Onere di uno statista è principalmente quello di contribuire all’incremento e alla tutela del benessere di cui le generazioni future possano godere. La casistica , invece, è un mero accessorio che calza a pennello sulle disgraziate doti di un politico. Snocciolando questi assunti, diventa evidente come Renzi non si contraddica mai: comprova scientificamente la sua immodificabile natura di oratore da salotto. Ne offrono un corposo indizio i soliloqui che inscena su Facebook da qualche tempo, e con una cadenza mensile: un “Matteo Renzi è in diretta” da far impallidire il primissimo Berlusconi a reti (Mediaset) unificate. Sia chiaro: la critica non è rivolta tanto all’efficacia del mezzo – che potrebbe essere alla portata di chiunque, se soltanto il grullo toscano non si rivolgesse ai figliocci della borghesia del pensiero, residenti negli attici dei Parioli a Roma e di via Torino a Milano -, quanto alla scorticata concretezza delle sue chiacchiere.

Ad esempio, ieri sera alcune puntualizzazioni sui recenti accadimenti in Turchia e sui rapporti con Erdogan, sarebbero state necessarie. Al pari di un forte sindacare le attuali dinamiche unioniste ed europee. Non attendere la rivendicazione dell’ISIS – nell’urticante stimolazione del nervo scoperto dell’islamofobia, e nel reiterato auto-convincimento che il culto musulmano sprizzi rancori, repressioni, ed odio dai pori della sua immensa secolarità – bensì ammettere il tremendo scollamento dell’élite burocratica di Bruxelles dalla truce quotidianità dei cittadini europei, vittime della (incontrastata) sferza del terrorismo. Ed iniziare seriamente a disgustare il proselitismo del libero mercato, la cui incontrollata e pervertita “circolazione di merci, servizi, persone e capitali” ha prodotto gli stessi ordigni e kalashnikov che ne stanno causando l’implosione.

All’indomani del britannico ruggito sovranista, Juncker e i vassalli della tecno-finanza proseguono l’oscurantismo della riscossa identitaria al di là della Manica, e silenziano l’ennesima mattanza fondamentalista. Un tripudio di follia che stavolta ha tinto di rosso Istanbul: la Capitale dei tre Imperi, epicentro culturale dell’incontro fra la tradizione dell’Oriente e l’assimilazione dell’Occidente. Per i gendarmi del capitalismo finanziario – con i quali Renzi sembra andare a nozze -, è meglio sopprimere le folate di una rediviva democrazia, e non interferire nell’accoglienza dell’Unione Europea verso la Turchia di Erdogan. Sia mai che si interrompa il compiacimento al Sultano.