Milano – Ieri nella sala congressi di Milano si è tenuto il primo incontro pubblico del ENF (Europe of Nations and Freedom), il gruppo degli euroscettici che ruota attorno a Marine Le Pen e alla Lega Nord. L’ENF è stato creato solo lo scorso giugno dopo che, a causa  dell’improvvisa defezione di alcuni candidati e dell’indisponibilità dell’UKIP di Farange – che ha rifiutato qualsiasi accordo con l’FN in quanto a suo dire formazione antisemita (sic!) -, non era stato possibile raggiungere il numero di 25 europarlamentari provenienti da almeno 7 Paesi diversi. La fuoriuscita di Janice Atkinson dall’UKIP e l’ingresso del KNP (Congresso della Nuova Destra) polacco hanno permesso a tutti loro di smettere di sedersi nell’Europarlamento tra i banchi dei non-iscritti e finalmente di accedere alle commissioni, avendo così diritto a interventi della stessa durata degli altri gruppi.

Il congresso nella gremita sala del MICO ha visto susseguirsi gli interventi degli 8 esponenti dell’ENF: dall’olandese Marcel de Graaf al polacco Michal Marusik, dal rumeno Laurentiu Rebega al giovane leader del partito fiammingo Tom Van Grieken, dall’austriaco Heinz Christian Strache alla stessa Atkinson e, ovviamente, Marine Le Pen e Matteo Salvini. Ospite anche l’imprenditore ceco-giapponese Tomio Okamura che con il suo nuovo partito L’Alba ha preso il 7% alle ultime elezioni. 

Formazioni diverse tra loro per storia, tradizione e manifesto elettorale eppure accomunate dall’opposizione viscerale a Bruxelles, alla moneta unica e al vassallaggio del Vecchio Continente agli interessi d’Oltreoceano. Autonomisti, centristi, nazionalisti tutti uniti nel volere “meno Europa” e più democrazia; che vedono come i governi dei loro Paesi – che siano di centro-destra o di centro-sinistra non ha importanza – abbiano smesso di legiferare per l’interesse dei loro cittadini e si limitino a ratificare trattati e riforme calate dall’alto della Commissione europea, dall’FMI o dal WTO.

Ieri la parola d’ordine era “patrioti” nel senso più ampio del termine. Non hanno più importanza le differenza ideologiche quando si deve combattere un nemico comune; un leviatano che pretende di schiacciare le differenze e di annullare la storia secolare delle identità europee. Il timore si basa sul piano delle elite mondialiste, non tanto velato, della volontà di sostituire la popolazione europea in declino demografico con i migranti. Di accogliere indiscriminatamente profughi mussulmani, da utilizzare come esercito di lavoratori sottopagati, senza riuscire, né tentare di integrarli. L’islam però – occorre ricordare – non è un nemico dei valori occidentali di per sé, ma lo sono le sue interpretazioni più estremiste: i gruppi salafiti e i loro sponsor wahabiti, che trovano terreno fertile in quei giovani sradicati dalle loro comunità e gettati in mezzo al nichilismo dei valori.   

Quando Tom Van Grieken si lascia sfuggire in olandese un “camerati” un lieve imbarazzo serpeggia per l’auditorium, lo stesso accade alla Le Pen  che inizia il suo discorso con “siamo tutti figli di Roma” (riferendosi all’editto di Costantino); mentre un boato accoglie Marcel de Graaf appena dice di essere lieto di trovarsi in “Padania”. Insomma un’unione di forze diverse ma con un obiettivo comune.

 Si è parlato di togliere le sanzioni alla Russia, di opporsi al Ttip, di diritto all’accoglienza ai profughi in fuga dalle guerre – che è l’opposto di quella indiscriminata promossa (o subita) dalla UE – e, ovviamente, della crisi di Schengen. Che l’architettura europea traballi non può che essere salutata con gioia dalla platea; ma anche i successi elettorali dei partiti che compongono l’ENF sono un chiaro indizio di come l’elettorato stia prendendo coscienza dell’assurdità di questo progetto europeo basato sulla moneta unica. In Francia il Front National è saldamente il primo partito; in Olanda il partito di Geert Wilders vola nei sondaggi; come l’austriaco FPO e la stessa Lega Nord è diventata il primo partito d’opposizione al governo Renzi. Certo, l’ammucchiata dei socialisti con i popolari impedisce loro di andare al governo; ma quando durerà ancora di fronte al fallimento della loro politiche?

Fuori dal centro congressi invece si svolge la consueta contromanifestazione di centri sociali e antagonisti, convinti di rappresentare l’Europa altruista e contemporaneamente il volto buono del capitalismo. Repubblica addita questo incontro come di una “Internazionale Nera”; ma qui dentro di nero ci sono solo le fosche previsioni per il futuro se non si cambia l’architettura europea. Così, se proprio di Internazionale si vuol parlare, è di patrioti quella che si è riunita ieri a Milano.