Galeotto fu un opuscolo, gettato dalla stampa in quel gran calderone omnicomprensivo, ormai privo di senso proprio, in cui si fa finire tutto ciò che è sintomo di un’ovvietà che non si vuole vedere, la gaffe. Dopo il Ministero della Salute, è quello per lo Sviluppo Economico a scivolare esponendo il fianco alla grave colpa di aver detto questa banalità lapalissiana ma indicibile. Nel tentativo di attrarre investimenti diretti esteri (da qui in avanti Ide, per gli amici), infatti, l’ITA (Italian Trade Agency, perché, si sa, l’inglese è la lingua dei vinti) ha condensato in quaranta simpatiche paginette tutti i pregi possibile del nostro Paese, compresi i bassi salari rispetto alle altre economia europee. Apriti cielo. Sono piovute le critiche morali. “Come ci si può vantare del dramma sociale?” il concetto di fondo delle medesime. Qualcuno ha azzardato un ragionamento un pelo più complesso: il Governo sta attirando gli investimenti sbagliati, quelli che puntano alla riduzione dei costi e non alla qualità e all’alta tecnologia. Ad entrambi sfugge l’intima necessità del vantaggio competitivo sui salari, che si tratti di calzini o di astronavi.

Ora, l’opuscoletto è un coacervo di queste banalità neoliberiste. In alcuni punti, già dalle prime pagine per la verità, raggiunge vette di un sublime grottesco, come quando il buon Scalfarotto, impegnato nell’apologia di Governo in carica, dà per scontato il buon esito del referendum costituzionale. Pagina quattro. Anche questa è una banalità: chi investe all’estero, cioè le multinazionali, ha bisogno di un Governo obbediente che fornisca un quadro normativo stabile (e questo è lo specchietto per allodole) e soprattutto vantaggioso (e questo è il succo). Avere un Governo, anche potente per carità, che però debba rispondere al popolo, potrebbe infatti aumentare i rischi d’impresa, non si sa mai che si metta dalla parte dei sindacati.

A suscitare scalpore però, come già detto, è la sezione sul Capitale Umano, già di per sé termine orribile, carico di significati, di una visione del mondo mercificante, che si applica anche alle persone e, ancora più spaventoso, ai cittadini, inteso come persone politiche. Questa non è una novità, viviamo nei tempi dell’egemonia del mare anglosassone, della tecnica e dell’universalismo della medesima. Ecco allora che, in questo quadro, la gaffe, in realtà, gaffe non è. E’, invece, la pura e semplice conseguenza di un modello, di un sistema. Insomma, l’ovvietà in questione è che qualcuno ha avuto finalmente il coraggio di scrivere che, per attirare gli Ide, gli stipendi devono essere bassi, e i nostri lo sono. Non solamente bassi, ma più bassi, ed è il più la chiave di tutto. Se il conflitto politico è diventato conflitto economico, cioè concorrenza, se lo Stato è stato delegittimato fino a ridurlo alla larva di sé stesso, demolendone pezzo dopo pezzo, per interposta Europa, la sovranità economica, se dunque il campo di gioco è il mondo intero e il nome che si danno ai territori solo un vuoto ricordo del passato, è chiaro che avere stipendi inferiori agli altri è necessario. Nella stragrande maggioranza dei prodotti, è il costo del lavoro a fare il costo finale. A parità di altre condizioni (cioè di altre forme di dumping, come quello fiscale) è di nuovo il salario a fare la differenza. Se sei un’impresa e vuoi minimizzare il rischio intrinseco in ogni attività imprenditoriale, devi poter licenziare con facilità (e la chiamano ristrutturazione) e in generale pagare poco chi lavora.

A questo punto, che tu sia in competizione con la Romania per i calzini o con la Svizzera per le astronavi conta davvero poco, basta che tu sia più conveniente. Al massimo si può parlare di fascia alta della competizione ribassista. Un pochino meglio, per carità, ma è il meccanismo in sé il problema. Con la globalizzazione e il sistema concettuale e valoriale di cui questa è emanazione, qualunque prospettiva di crescita interna è venuta meno. Il mercato è globale, mettere barriere, cioè ricreare uno Stato economicamente sovrano, è il male assoluto, dunque la competizione non può che essere globale. E signori, nel mare della Terra, avere gli stipendi più bassi degli altri è l’unico modo per stare a galla, in attesa dell’inevitabile buco mondiale di domanda che si sta presentando. Non volete più un Governo che si vanti dei bassi stipendi? Allora volete uno Stato, e la fine della globalizzazione, con tutto ciò che questo comporta.