Uno dei grandi grattacapi del secolo che ha fatto interrogare e riflettere numerosi politologi, filosofi e intellettuali è: esiste un’alternativa reale al Sistema? Prima di tutto, la definizione Sistema è un’analisi generale che fa intuire un insieme di elementi e sottoelementi legati ed interconnessi tra di loro, i quali possono essere descritti come un tutt’uno con proprie regole generali. Il Sistema occidentale, perlomeno quello politico-economico, ha le sue radici nella struttura democratica liberale, checché ne vogliano dire marxisti ed economisti. Il potere economico, come appare oggi, si è strutturato grazie alle regole democratiche che ordinano gli Stati liberali; lo straripamento della sfera economica-finanziaria in quella politico-sociale è garantito dalla democrazia moderna.

Molti degli oppositori concordano quindi a dar battaglia al Sistema attuale, uno dei più resistenti ai moti di riorganizzazione politico-sociale: dei veri e propri anticorpi del Sistema che sono auto prodotti da esso stesso. Un rigetto naturale atto a evolvere il Sistema. La questione strutturale del Sistema moderno è ben definita dal sociologo norvegese Thomas Mathiesen che ha descritto come esso riesca ad “assorbire” il dissenso attraverso l’integrazione della protesta nell’ordine prevalente. Proprio le regole democratiche riescono a dare allo stesso tempo nascita e morte al dissenso, che inglobato e fatto massa diventa automaticamente parte del Sistema generale. Poiché la protesta non può che essere portata avanti da minoranze organizzate che scavalchino maggioranze disorganizzate; la minoranza, che diviene d’un tratto maggioranza senza prima strappare il potere nei luoghi chiave e alle persone “sistemiche”, viene bruciata nel suo stesso processo formativo che così diventa innocuo.

In quest’analisi alla ricerca di un’alternativa strutturale prende corpo la metafora del Movimento 5 Stelle. Abbiamo tanti esempi di organizzazioni aventi lo scopo di ribaltare il Sistema, come il Movimento Zeitgeist, ma pochissimi che accettino la sfida di usare le regole stesse del Sistema al fine di cambiarlo. Alzando il livello del discorso (prendendo appunto licenze idealiste), il M5S pone in essere tematiche importanti come: l’alternativa alla democrazia rappresentativa, al lavoro come identità dell’individuo, alla crescita economica. Cambiare questi ambiti vuol dire stravolgere la condotta di vita corrente. Come precedentemente detto, è lo stesso Sistema che produce i suoi anticorpi e il M5S è uno di questi. Un’altra importante e lecita domanda ora è: davvero si può cambiare il Sistema utilizzando le sue stesse regole?

Il M5S al principio ci ha provato utilizzando le nuove tecnologie e quindi il web come strumento di democrazia diretta (la sfida forse più difficile), il reddito di cittadinanza e la “decrescita felice” come nuovi archetipi del mutamento sistemico. Fin qui non ci sono difficoltà, ma calando il discorso (come detto prima “alto ed idealista”) nella realtà, i problemi si presentano e soprattutto di incoerenza logico-politica. Il filosofo Paolo Becchi, ideologo del Movimento, punta infatti il dito contro Grillo definendo il M5S il nuovo PCI, il quale ha tradito i suoi principi cardine. L’entrata in Tv, le consulte web repentine (lontane dall’essere un referendum), il Direttorio e le parole di Grillo alla festa del Meet Up di Brescia che inducono a pensare ad una riforma delle “Parlamentarie” e quindi un colpo duro alla democrazia diretta. Parole già smentite dallo stesso leader dei 5 Stelle, ma che trovano spazio concreto nell’idea di un listino bloccato di competenti e professionisti per le amministrative di Bologna nel 2016. Anche l’idea di un’economia alternativa è offuscata ormai da una più ampia maturazione politica in un senso moderato.

Come dare allora un’alternativa al Sistema? Creare un’alternativa e condurla al di fuori dalle regole che il Sistema presenta è arduo se non si vuole sfociare nella violenza e nella prevaricazione politico-culturale. Rimanendo realisti è più difficile pilotare il  cambiamento dall’esterno che farlo dall’interno, anche perché dobbiamo ricordare che tale dissenso è portato avanti da minoranze organizzate, ma fragili in quanto minoranze.  Possiamo dire però che minoranze organizzate possono trovare facilmente spazio nella struttura del Movimento 5 Stelle che è intrinsecamente alla portata di qualsiasi individuo. Una struttura liquida che offre una possibilità di immediata rivolta al Sistema e che lega minoranze politiche ad una presa di potere politico.

Non è detto che tutto ciò può realizzarsi, molto probabilmente l’esito sarà negativo se isolato ad un’unica nazione, ma è comunque una possibilità che ancora non è bruciata. Se dovesse affondare tale occasione, potremmo con metodo scientifico ricercare altrove. Viviamo nell’epoca del relativismo assoluto, dove le idee nascono per intuizione, ma possono essere dimostrate solo attraverso la conquista politica del potere che, realizzandole, permette di osservarne le conseguenze.