Orazio Sturniuolo è docente del liceo scientifico Copernico, laureato in Fisica a Bologna nel 1988, vinse immediatamente dopo una borsa di studio biennale presso l’Istituto FISBAT del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR)  per ricerche in radarmeteorologia; è stato collaboratore dell’ISAC ed è recentemente balzato alla cronaca per aver tenuto testa a Renzi, durante una puntata di Porta a Porta, dibattendo sulla riforma della scuola. Lo abbiamo sentito per sviscerare a pieno le tematiche più critiche del ddl promosso dal Governo Renzi.

Sturniolo dice subito che la questione non riguarda solamente il mondo della scuola in senso stretto ma coinvolge tutta la società civile ed è ad essa che si rivolge nel discutere nel merito il contenuto e il metodo di quanto portato avanti in queste ore dalla maggioranza guidata dal Partito Democratico. A scendere in piazza- tiene a sottolineare- bisogna essere tutti: insegnanti, genitori, studenti: questo è un problema che riguarda chiunque, non solo le sigle sindacali. Purtroppo, aggiunge, non si è arrivati a fare qualcosa che accomunasse tutti ma in queste proteste bisogna crederci e tentare di allargarle il più possibile. Non serve che Renzi scriva agli Insegnanti: questa proposta non va bene a nessuno, la lettura è il mestiere stesso dei Professori e loro questa legge se la sono letta già molto minuziosamente. L’Italia dovrebbe sapere che tutte le mattine ci sono nelle scuole molto più di 150 mila persone tanto decantate da Renzi, impegnate a far funzionare un sistema tanto complesso quanto vitale come quello della formazione scolastica.

Sturniolo scende nei particolari e spiega come il percorso fatto dal ddl in Parlamento e nelle Commissioni sia stato mosso esclusivamente dalla fretta e come non sia stata data la possibilità di confrontarsi apertamente e serenamente su qualcosa di evidentemente molto delicato, specie in prospettiva. Con l’art. 21, infatti, il Governo si prende la delega di legiferare su punti importantissimi, temi centrali che vengono sottratti alla discussione delle Camere. E così avanza il concetto di scuola azienda, di uomo solo al comando, tanto nell’iter della proposta di legge, quanto nell’effetto che essa andrà ad avere sulle istituzioni scolastiche: la possibilità data ai Presidi di scegliersi gli Insegnanti andrà, in questo senso, a rendere ancor più diseguale la qualità delle singole scuole aumentando esponenzialmente la divisione tra scuole di serie A e scuole di serie B. E con uguale criticità, il Professore evidenzia come i nuovi assunti non avranno più diritti rispetto a quelli che già erano presenti, anzi. Esattamente come nel Jobs Act.

Ad aumentare, poi, le forti criticità, manifesta preoccupazione per la questione del 5×1000: le scuole più abbienti che si trovano già in situazioni migliori e consolidate, avranno accesso ad un’altra forma di finanziamento oltre i contributi volontari e così aumenterà la disparità tra quelle che una volta erano solo scuole ricche che ora potranno divenirlo ancora di più e quelle già povere, ridotte in potenza ad una condizione di miseria ancora maggiore.

L’attacco alla scuola è un attacco a tutti. Questa è l’unico posto rimasto in cui si cerca di formare i cittadini, aggiunge, che non divenga la scuola dei quiz e del liberismo sfrenato, che non assuma i tratti di una istituzione liquida e sfibrata! Il potere del Dirigente aumenta con questa riforma e diminuisce, per inverso quello degli Insegnanti che se non condividono il progetto educativo del Preside rischiano di essere messi in seria difficoltà. La situazione è tutta molto nello stile di Renzi: un uomo solo al comando, per l’appunto. Così come si è visto nella vicenda della sostituzione dei membri della minoranza Pd nelle Commissioni. Bisognerebbe ricordarsi, aggiunge il Professore, che il soggetto della scuola è lo studente e non il Preside il quale, in caso di approvazione, arriverà persino ad avere la possibilità di mandare via dopo tre anni gli Insegnanti scelti nel caso non gli andassero più bene. La scuola, invece, avrebbe infinitamente necessità di democrazia e collegialità.

E allora viene spontaneo chiedere quali sono le armi in mano alla società civile per contrastare quella che sembrerebbe essere l’ennesima pietra tombale messa sopra una situazione di morte apparente. L’arma c’è già, ci dice Sturniolo: dalla Moratti in poi, gruppi di persone, soggetti singoli, genitori e docenti hanno immaginato e scritto una legge di iniziativa popolare “per una buona scuola per la repubblica” con delle richieste precise, classi da 22 persone, tempi distesi di apprendimento, 6% del Pil destinato alle istituzioni scolastiche ( al contrario del def che prevede solo tagli fino al 2035). Una proposta andata in aula in modo trasversale, firmata dal deputato Paglia di Sel, dalla senatrice Maria Mussini del Gruppo Misto,primi firmatari della LIP, sino ad arrivare alla Lega Nord, a Forza Italia e al Movimento 5 Stelle. La scuola, dice Sturniolo, funziona già bene, il problema è che non ha risorse e che è stata, negli anni, vittima di troppi e costanti tagli.

In conclusione, è la figura del Professore ad emergere, con la sua parabola discendente in termini di posizione sociale e d’immagine: “Siamo i più sottopagati d’Europa, sono sei anni che siamo senza rinnovo del contratto, lavoriamo come i colleghi europei se non di più, in Italia abbiamo le ore da sessanta minuti, nel resto del continente da cinquanta. Questa storia delle vacanze, poi, è una bufala enorme: ho finito il 12 Luglio di fare gli esami e non sono neppure riuscito a farmi i 36 giorni di ferie che mi spetterebbero. Ci sono, come in tutti gli ambiti, le pecore nere. Questo è vero. Ma non si può generalizzare in questa maniera, sono comunque persone che hanno vinto concorsi e magari andrebbero formati. Oggi come oggi serve una preparazione 360 gradi, psicologica compresa. La nostra figura è una figura sminuita: le famiglie ci attaccano sempre, ormai alcuni genitori vanno direttamente addosso all’insegnante mediante le critiche, una volta non si sarebbero mai permessi. La ragione è sempre degli studenti, noi siamo sotto attacco su tutto, ci hanno quasi scientemente destrutturato, ci si è lavorato tanto.. non è stato un caso”.