Quando la mancanza di contenuti e concretezza sfiora livelli impensati, ecco che il polverone si alza per un nonnulla nel panorama politico. Qualcuno potrebbe trovarlo paradossale, ma, a ben riflettere, è molto più semplice azzuffarsi per una parola di troppo che discutere seriamente su un tema complesso. La sovraesposizione mediatica della politica è causa e conseguenza di tale pochezza. Ecco come spiegare i battibecchi in seguito alla proposta, reale o presunta, di Laura Boldrini di cancellare le scritte dall’obelisco nel Foro Italico dedicato a Mussolini. Da un’affermazione di per sé inconsistente, la gazzarra nata non poteva essere da meno. Pare quasi che Orfini, rispondendo a una proposta simile, si sia distinto, tanto da incassare i complimenti di Storace. Tutti ne hanno tratto vantaggio applicando quel minimo di raziocinio che si richiede, meno che la presidente della Camera. Non ci interessa sapere se la frase in questione sia stata pronunciata effettivamente o meno, il problema è che essa rientra perfettamente nel nostro orizzonte del possibile e del pensabile: potremmo leggere nei giornali idee simili o con intenti ancora più mistificanti e questo non ci stupirebbe. Perché siamo abituati a vedere persone che combattono contro spettri di più di settant’anni fa?
Togliere una scritta celebrativa di un dittatore appartenente alla storia e con residui minimi nell’immaginario italiano sarebbe superfluo, casomai fomenterebbe i pochi nostalgici del periodo con i treni tutti in orario e delle bonifiche delle paludi (veri e propri cavalli di battaglia dell’ideologia fascista oggi, da cui si comprende la pericolosità di questi soggetti). Perché però una simile battaglia a dir poco donchisciottesca appare quasi legittima? La rimozione del passato è funzionale a mostrare il presente come unica possibilità, se il futuro pare incerto non resta che augurarsi un eterno presente, questo è il meccanismo occulto di cui non si accorgono nemmeno gli attori. Quella della democrazia è un’inclusività di tutti che tende a presentarsi come unica possibilità, poiché nella sua apertura nega implicitamente ogni forma possibile che non sia altrettanto aperta: un sistema inclusivo assorbe quelli più esclusivi perché ha una maggiore capacità di ricomprenderli al proprio interno (banalmente, la democrazia scalza il fascismo perché non può pensare al suo interno una forza non democratica). Una simile idea ricorda la desublimazione repressiva di Marcuse, in cui un contenuto “eversivo” viene scaricato di tutta la sua forza, così si spiega lo svuotamento di contenuti dentro al mondo democratico-liberale attraverso l’inclusione. In questo caso il meccanismo è più un esclusione pacifica, ma il procedimento è simile. Nessuna scelta di valore, niente più criteri da stabilire che possano dare indirizzi, il sistema si fonda solo sulla sua indefinita estensione (da cui le guerre, pardon, missioni di pace portatrici di democrazia e la messa alla gogna di coloro i quali propongono ancora idee con valori). È una grande lotta fra un’inclusione senza meta e una scelta valoriale che sia passibile di errori: la prima è vuota e non sa costruirsi indirizzi stabili perché è una forma, la seconda ha tutti i rischi connessi all’arbitrarietà di una simile scelta.
Non siamo certo qui per proporre soluzioni calate dall’alto, né per criticare la democrazia dalle fondamenta. Queste sono le derive sovrastrutturali di un sistema potenzialmente efficace come pochi altri, probabilmente basterebbero pochi correttivi, e più ragionamenti, per evitare simili conseguenze. È dentro questa meccanica che vanno spiegate le lotte contro nemici trapassati: da un lato mascherano la rinuncia a qualsiasi presa di posizione forte per il presente, dall’altro contrastano ancora tutte le residue forze ancora non democratiche. Un occhio minimamente attento sa cogliere questa violenza pacifica con cui il sistema democratico colpisce ogni scelta che non si fondi sugli stessi presupposti. Purtroppo la soluzione da cercare è quasi un miraggio: un compromesso fra la capacità di inclusione e la capacità di indirizzarsi verso delle scelte che sappiano incidere veramente.