Coerentemente con le precedenti azioni del nostro Governo, in questi giorni un altro tassello del disegno di distruzione dei diritti sociali della popolazione italiana sta prendendo corpo. La settimana scorsa infatti è approdato alla Camera un disegno di legge delega del Governo che vorrebbe colpire il diritto alla reversibilità delle pensioni. In breve, in base a questo ddl le pensioni di reversibilità saranno considerate non più prestazioni previdenziali, bensì assistenziali. Cosa significa? Molto semplicemente che il diritto a usufruire della reversibilità sarà legato al famoso modulo Isee, che con i suoi parametri deciderà chi potrà accedervi e chi no. È noto che i parametri Isee sono piuttosto bassi, basati su redditi davvero minimi, quasi da fame, così che basterà davvero poco per ritrovarsi al di sopra di tale soglia e perdere il diritto alla reversibilità.

Un danno enorme per le tantissime vedove (e in misura molto minore vedovi) che si vedranno private della propria indipendenza economica e del loro unico reddito. Un insulto e un oltraggio a queste donne che a migliaia per decenni hanno lavorato dentro le proprie case, prendendosi cura quotidianamente, ogni santo giorno, della famiglia e degli affari domestici, mentre i coniugi, ora defunti, con il lavoro fuori casa accumulavano contributi per la pensione di cui oggi esse usufruiscono. Tutto questo lavoro casalingo di punto in bianco non sarà più riconosciuto, non verrà più considerato, verrà loro negato il diritto alla reversibilità come se nel corso degli anni avessero passato le loro giornate nell’ozio.
Quello che era un diritto diventa così privilegio, e in una duplice ottica: sia per il Governo che lo fa retoricamente apparire come tale per legittimarne l’eliminazione, sia nella situazione fattuale successiva alla sua rimozione, quando i pochi che ancora potranno usufruirne saranno appunto dei privilegiati.

Una notizia del genere dovrebbe suscitare enorme scalpore, sollevazioni dell’opinione pubblica, scioperi, grandi manifestazioni di piazza. Si sta dando un’ennesima picconata ai diritti sociali degli italiani, ed è normale che questi si ribellino. E invece? Invece la notizia è passata in secondo piano, quasi sotto silenzio, poiché gli italiani in questo momento sono impegnati ad accapigliarsi su ben altre questioni. Le unioni civili, le adozioni, gli uteri in affitto. Sono troppo impegnati a partecipare con furore da stadio a ridicoli e carnevaleschi Family Day e Family Gay, sono troppo impegnati a plaudire i nastri arcobaleno del festival di Sanremo.Così frammentata e infervorata l’opinione pubblica, è stato facile per il Governo, in mezzo a tutto questo polverone, far passare sotto silenzio tale iniziativa. Una battaglia giusta come quella per il riconoscimento di diritti alle coppie omosessuali diventa strumento di potere e di accecamento delle masse. E il popolo abbocca. Come se ai nostri politicanti e ai banchieri interessasse davvero qualcosa dei diritti degli omosessuali. Non a caso secoli fa qualcuno più avveduto di noi contemporanei diceva “divide et impera”.

E infatti proprio nei giorni in cui l’Italia intera si compiaceva dei nastrini arcobaleno sventolati sul palco di Sanremo, ecco pronto il ddl per demolire le pensioni di reversibilità. Nessuno ha pensato al posto di quei nastri colorati di sventolare nastri tricolori, in sostegno di un’Italia -comprendente tutti, a prescindere da qualsiasi orientamento sessuale- che stiamo vedendo distruggere pezzo dopo pezzo, davanti ai nostri occhi, con la nostra muta complicità. Ma di questo agli italiani non importa. Essi preferiscono giocare a guelfi e ghibellini su unioni civili e compagnia. Così un giorno finalmente anche da noi gli omosessuali potranno sposarsi, e magari avere anche figli. Ma quel giorno né loro, né gli etero, né i bisessuali, né i transessuali, nessuno avrà più un diritto al lavoro, una casa, la speranza di una pensione futura. Ma di questo, agli italiani, non importa.