di Luca Bianco 
Le elezioni politiche italiane che si terranno verosimilmente nel 2017, a seguito del referendum costituzionale del prossimo ottobre, sono paragonabili per rilevanza storica alle elezioni costitutive della democrazia repubblicana del 1948. All’epoca, alle prime avvisaglie dell’imminente Guerra Fredda, gli elettori italiani dovevano decidere da che parte stare. Ad Occidente – con la democrazia capitalista liberale di stampo statunitense – oppure ad Est – con le democrazie popolari e comuniste di stampo sovietico. Con la Nato o con il Patto di Varsavia. Votare Democrazia Cristiana oppure il Fronte Popolare di socialisti e comunisti. La Dc di De Gasperi vinse ed in base ai risultati di quelle elezioni l’Italia entrò irreversibilmente nel blocco occidentale ed europeista, chiudendo definitivamente la strada al cosiddetto “terrore rosso”.
Nel 2017 i valori in gioco, in prospettiva storica ed ideologica, saranno di pari importanza. Perché tale conclusione? Per capirlo è necessario prima di tutto conoscere il contesto politico internazionale nel quale agisce l’Italia. Proprio come nel 1948, l’Europa si trova in una situazione provvisoria. Riusciranno le istituzioni di Bruxelles ad uscire indenni dalla crisi economica, sociale, umanitaria e soprattutto politica nella quale si trovano a navigare senza una rotta ben condivisa? L’incertezza in politica estera dell’amministrazione Obama, lo spettro della Brexit di Londra, la debolezza politica di Hollande, l’allarme concreto del terrorismo di matrice islamica, l’immigrazione senza controllo, l’affermazione di nuove destre xenofobe e populistiche, la crisi del debito greco, i difficili ed incrinati rapporti con Putin, la guerra civile in Ucraina e il caos nel Mediterraneo sono solo le tessere principali del variegato mosaico europeo del nostro tempo. Per descrivere in breve il caotico contesto internazionale, le parole di Papa Francesco sono tanto sintetiche quanto efficaci: “Siamo di fronte ad una Terza Guerra Mondiale, ma a pezzetti”. L’analogia con la Seconda Guerra Mondiale non è mai stata tanto appropriata come nelle parole del pontefice.
Ma l’incertezza non è la parola d’ordine dominante solo a livello internazionale. Lo è anche nel contesto politico interno italiano. Dopo la fine della Guerra Fredda e della Prima Repubblica, nel sistema politico nostrano si è affermato il berlusconismo, costruito fondamentalmente sulla dialettica tra due opposte coalizioni: centrodestra e centrosinistra. Ma con la caduta dell’ex-Cavaliere nel 2011 è avvenuta un’evoluzione del panorama politico. Il centrodestra è andato sempre più verso la disgregazione e le scissioni. Il centrosinistra, fiutata la grande occasione, ha deciso di seguire la stessa strada percorsa nei vent’anni precedenti, dai loro avversari: il personalismo. L’ascesa di un forte leader come Matteo Renzi ha garantito, e continua a garantire, la permanenza al governo del partito erede della sinistra storica novecentesca: il Partito Democratico, oggi dominus della compagine governativa. La forza politica dei democratici è dimostrata dalla loro capacità di porre in atto importanti riforme politico-istituzionali, in primis la nuova legge elettorale e la revisione costituzionale. E sono queste due riforme a rendere le elezioni del 2017 fondamentali quanto imprevedibili nella storia contemporanea e prossima dell’Italia repubblicana. La seconda repubblica di Berlusconi si basava sul bicameralismo perfetto e su di un forte incentivo a formare coalizioni per governare il paese, come suggeriva il premio di maggioranza, poi giudicato incostituzionale, del cosiddetto Porcellum. Con le riforme renziane, questi due punti fermi dell’ultimo ventennio, saranno solo un ricordo.
La riforma costituzionale, se approvata ad ottobre dal popolo italiano, attribuirà il potere della fiducia al governo solo ed esclusivamente alla Camera dei Deputati, declassando il vecchio Senato della Repubblica, ad una debole camera delle autonomie. La Camera sarà inoltre dominata da una maggioranza composta da un unico partito: la lista che vincerà il ballottaggio introdotto dalla già citata nuova legge elettorale, l’Italicum. Ma i meccanismi istituzionali appena descritti sarebbero estremamente efficaci, e “politicamente corretti” in un contesto politico caratterizzato da due poli contrapposti, come lo fu quello della Seconda Repubblica. La realtà italiana di oggi è, tuttavia, un’altra. I poli politici principali sono tre: il centrodestra, il centrosinistra ed il movimento di Grillo. Cosa succederà dunque nel 2017? La risposta è nelle mani dell’elettorato italiano che dovrà decidere, proprio come nel 1948, il futuro prossimo della politica nostrana. Andare verso una nuova visione della politica, oltre alle dicotomie tradizionali conservatorismo/riformismo, destra/sinistra, fascisti/antifascisti, cattolici/laici, andando cosi a premiare al ballottaggio il Movimento 5 Stelle, oppure preferirà confermare gli schemi classici andando a premiare il sempre più centrista, se non democristiano, Partito Democratico? La variabile fondamentale in questo già imprevedibile panorama politico è il centrodestra. Oggi diviso in cinque/sei medio-piccole formazioni(Forza Italia, Lega Nord, Fratelli d’Italia, Nuovo Centrodesta, Fittiani, Verdiniani ecc.) le quali non hanno alcuna speranza, da sole, di competere con Renzi e Grillo. La loro unica speranza è quella di formare un listone unico, ma alle condizioni attuali sembra praticamente impossibile. E quindi, se verosimilmente il centrodestra non accederà al ballottaggio, dove per ora i grandi favoriti sono Pd ed M5S, quale delle due ultime forze politiche riceverà il sostegno del terzo incomodo? Chi deciderà di sostenere Salvini? E chi Berlusconi, chi Alfano e chi la Meloni? Ma soprattutto, cosa deciderà di fare il più grande partito che al momento domina i sondaggi elettorali ovvero quello dell’Astensione? Tutte le variabili, interne ed estere citate fino a questo punto, non sono altro che ingredienti di un calderone pronto ad esplodere da qui al prossimo anno. Un anno, il 2017, che per tutte queste ragioni, proprio come già è successo nel 1948, ci dirà finalmente da che parte andrà l’Italia, al momento ferma al pit-stop delle riforme e della incertezza politica.