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In Italia cresce l’insoddisfazione nei confronti dell’euro, le illusioni riguardo ad essa sono state tutte infrante. Persino in Germania, secondo alcuni, si starebbe pensando all’eventualità di una fine dell’eurozona. Molto probabile che il ritorno alla lira sarebbe una condanna per la moneta unica. Ma quali potrebbero essere le condizioni che porterebbero il nostro paese a questa scelta? E quali i successivi sviluppi? Le sue conseguenze saranno predeterminabili o varieranno a seconda di chi si troverà a gestire un tale passaggio? Proviamo a immaginare un possibile scenario.

2018

Il governo Gentiloni è giunto al termine, senza lasciare di sé un piacevole ricordo, e con esso si conclude la legislatura. I sondaggi danno il Movimento Cinque Stelle come favorito, mentre il PD è attraversato da una divisione profonda tra i renziani e la minoranza la quale vorrebbe un’alleanza di centrosinistra. Nel corso della campagna elettorale il tema dell’euro è toccato solo di rado, anche se secondo alcuni istituti demoscopici la maggioranza degli italiani sarebbe favorevole all’uscita; i Cinque Stelle propongono un referendum in merito. Proprio l’ultimo giorno della campagna, scioccando tutti, Renzi, in svantaggio, deciso a giocarsi il tutto per tutto, avanza una proposta inaspettata nel corso di una diretta televisiva:

«Se vinco l’Italia fuori dall’euro»

Così titolano le agenzie l’indomani. Ma anche i suoi più stretti seguaci sono esitanti, mentre la minoranza che fa capo a D’Alema e Bersani a stento nasconde la sua ormai chiara ostilità verso il proprio segretario. Giunge il giorno delle elezioni. I primi exit poll preannunciano un “testa a testa” tra PD e Cinque Stelle, a seguire, ma distaccata, la Lega. Ma nel corso dello spoglio si profila la inaspettata maggioranza relativa per il PD. Merito, forse,della proposta in extremis di Renzi? Si domandano alcuni. Tuttavia appare subito evidente che la situazione è tutt’altro che rosea. Il PD ha la maggioranza relativa, ma è ben lontano da quel 40% che, secondo la nuova legge elettorale approvata in base alle indicazioni della Consulta, gli assicurerebbe la maggioranza assoluta dei seggi alla Camera. Dopo un incontro con Berlusconi, Forza Italia assicura che voterà la fiducia a un esecutivo guidato da Renzi. In seguito alle consultazioni, il Presidente della Repubblica Mattarella decide di affidare l’incarico al segretario del PD, il quale presenta la sua squadra di governo. Tuttavia, al momento del voto di fiducia la minoranza PD vota contro. Il governo si scioglie e si torna alle elezioni.

Settembre

E’ una crisi senza precedenti per il PD spaccato in due tronconi: i renziani accusano la minoranza di voler sabotare il partito. Questi respingono le accuse imputando a Renzi il tradimento del progetto originario del Partito Democratico e proponendo un nuovo centrosinistra. Al congresso il segretario presenta la sua proposta: un sussidio per tutti i giovani disoccupati (che i Cinque Stelle accuseranno di essere un plagio del loro reddito di cittadinanza) riconfermata la volontà di voler uscire dall’euro ma a patto di un’accelerazione del processo di integrazione politica nell’Unione Europea con un vago intento di riformarla. Egli ha ancora la maggioranza, ma non così netta come in passato. Berlusconi appoggia la linea di Renzi e si dice disposto “a lavorare ad un progetto comune”. I due si incontrano.

Nel frattempo il Presidente della Commissione europea Juncker dichiara che anche se l’Italia dovesse uscire dall’euro la sua adesione all’Unione Europea non sarebbe in discussione. Il segretario del PD annuncia di voler creare una nuova formazione allargata a tutti coloro che volessero sostenere il suo progetto. Berlusconi si dimette da Presidente di Forza Italia e quest’ultima si schiera con Renzi. Nasce “L’Italia nel cuore”. La minoranza PD non ci sta. La scissione è inevitabile. La proposta inaspettata di Renzi trova impreparato il Movimento Cinque Stelle, diviso tra coloro che sono favorevoli all’“Italexit”, come lo chiamano ormai i giornali, e i contrari. Di Maio e Grillo continuano a chiedere il referendum.

Romano Prodi, uno dei principali sostenitori dell’euro

Novembre

Gli italiani tornano alle urne. La campagna elettorale estenuante e interminabile si è appena conclusa. Il dibattito sull’euro è stato al centro dell’attenzione pubblica come mai prima in Italia. La nuova formazione guidata da Renzi ha saputo esprimere una proposta comune e chiara: fuori dall’euro e “Stati Uniti d’Europa”. L’ex segretario del PD ha usato spesso accenti populistici;

«Vogliamo costruire la nuova Europa dei cittadini e dire basta all’Europa delle banche e della burocrazia» oppure «La casta politica che ci ha portato nell’euro ha fallito»

Gli altri concorrenti hanno invece tutti mostrato divisioni al loro interno: tanto il “Nuovo Ulivo”, formato dall’ex minoranza PD e da Sinistra italiana, quanto i Cinque Stelle. Finalmente è la data del voto. La nuova formazione composta da renziani e Forza Italia consegue una netta affermazione ottenendo così la maggioranza in entrambe le Camere. Nasce il nuovo governo Renzi.

2019

Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi ha appena ratificato l’uscita dell’Italia dall’euro, votata dal Parlamento dopo un acceso dibattito. L’iter prevede un’introduzione graduale della Nuova Lira e la doppia circolazione con l’euro, fino alla completa sostituzione di quest’ultimo. Intanto la Francia della Presidentessa Marine Le Pen sta seguendo lo stesso percorso e adesso anche la Finlandia e il Belgio dichiarano la medesima intenzione. Venendo a mancare paesi fondamentali, la Germania annuncia il ritorno al marco, immediatamente seguita da Spagna, Portogallo, Grecia, Olanda e Austria. È la fine dell’euro.

2020

La borsa italiana ha un’impennata. Per il resto, la disoccupazione continua a crescere, soprattutto quella giovanile. Il governo istituisce un fondo per i disoccupati che pare ricalcato sulla legge Hartz tedesca: i disoccupati che accedono al sussidio sono costretti ad accettare qualsiasi lavoro, anche il più malpagato. Ciò causa un crollo delle retribuzioni.

2021

I Paesi membri e gli organi direttivi dell’Unione Europea si riuniscono per decidere una riforma politica all’insegna del motto: “Stati Uniti d’Europa subito!”. All’ordine del giorno le Forze Armate Europee, che dovranno progressivamente subentrare ai vari eserciti nazionali, un Ministero degli Esteri condiviso, con una sede in ogni capitale degli Stati Membri, la conversione della Banca Centrale Europea in organo di controllo e “supervisore” delle Banche Centrali nazionali, con poteri di indirizzarne l’intervento e, in tempi più lunghi, un Ministero dell’Economia condiviso che dovrà approvare e coordinare le politiche economiche di ogni Stato. Infine, con vigore immediato, l’introduzione di una norma che vincola i governi di ciascun Paese membro a sottoporre gli interventi in materia fiscale e di bilancio all’approvazione della Commissione europea. “Non è uno Stato, è un Impero!”, hanno commentato alcuni critici.

2022

Un giornale inglese fa una rivelazione sconcertante: all’origine dell’“Italexit” ci sarebbe stato un incontro tra Renzi, all’epoca ancora segretario del PD, l’allora ministro delle finanze tedesco Schauble, Draghi e Juncker. All’incontro ufficiale che era noto sarebbe seguita una cena informale cui avrebbero presenziato alcuni lobbisti e banchieri. Secondo la testata britannica si sarebbe giunti a un accordo che prevedeva l’uscita dell’Italia dall’euro, e il conseguente smantellamento della moneta unica in virtù di una prevedibile reazione a catena, e una completa “cessione di sovranità” all’Unione Europea per via politica. Intanto si vanno affermando nuove forze nel panorama politico italiano che chiedono il pieno ripristino della sovranità nazionale e l’uscita dall’Unione Europea. Queste denunciano come Bruxelles conduca la stessa politica di austerità dei tempi dell’euro e come il governo continui a ridurre la spesa pubblica e abbia avviato quella che di fatto è considerata una parziale privatizzazione del sistema sanitario. Le rivelazioni del giornale inglese, riprese anche da alcuni media italiani nostalgici dell’euro, danno ulteriore slancio a queste forze.

2024

Il bilancio del governo Renzi è disastroso: le esportazioni sono cresciute, ma la disoccupazione si è stabilizzata a livelli allarmanti, mentre quella giovanile raggiunge quasi il 50%. Sempre più giovani emigrano all’estero, spesso fuori dall’Europa, per cercare miglior fortuna. “Il fantasma dell’euro continua ad aleggiare” ha scritto un noto commentatore. Non esiste più ma è come se ci fosse ancora. Permangono i vincoli europei che costringono l’esecutivo a ridurre ancora il deficit. Così, per finanziare il costoso programma di sussidi, esso ha dovuto tagliare altre voci di spesa, quali la sanità. Sempre più imprese italiane o delocalizzano oppure sono comprate dal capitale straniero. “L’Italia non è più una potenza industriale” titola la stampa inglese. 

Ormai le elezioni sono vicine e il partito di governo andrà incontro a una probabile sconfitta. Renzi dice di non volersi ricandidare per un secondo mandato. I principali avversari, emersi dal coacervo di nuovi partiti di recente costituzione, che compongono la formazione “Quarta Repubblica” chiedono l’uscita dall’UE, nazionalizzazioni e un programma di investimenti finanziati dallo Stato. “Finalmente” commenta un giornale vicino all’opposizione:

«L’Italia sembra svegliarsi da un lungo letargo. L’euro ha indubbiamente contribuito a prostrarla, ma esso non è stata l’unica causa di questa lunghissima crisi. L’oligarchia europea ha rimodulato la sua strategia ed è riuscita a imporre alle nazioni europee per altra via ciò che aveva cercato di fare con l’euro. La lezione, forse, è stata appresa; ma solo a carissimo prezzo!»

Giuliano Amato e la teoria degli “Stati Uniti d’Europa”