Legalizzazione si o legalizzazione no? Questa domanda è quella sbagliata da porsi poiché non bisognerebbe giungere a una conclusione prendendo in considerazione solo l’aspetto ideologico della faccenda e tralasciando il calcolo economico. Il quesito giusto, su cui ci si dovrebbe interrogare, è un altro: conviene maggiormente liberalizzare il consumo di droghe o è meglio, di contro, stabilire criteri sempre più stringenti che puniscano i consumatori ed i venditori?

Al momento forse l’opzione migliore è proprio quella che vede con favore la liberalizzazione del consumo delle droghe, per svariati motivi. Una delle ragioni che spingono verso queste ipotesi e quella riguardante il sovraffollamento delle carceri: molti tra i reati puniti all’interno delle nostre strutture carcerarie sono, infatti, inerenti al possesso di sostanze stupefacenti, da quello per uso personale fino ad arrivare allo spaccio. Se  si decidesse di rendere legale la fonte di tutte queste condanne si sfoltirebbe di molto il numero degli internati nelle strutture senza dover ricorrere ai trasferimenti ai domiciliari. Certo, è vero anche che per molti questa potrebbe non essere una soluzione ‘etica’.

In secondo luogo bisogna considerare che si toglierebbero molti dei fondi nelle mani delle associazioni mafiose, da sempre a capo di questo tipo di racket, in favore di maggiori introiti per lo Stato italiano. A rafforzare ulteriormente questo secondo punto contribuisce anche la questione dei controlli sull’età: se queste droghe venissero vendute da altri enti legittimati da una regolare licenza, i quali  sarebbero multati in caso di contravvenzione alle norme, sarebbe molto più difficile notare un consumo di codeste sostanze da parte di giovani ed i giovanissimi, soprattutto se si adattasse una soluzione che ricalchi il modello olandese, ovvero con l’apertura di luoghi preposti al consumo di stupefacenti.

In terzo luogo statisticamente la legalizzazione conduce ad un abbassamento degli indici di consumo, come nel caso del Portogallo che, dopo la depenalizzazione risalente al lontano 2001, ha ottenuto una progressiva riduzione del numero di tossicodipendenti. Certamente una campagna di questo tipo, oltre alle motivazioni etiche, avrebbe, secondo alcuni, grossi contraltari che sarebbero sufficienti a frenare un procedimento legislativo in tal senso.  Perlopiù si tratta di motivazioni di  decoro del paese: una nazione che non penalizzi chi abusi di sostanze tossiche è vista come cattivo esempio e come modello di inciviltà e il suo prestigio internazionale si abbasserebbe notevolmente.

Una ragione sostenuta dai contrari alla legalizzazione è quella riguardante le spese pubbliche da sostenere per  il diritto alla salute di chi soffre di una dipendenza (quasi sempre auto-inflitta) da queste sostanze.

C’è da dire, tuttavia, che, già oggi, tali pazienti sono a carico del Servizio sanitario nazionale e la legalizzazione porterebbe degli introiti fiscali che potrebbero aiutare l’esborso  di denaro per ragioni sanitarie punto. All’interno dello stato sociale il diritto alla salute del cittadino è fondamentale ed esso sì manifesta in una pluralità di modi. Per esempio in Germania, dove le droghe leggere sono legali  entro una certa soglia, esistono dei centri per eroinomani in cui viene loro fornito materiale medico (siringhe pulite, aghi sterili), oltre ad un posto dove consumare la dose e un registro di quante volte esso succede.

Questo servizio garantisce una qualità di vita migliore anche ai più disperati, per esempio evitando loro malattie trasmissibili tramite scambi ematici, ed il costo è coperto interamente dal governo federale. Non si tratta, tuttavia, di una spesa inutile, in quanto, di anno in anno il numero di dipendenze da eroina registrate è sempre minore, con un indubbio beneficio sociale.