Virgilio racconta che, in seguito alla tragica fuga da Troia, Enea si rifugiò a Delo per chiedere all’oracolo di Apollo quale fosse il suo destino, il percorso da seguire. Questi lo invitò a cercare l’ “antica madre”, colei che definitivamente l’avrebbe accolto. Ad Enea ,inizialmente, le parole della divinità non furono chiare. In suo soccorso i Penati, in sogno, indicarono l’Italia come “l’antica genitrice” dell’eroe troiano. Finalmente, dopo un lungo peregrinare, i Troiani giunsero sulle coste italiche. Ad accoglierli un “porto (che) si curva in arco contro il mare d’oriente, due promontori schiumano sotto l’urto delle onde e il porto vi sta nascosto; gli scogli come torri proiettano due braccia che sembrano muraglie; il tempio (di Minerva) è lassù in alto, ben lontano dal mare”.

Secondo gli studiosi, lo sbarco di Enea sarebbe ambientato in Salento. Ed il porto, le mura e il tempio dedicato a Minerva, dei quali parla il poeta, sarebbero quelli di Castro, anticamente Castrum Minervae. E’ quanto emerso dagli scavi archeologici condotti nella cittadina salentina durante i quali è stata ritrovata, 3 metri sotto il suolo, una statua raffigurante il busto di una donna, di una divinità femminile. Gli archeologi, avrebbero avanzato l’ipotesi secondo la quale, quella appena ritrovata, sarebbe la statua di Minerva conservata nell’antico tempio descritto da Virgilio. E proprio quella statua (probabilmente del III sec. a. C.) avrebbe salutato dall’alto del promontorio salentino l’arrivo dei Troiani. Giorno dopo giorno la terra restituisce altri pezzi dell’opera, prima una falange, poi il braccio destro. Come se la dea, svegliatasi da un sonno lungo e profondo, stia indicando agli studiosi il proprio passato e con esso anche quello dell’eroe troiano.

Durante gli scavi, condotti dall’Università del Salento e finanziati dal Comune di Castro e da fondi comunitari, sono emerse numerose armi, vasi ed altri oggetti donati alla divinità. Come ha dichiarato a Repubblica Francesco D’Andria direttore della Scuola di specializzazione in archeologia dell´Università «Non ci sono dubbi. Abbiamo trovato frammenti di una statua di divinità femminile, e molte armi in ferro a lei offerte. In quel tempio si venerava una dea guerriera. Si venerava Minerva». Probabilmente, proprio quella descritta da Virgilio.
Una scoperta eccezionale, dunque, quella degli archeologi e studiosi salentini, che, se confermata, andrebbe a sottolineare l’importanza di Castro, del suo tempio e dell’Italia meridionale nell’antichità. “Forse la fama (del tempio di Minerva a Castro) giunse a Roma con Quinto Ennio, il famoso poeta salentino del III secolo a.C.», ipotizza D´Andria, a Repubblica. « Il fondatore della poesia epica latina, nei suoi Annali celebrò la storia di Roma dalle sue origini, e sappiamo che Virgilio si ispirò a lui. Probabilmente in modo molto più ampio di quanto sospettiamo».

Attraverso i suoi versi, Virgilio non ha soltanto raccontato l’esodo troiano verso Roma. La sua opera è basata su una sintesi culturale tra Occidente e Vicino Oriente, portando il lettore ad una riflessione di straordinaria attualità. Virgilio descrive la sovrapposizione e la commistione dei popoli mediorientali su quelli proto-italici. Insieme alla guerra, al sangue ed alla morte i “Troiani”, in Italia, hanno portato la cultura ellenistica, mediterranea. E’ questo il centro del racconto virgiliano. L’incontro di civiltà. Roma è sempre stata interlocutrice prediletta del sud-Italia, e quindi del Vicino Oriente. Non soltanto idealmente. La via Appia fu arteria pulsante di scambi commerciali e culturali tra Oriente ed Occidente. Con il ritrovamento della Minerva di Castro, non si celebra solo il poema virgiliano, ma soprattutto la romanità italica: l’estensione dei valori, della storia e del destino di Roma su tutta la penisola, e non solo. Roma, è incontro di civiltà, madre degli Italiani e degli Europei tutti. Prendendo in prestito le parole di Curzio Malaparte : “mi sforzavo di pensare a Roma non come a un’immensa fossa comune, dove le ossa degli Dei e degli uomini giacciono alla rinfusa tra le rovine dei templi(…). Ma come a una città d’uomini semplici e mortali, dove tutto è umano, dove la miseria e l’umiliazione degli dei non avviliscono la grandezza dell’uomo, non danno alla libertà umana il valore di una eredità tradita, di una gloria usurpata e corrotta”.