Non stupisce la richiesta di scuse indirizzata ai pm impegnati nell’appena conclusosi processo Ruby, dell’opinione pubblica in generale (vd. L’ex magistrato Emiliano: “Dopo la decisione della Cassazione, la procura milanese dovrebbe prendere atto della sconfitta e scusarsi” con B.), e dell’area al cavaliere più favorevole, se non in alcuni casi proprio a libro paga, come ‘il giornale’, che il giorno successivo alla sentenza titolava: “Il bunga bunga era una bufala. Berlusconi assolto definitivamente. La vergogna della Boccassini che ha rovinato un uomo e un Paese”. Non stupisce il triste e in Italia scontato processo di mistificazione, neanche troppo sofisticata, ma pur sempre efficace, che vorrebbe adesso ribaltare la corrotta immagine di un uomo, sfogando la propria presunta sete di giustizia esacerbata dallo spirito revanscista di ribalta in una lunga e ininterrotta serie di balle sesquipedali: “Il bunga bunga non è mai esistito”, esordiva Sallusti nel suo editoriale.

Il Corriere lo definisce “innocente” attraverso le parole di Polito, e sarebbe pur vero premettendo o accostando o immediatamente affermando, anche in una piccola postilla, (posto che non sono state ancora rese pubbliche le motivazioni di questa decisione), che l’assoluzione quasi certamente sarà da attribuire alla modifica della legge, con la riforma Severino sottoscritta dallo stesso imputato e dal Pd (meno elle). Concussione, cioè “il pubblico ufficiale…che, abusando della sua qualità o dei suoi poteri, costringe o induce taluno a dare o promettere indebitamente, a lui o ad un terzo, denaro o altra utilità”, era proprio il reato (insieme a quello di prostituzione minorile) di cui si sarebbe macchiato l’hardcore-man telefonando alla questura di Milano, il 27 maggio 2010, ordinando, forte della propria carica di presidente del consiglio, di rimettere in libertà una ragazza senza documenti, la celebre Ruby, perché presunta nipote di Mubarak.

Con la Severino invece, si distingue tra concussione per costrizione e concussione per induzione: il reato del noto frodatore fiscale è, così, magicamente scomparso agli occhi della legge. Sull’argomento anche la Cei è intervenuta e con inaspettata durezza per mezzo del Monsignor Nunzio Galatino: “La legge non dice ciò che è morale o immorale, ma il fatto che una cosa sia legale non vuol dire automaticamente che sia morale. Sono due cose diverse.” L’ultima parola spetta però alla difesa di B., testuali parole: “Nemmeno noi contestiamo che ad Arcore avvenissero fatti di prostituzione con compensi”.