Sembra confermarsi un annus horribilis per Renzi e la sua cerchia questo 2016 che si avvia verso la conclusione. Dopo la sconfitta al referendum costituzionale e le subitanee dimissioni del premier, rapidamente sostituito dal Conte Gentiloni allo scopo di tappare la ferita, nuove tempeste si profilano all’orizzonte. L’ennesima “grana” arriva dalla città partenopea, e più precisamente dal suo Palazzo di Giustizia. Già da qualche mese, infatti, i pubblici ministeri Henry John Woodcock, Enrica Parascandolo e Celeste Carrano, coordinati dal Procuratore aggiunto Dott. Enzo Beatrice, stavano indagando sulla CONSIP (CONcessionaria Servizi Informativi Pubblici), società di interesse pubblico totalmente controllata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, che funge da centrale acquisti per la Pubblica Amministrazione, ossia si occupa di affidare a privati le commesse pubbliche organizzando gare d’appalto.

Il PM dott. Henry John Woodcock

Il PM dott. Henry John Woodcock

In effetti la CONSIP era già finita nel mirino di Antitrust e ANAC di Raffaele Cantone nel maggio scorso, circa assegnazioni senza gara o sospetti di gare truccate per forniture scolastiche in diverse regioni. Fatto sta che la società pubblica in discorso, nel 2014, bandisce una mega gara d’appalto di facility management, suddivisa in più lotti. Si tratta in concreto di forniture pluriennali a università e pubbliche amministrazioni italiane, per un valore totale di circa 2,7 milioni di Euro. Ora, tre di questi lotti se li aggiudicano società che fanno capo all’Avvocato casertano Alfredo Romeo, attivo soprattutto nel campo dell’immobiliare e dei servizi, già finito nelle grinfie della giustizia partenopea ai tempi dell’inchiesta Global Service del 2008: si trattava anche allora di una vicenda di appalti truccati e di presunta associazione a delinquere che portò in carcere alcuni assessori del Comune di Napoli e lo stesso Romeo (furono poi però tutti assolti in Cassazione).

L'Avv. Alfredo Romeo

L’Avv. Alfredo Romeo

Ecco che a distanza di nove anni Romeo torna nell’occhio del ciclone, poiché Woodcock e i colleghi lo iscrivono di nuovo al registro degli indagati, ipotizzando stavolta il reato di corruzione, in quanto l’avvocato avrebbe offerto somme consistenti di danaro in contanti a Marco Gasparri, alto dirigente CONSIP  (per la precisione Direttore Sourcing Servizi e Utility), a cui pure si contesta il medesimo reato, in cambio dell’assegnazione degli appalti  in questione alle sue società. Effettivamente già da tempo i PM monitoravano le attività delle imprese del gruppo Romeo, e dunque avevano disposto una serie di intercettazioni ambientali facendo innestare dai loro tecnici il virus c.d. Trojan sul cellulare di Romeo e di altri indagati. Tale attività di indagine dura cinque lunghi mesi e porta alla perquisizione dell’abitazione e degli uffici di Gasparri, e alla sua incriminazione, come si accennava sopra. In cambio di presunte tangenti, il dirigente CONSIP avrebbe fornito notizie riservate che avrebbero favorito la formazione di cartelli di imprese, con bandi cuciti su misura, afferma il “Corriere della Sera”.

Già nelle indagini collegate sul c.d. Sistema Romeo, un filone delle quali è quella su CONSIP, sono emersi molti nomi eccellenti: l’ex politico di Alleanza Nazionale Italo Bocchino (ora consulente delle aziende di Romeo, non indagato), ma anche lo stesso ex Presidente del Consiglio Renzi – a torto o a ragione l’imprenditore Guido Esposito, uomo di Romeo, intercettato si dice sicuro dell’intervento dell’allora premier per aggiudicarsi l’appalto delle pulizie al Policlinico Cardarelli di Napoli – e Luca Lotti, membro eccellente del Giglio Magico che si sarebbe intrattenuto a pranzo con lo stesso Renzi ed appunto Esposito, alla vigilia delle elezioni regionali campane del 2015, e sarebbe stato in rapporti assai cordiali con lo stesso Romeo. Insomma, fatti e circostanze certamente privi al momento di qualsiasi rilevanza penale, ma che qualcosa certamente dicono riguardo a una certa qual contiguità e socializzazione tra ambienti del Partito Democratico e una certa imprenditorialità spesso – a torto o a ragione – nel mirino della Giustizia.

Luca Lotti, ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio nel Governo Renzi, ora Ministro per lo Sport

Luca Lotti, ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio nel Governo Renzi, ora Ministro per lo Sport

 Certo, la diffusione di tali intercettazioni avrà forse causato qualche mal di pancia ai renziani. Ma c’è – purtroppo per loro – ben di più: lo scorso 16 dicembre, a seguito della perquisizione e dell’avviso di garanzia, Marco Gasparri viene naturalmente sentito dai pubblici ministeri alla presenza del suo legale. Egli spiega i suoi rapporti con Romeo e si inoltra nell’illustrare le pressioni della politica nell’attività della CONSIP. A seguito di ciò, gli inquirenti hanno sentito come persona informata dei fatti l’amministratore delegato di CONSIP, Luigi Marroni (nominato da Renzi) e ciò avrebbe notevolmente preoccupato Palazzo Chigi. Ebbene, come scrive Marco Lillo su “Il Fatto Quotidiano”, Marroni avrebbe richiesto a una società specializzata la “bonifica” (ossia l’eliminazione di eventuali cimici o altri dispositivi idonei ad intercettare conversazioni) degli uffici nella sede romana della società pubblica in discorso. A detta del Presidente, dott. Luigi Ferrara, a informarlo che era in corso un’indagine su Alfredo Romeo sarebbe stato il Comandante generale dell’Arma dei Carabinieri Gen. Tullio Del Sette, ex capo di gabinetto del Ministro della Difesa Roberta Pinotti. In seguito a ciò il militare è stato iscritto nel registro degli indagati, accusato di favoreggiamento e rivelazione di segreto istruttorio. La rivelazione sarebbe avvenuta però – e ciò è estremamente interessante – al momento in cui nell’inchiesta sugli appalti CONSIP si stava profilando un ruolo importante per Carlo Russo, giovane titolare della CR Consulenze con sede a Scandicci. Spiega Marco Lillo:

Come è andata? Marroni incarica nelle scorse settimane una società privata di effettuare la bonifica degli uffici della Consip. Non è una cosa usuale. Nell’indagine è coinvolto un personaggio non comune. Si chiama Carlo Russo, 33 anni, imprenditore di Scandicci, amico di Tiziano Renzi e in ottimi rapporti con l’imprenditore Alfredo Romeo, accusato di corruzione per i suoi rapporti con Consip. Russo è un tipo che ama parlare del suo rapporto con Tiziano Renzi e con la moglie Laura. Sarebbe interessante capire se ci sono rapporti triangolari tra Tiziano Renzi, Carlo Russo e Alfredo Romeo. Ma l’ipotesi probabilmente non potrà avere riscontro dalle microspie in Consip che sono state neutralizzate dalla soffiata.

Non è la prima volta che il nome del padre dell’ex premier, Tiziano Renzi, imprenditore, da agosto scorso segretario del PD di Rignano sull’Arno, roccaforte e paese d’origine della famiglia, si trova coinvolto in indagini giudiziarie. Solo quest’estate è arrivata per lui l’archiviazione circa l’indagine che lo vedeva accusato di bancarotta fraudolenta nel quadro del fallimento della società di distribuzione editoriale Chil Post, dichiarato nel 2013. Così come, all’inizio dell’anno, era stato seppur marginalmente sfiorato dalla penosa – specie per i correntisti – vicenda di Banca Etruria. Eppure, la possibile entrata di Russo, molto amico di Renzi senior, nell’inchiesta CONSIP napoletana, pare aver molto innervosito quest’ultimo, come aveva anticipato Giacomo Amadori già il 6 novembre scorso su La Verità. Secondo il giornalista, Tiziano Renzi temeva che l’uscita della notizia prima del 4 dicembre avrebbe fatto perdere il referendum al figlio – circostanza comunque verificatasi per ragioni indipendenti – e addirittura chiederebbe agli ospiti che vanno a trovarlo di lasciare il cellulare dentro casa e di appartarsi con lui in un bosco vicino per parlare: segno che teme di avere cimici in casa, e che dunque sa qualcosa dell’inchiesta in corso. Difficile dire se la fonte di queste informazioni sia anche per lui il generale Del Sette. In ogni caso la fuga (o le fughe) di notizie renderanno certo molto difficile alla Procura di Roma – che probabilmente rivendicherà la propria competenza territoriale – accertare un eventuale rapporto trigono tra Alfredo Romeo, Carlo Russo e Tiziano Renzi, che però viste anche le contromisure prese dagli interessati sembra non essere troppo peregrino.

Tiziano Renzi, padre dell'ex premier Matteo Renzi

Tiziano Renzi, padre dell’ex premier Matteo Renzi

Se la verità processuale è chiaramente ancora lontana, e del resto non può negarsi agli indagati la presunzione di innocenza, nemmeno possono negarsi alcune considerazioni finali. E’ necessario fare caso al fatto che, se questo apparentemente diffuso malaffare che coinvolgerebbe importanti membri del Giglio Magico e dello stesso entourage familiare di Matteo Renzi si è ormai diffuso su scala nazionale, tanto che suoi sodali vengono attenzionati dalla procura napoletana, le sue radici profonde sono sicuramente altrove. E precisamente in terra toscana, dove il Partito Democratico sostanzialmente ha un potere incontrastato dal secondo dopoguerra. Prima PCI, poi PDS, poi DS e ora PD, è riuscito prima a incorporare (con “l’Ulivo” prodiano) gran parte della DC che doveva fungere da opposizione – ma in queste plaghe lo scontro politico è raramente stato aspro – e contemporaneamente a portare il suo elettorato praticamente intatto da un ortodosso comunismo filosovietico negli anni ’50 all’attuale renzismo. Ciò probabilmente anche grazie a uno stretto intreccio con cooperative rosse e bianche (trasformatesi da cooperative di consumo ai supermercati “Coop” approfittando anche delle agevolazioni fiscali previste dalla legge), Arciconfraternita della Misericordia, clero “progressista” e banche locali. E non si pensi che ciò sia iniziato con Renzi: ben precedenti sono i rapporti del PD fiorentino con la famiglia Ligresti (Renzi divenne sindaco proprio promettendo di “rottamare” tale classe politica) o alla nomina di Mussari a MPS, uomo molto vicino a D’Alema. Insomma, la mancata alternanza e alternativa hanno portato alla creazione progressiva del “sistema PD” in Toscana: viene quindi da pensare che all’elettorato più che alla magistratura spetti il compito ora di sanzionarlo pesantemente.