Conversazione intercorsa tra l’utente A (colto umorista, spesso in televisione, argomentativo ma pieno di pregiudizi sui pregiudizi degli altri) e l’utente B (scalcagnato senza impiego fisso, cristiano cattolico e assolutamente disinteressato a privare alcuno di qualsivoglia diritto) sul social network Facebook nel primo pomeriggio di ieri. Tema: le unioni civili nella fattispecie descritta dal ddl Cirinnà.

PREAMBOLO (di UTENTE A)

Ecco, questa sul DDL Cirinnà è davvero una battaglia di Civiltà. Ce ne sono due contrapposte: la prima segue le regole del buon senso e dell’inclusione, la seconda segue regole primordiali rappresentate dai dettami di una confessione, cioè crede ad un dio e sue emanazioni e si regola secondo ciò che questi avrebbe detto o fatto. Anche il concetto del presunto “naturale”, che essi attribuiscono alla “famiglia”, rivela come sia idealizzato uno status tutt’altro che virtuoso, poiché l’Umanità è andata avanti e molto proprio grazie al superamento delle leggi naturali, vedi ad esempio lo stesso computer da cui questi signori scrivono o la trasfusione che ha permesso loro di sopravvivere ad un incidente o una malattia.

Questo atteggiamento nulla ha a che vedere con la ricerca spirituale ma la cosa peggiore è che pretende di imporre certi comportamenti anche agli altri. Nello specifico del DDL Cirinnà, il fronte del “no” (anche fosse solo riguardo le adozioni) mira a creare dei “diversi” e a ghettizzare di fatto una parte di cittadini sulla base di un’ideologia antiscientifica che non dovrebbe avere diritto di parola in un consesso ufficiale e maturo come quello della res publica. Invece purtroppo non è così. Beppe Grillo non avrebbe dovuto permettersi quell’uscita sulla “libertà di coscienza” e se il DDL Cirinnà non passerà sarà la sua di coscienza ad avere il peso del mancato passo avanti di questo già arretratissimo Paese.

Interviene l’UTENTE B.

Caro A, ma come riesci a conciliare il tuo buon senso e la tua inclusività con l’idea che un gruppo di persone di idee diverse dalle tue non possa nemmeno parlare? E’ molto poco volterriano affermare che chicchessia non debba avere “diritto di parola”, specie se lo si fa partendo dal buon senso e dall’inclusività. Non è un paradosso?

UTENTE A: Libera chiesa in libero Stato. La libertà di parola è sacrosanta così come la libertà di culto ma in uno Stato laico la religione non deve poter influenzare un voto che riguarda tutti. No crocifissi nelle scuole o nei tribunali.

Se volete seguire regole del vostro club lo fate nel vostro club, sempre che queste non contravvengano le regole dello Stato che sono superiori e, è il caso di dirlo, non ci stanno santi. Io non posso (ma purtroppo devo) accettare che una legge venga affossata su un principio che fa fede ad una “verità rivelata” e ne segue i dettami. Se dio ha detto qualcosa non me ne cale, qui si seguono regole diverse. I gay non sono contronatura, le adozioni vanno autorizzate perché questa sbandierata superiorità del “papà e mamma” è una truffa ideologica. Statistiche alla mano, ne uccide più la famiglia che la mafia, quindi di cosa stiamo parlando?

P.s. se devo ascoltare una religione allora le ascolto tutte, non solo la cattolica, pure Scientology che è legalmente riconosciuta come tale.

UTENTE B: Sembri dare per scontato il fatto che la mia posizione, che peraltro non conosci integralmente, abbia matrice religiosa. Così non è, e ti posso dire che anche quella di almeno due tra quanti hanno parlato al Family day, ad esempio, prescinde dalle posizioni ufficiali della Chiesa cattolica – dico ufficiali, perché se consideri unanimi e monolitiche le opinioni in seno alla Chiesa sei ancora in errore. L’irrevocabilità del fatto che la famiglia muova nella sua integrità dalla differenza dei sessi tra coniugi precede la religione e il diritto, quindi anche la politica. Le interazioni tra persone, nelle loro distinzioni di ordine sessuale, economico, religioso e civile competono invece alla politica, che ha il dovere di normarle senza fare caricature, il che è appunto doveroso e auspicabile.

UTENTE A: Due sono i casi: se partiamo dalla matrice religiosa c’è un errore di fondo poiché si parla di regole e presupposti che vengono da un libro e racconti che non reggono una verifica storica e scientifica per cui si entra nella fede e questa cosa in uno Stato laico non può essere.

Se partiamo da una matrice pratica, il fatto che una famiglia sia composta “naturalmente” da maschio-femmina e prole è sbagliato perché ci sono altri modelli altrettanto “naturali” che rispettano le esigenze della riproduzione della specie. Ad esempio la poligamia o la poliandria.

Anche qui delle due una: o accettiamo che la specie umana si deve riprodurre per cui stabiliamo delle regole in questo senso, oppure accettiamo che un individuo cresca in un ambiente sano. La garanzia di stabilità che il fronte del “no” all’adozione, attribuisce alla “famiglia tradizionale” (istituto che peraltro in natura non esiste) è falsa. Molti delitti avvengono in famiglia (tradizionale) e moltissima gente è disturbata perché papà e/o mamma sono individui incapaci. E’ questo che va visto, non se due sono entrambi uomini o donne. E così per tutti: come stai di capoccia, per avere un figlio? Stai bene, ok, stai male? Aspe’…

UTENTE B: Partiamo da una matrice pratica: esistono modelli “naturali” che prevedano il concepimento di prole da parte di individui di sesso uguale? Non mi risulta. L’uomo può cambiare questo? No, nemmeno con l’utero in affitto, che si concretizza solo in una incredibile mancanza di rispetto fisico e morale nei confronti della donna per mezzo del quale è operato non meno che verso la dignità di chi lo opera. Ora, visto che la natura, senza virgolette, non permette questo, come ci regoliamo con l’articolo 29 della “più bella del mondo”, che recita: “La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio”?

UTENTE A: Rispondo subito. L’uomo può volare? No. Allora non bisogna prendere l’aereo. Lo stesso vale per tutte le cose che in natura sono diverse da quello che nella nostra evoluzione ci consentiamo: operazioni, difesa dalle intemperie, ecc… Secondo punto: la Costituzione non dice matrimonio “tra uomo e donna”. Ecco qui.

UTENTE B: L’uomo ha inventato un oggetto che gli consente di volare, non può volare di per sé. Applica lo stesso ragionamento alla donna tramite la quale può comprare un bambino affittandole l’utero, e vedrai quant’è grande lo scandalo. I padri costituenti, noti cazzeggiatori, hanno lasciato scivolare lì quel “naturale” per sbaglio? Io non credo. Hanno scritto con grande rispetto, come si deve, quella che è una verità di per se stessa evidente: il modo di fare i figli uno è, e ad esso devono adattarsi le società umane e in specie quella italiana.

UTENTE A: Lo spauracchio dell’utero in affitto è l’ultima spiaggia per vietare diritti a persone che si ritengono diverse o peggio indegne. Non ci giriamo tanto intorno. Una coppia formata da due individui dello stesso sesso deve avere gli stessi identici diritti e limitazioni di una coppia di individui di sesso diverso. Ovviamente la chiesa ha il diritto di rifiutare che questa unione avvenga tra le sue mura ma il fatto in sé, ovvero dell’unione e dei diritti di cui sopra NON TOGLIE nulla agli altri anzi AGGIUNGE. La natura non c’entra una beata fava, qui si tratta di civiltà avanzata, non tribale o arcaica. Il voto è per tutti, le tasse le devono pagare tutti. L’adozione segue delle regole: se hai i soldi e sei sano di mente e puoi garantire all’individuo uno sviluppo sano puoi adottare, sia che tu sia etero sia tu sia omo. L’utero in affitto? Certo va regolamentato per la dignità della persona ma questo vale pure se la signora bene di Milano di sessant’anni, con marito, che vanno tutte le domeniche a messa vuole un figlio per capriccio e paga mille euro (ma anche 100.000) la colf ecuadoregna. Basta con le discriminazioni sull’orientamento sessuale.

UTENTE B: Se ciò che ho scritto finora ti sembra in qualche modo discriminatorio allora lasciamo perdere…

UTENTE A: Onestamente sì, mi sembra discriminatorio.

(UTENTE B chiude il dannato social network e va a fumarsi una sigaretta).