Il certificato di morte della sinistra in occidente è dato dal volta faccia di Tsipras, la batosta elettorale di Podemos e le miriadi di partiti socialdemocratici che in Europa rispondono ai centri di potere invece che a operai, poveri e disoccupati. Tutto ciò che cresce a “sinistra” del “centro-sinistra” muore o proprio non ce la fa a rendersi portavoce di un consenso politico radicato sul territorio. Sinistra Italiana e Possibile sono due contenitori di etichette e slogan progressisti, nulla di più che un abbaglio radical chic contemporaneo. Se De Magistris vuole lanciare un movimento popolare, da lui così definito, allora non deve guardare a sinistra, ma a Sud. Proprio nel mezzogiorno esiste un pacchetto di esigenze che legano varie classi sociali: dagli imprenditori ai giovani emigranti, dalle università agli operai, il minimo comun denominatore è l’insofferenza verso un governo centrale sordo (a voler pensare bene) ai bisogni meridionali.

Il sindaco di Napoli è riuscito a intercettare quel sentimento identitario che evidenzia l’insofferenza di chi non ne può più di sentirsi ultimo, assistito, monnezzaro , scansa fatiche ed esausto dei soliti riflettori che si accendono a Napoli solo quando qualcuno viene ammazzato. Lo sa bene Saviano che, dagli USA, continua a gettare fango sulla sua ex città. Tra le 12 liste civiche presentate da De Magistris, ben quattro erano schiettamente meridionaliste: Dema, Mo!-Unione mediterranea, Partito del Sud e Meridionalisti Napoli Capitale. Un grande fervore autonomista ha influenzato anche i più moderati nella coalizione e sempre più bandiere duosiciliane affollavano i comizi del sindaco. Da questo entusiasmo è nata la proposta “Napoli Autonoma” targata Mo’- Unione Mediterranea, una legge di iniziativa popolare per l’auto-governo della città europea. La portavoce di UM, Flavia Sorrentino, spiega così l’iniziativa: “ La nostra proposta politica dà maggiore autonomia fiscale al territorio di Napoli, perché la città si renda autonoma e non sia mai più costretta ad accettare un solo centesimo di elemosina dallo Stato”. Da qui si può ripartire per dare nuova linfa vitale ad un’Italia veramente federalista, che miri a responsabilizzare amministrazioni e governi locali, che recuperi le differenze culturali che hanno reso grandi le comunità dello stivale. Lo spazio lasciato sul tema dalla Lega Nord, a motore lepenista, consente un’autonomia di manovra ed un protagonismo assicurato.

Il movimento popolare che De Magistris vuole creare ha un recinto ben delineato sia a destra che a sinistra, oltre che l’occupazione e il consolidamento dell’area anti-sistema da parte del M5S. Se De Magistris vuole costruire un quarto polo nel panorama nazionale non può che guardare ancora una volta a Sud. Sarebbe un bacio mortale sia federarsi con la galassia di partitini a sinistra del PD sia seguire la scia del MoVimento 5 Stelle già in forte crescita. Bene è l’idea del rieletto sindaco di sviluppare una rete internazionale tra “città ribelli” come Napoli, Barcellona, Atene e Madrid. Rifondare e ripartire dall’idea delle Polis è sicuramente una novità, nonché difficile da gestire. Unire i Sud del mondo, puntare sull’identità rispetto al dilagante mondialismo è un punto che contraddistingue il futuro movimento e lo rende stimolante agli occhi di un bacino elettorale potenzialmente ampio al Sud. Questo dipenderà dalla corrente meridionalista all’interno del calderone che costituisce la base movimentista del sindaco di Napoli.

Molto è stato fatto a livello culturale, moltissimi i libri e i convegni per riscrivere la storia di un sud volutamente dimenticato. L’auto-referenzialità non basta, occorre studiare i dati che indicano un Sud politicamente complesso, fatto da richieste diverse, che se soddisfatte possono portare ad un soggetto simile allo Scottish National Party, Convergència i Uniò, Pè a Corsica e tantissimi altri partiti autonomisti, focolai di una rigenerazione interna agli Stati europei.