Che noia il suffragio universale. È una roba così vecchia ormai, che dobbiamo farcene. Perché mai far votare operai, casalinghe e contadini. Già che stiamo smantellando la Costituzione infiliamo nel polpettone anche la modifica dell’articolo 48, così da toglierci di torno questo vecchio e decrepito istituto risalente a 70 anni fa e introdurre un più snello e smart suffragio ristretto, anzi restricted suffrage (è più cool), magari su base censuale. Questo potrebbe essere un breve sunto delle opinioni emerse in seno alla stampa italiana dopo l’inattesa elezione di Donald Trump, la quale ha lasciato letteralmente senza parole, colti nel bel mezzo di un apericena ai Navigli, tutti i più autorevoli rappresentanti della nostra mondana intellettualità. In un ideale sequel di quanto avvenuto a giugno per la Brexit, i nostrani alfieri della democrazia, delusi come questa estate per il risultato non allineato con il loro illuminatissimo e augusto pensiero, hanno così riposto il Negroni sbagliato che stavano sorseggianfo,  e armati del loro bel Mac hanno iniziato a formulare i loro strali, destinati a comparire sulle colonne di tutti i giornaloni nazionali del giorno seguente.

E sui giornaloni del giorno dopo, ma anche nei talk show e sui vari social ne abbiamo viste davvero delle belle. Un livido Vittorio Zucconi, in preda a un evidente e incontenibile travaso di bile, dalle colonne di Repubblica ha esecrato, scioccato, la volgarità della famiglia Trump, secondo lui un becero ammasso di cafoni arricchiti e di dubbia moralità: “Al seguito del padre padrone la slovena Melania con spacco davanti, l’altra figlia Tiffany concepita mentre papà era sposato con la mamma di Ivanka.[…] un presepe nel quale si potrebbe andare a spulciare su chi andasse a letto con chi e perchè”, queste le parole di sdegno usate dal probo e integerrimo giornalista. Un’invettiva che ha raggiunto il massimo nella descrizione a dir poco snobistica dell’elettorato di Trump: “Questa dei Trump è una versione da TV pomeridiana per casalinghe disperate dell’Oklahoma e per minatori della West Virginia”. Chissà come puzzano i muratori dopo aver lavorato tutto il giorno in miniera, meglio i ben vestiti e plurilaureati businessman della Grande Mela. Il buon Gianni Riotta ha infatti osservato su twitter: “Elettori maschi bianchi non laureati Trump 72%, Clinton 23%”. Dunque chi è colto e intelligente vota Clinton, gli operai con le mani sporche di grasso, ammesso che sappiano come tenere una penna in mano, votano Trump. Ma critiche sono arrivate anche dall’immancabile e messianico Roberto Saviano, che non si è potuto esimere dal dire la sua anche su questo fatto, osservando, con la stessa boriosa spocchia dei colleghi Zucconi e Riotta, che Trump “è il simbolo dell’America profonda, quella cafona, tracotante e ignorante che non legge giornali né libri”. E perché farli votare questi cafoni illetterati che non hanno mai letto Gomorra in vita loro. Fabrizio Rondolino, renziano doc che scrive su L’Unità, ha argutamente osservato che in effetti “Il suffragio universale inizia a rappresentare un serio pericolo per la civiltà occidentale”. Sulla stessa lunghezza d’onda l’emerito presidente Giorgio Napolitano, che proprio su L’Unità ha evidenziato che “Siamo davanti a uno degli eventi più sconvolgenti della storia del suffragio universale”, rimarcando la pericolosità degli elettori di Trump. Ora ci spieghiamo i tre governi tirati fuori dal cappello senza passare per il voto popolare; forse Re Giorgio ritiene anche noi italiani pericolosi.

Quadretto simpatico dei giornalisti italiani che raccontavano la vittoria di Clinton a poche ore dalla vittoria di Trump. Manca solo Gad Lerner

Quadretto simpatico dei giornalisti italiani che raccontavano la vittoria di Clinton a poche ore dalla vittoria di Trump. Manca solo Gad Lerner

Si potrebbe andare avanti a lungo citando frasi più o meno surreali pronunciate da intellettuali che amano atteggiarsi a democratici, ma solo con il culo degli altri. Ossia nel caso in cui vinca chi dicono loro, viva la democrazia. E se è stato votato anche dagli incolti privi di laurea, ipocrite lodi alla saggezza popolare. Ma se malauguratamente dovesse vincere la fazione opposta, come nel caso della Brexit e di Trump, ecco che li ritroviamo furiosi in preda ad attacchi di bile e rigurgiti neostalinisti, pronti persino mettere in dubbio il suffragio universale e su quei non laureati che ora da saggi popolani si trasformano in puzzolenti operai e bigotte casalinghe. E i nostri politici non sono da meno. Negli ultimi giorni abbiamo visto Matteo Renzi passare con grande agilità dagli aperti endorsement alla Clinton (unico tra i capi di governo europei) a sfacciate dichiarazioni sulla perdurante solidità dell’amicizia italo-americana, accompagnate da vive quanto false congratulazioni al nuovo presidente. Già, perché comunque ora lui è l’uomo più potente del mondo, e Renzi, come tutti gli altri che lo hanno condannato, che lo hanno definito un pericolo per l’umanità, che lo hanno deriso per la sua cafonaggine, per i suoi capelli arancioni, per la sua ignoranza, ora dovranno comunque inchinarsi al suo cospetto, volenti o nolenti. E, come ha osservato Vittorio Sgarbi a Matrix, sarà un piacere assistere a tutto questo.