione salariale”. Speriamo aiuti gli altri a recuperare la memoria.

Il secondo grande quesito che annebbia gli ottimismi riguardo Sinistra Italiana verte sul suo processo costitutivo. C’è un grande bisogno di sinistra ma c’è anche un grande bisogno di partecipazione. Civati, il piccolo assente, lo ha capito e ha cercato la via referendaria. Fassina si è lanciato in profferte romane ai 5 Stelle, ma l’impressione resta quella del grande contenitore sceso dall’alto e destinato a piccoli numeri, che pochi bastoni metterà nelle ruote di Renzi.