Un vasto e assolato campo di girasoli che si volgono e rivolgono, inseguendo costantemente e affannosamente il battere del sole. Con questa breve impressione potrebbe essere dipinto il giornalismo italiano di oggi. E come descrivere diversamente l’orda di  “mercenari della penna” che vediamo ogni giorno all’opera su giornaloni, emittenti televisive e social network, questa pletora di signori (non tutti, per fortuna) che si fregiano del titolo di “giornalista” e che son pronti a sostenere tutto e il contrario di tutto, ben fedeli agli ordini del loro padrone e al costo di quanto mai ardite acrobazie intellettuali. Nei giorni passati abbiamo avuto due ottimi esempi che confermano questo dato. Proprio nelle ultime due settimane abbiamo infatti visto buona parte della stampa di sinistra dare addosso con foga inattesa a Virginia Raggi, rea di aver ritirato la candidatura di Roma per i Giochi Olimpici del 2024. Il povero neosindaco di Roma è stato investito da una valanga di contestazioni da parte di sinistri giornalisti improvvisamente diventati paladini dell’orgoglio nazionale e sportivo, ferito da una così vile decisione che avrebbe potuto portare, a loro detta, miliardi di investimenti nel nostro Paese. Ebbene gli stessi giornalisti, nel 2012, in maniera altrettanto convinta applaudivano e intonavano peana in onore del salvatore della patria prof Mario Monti, che aveva provvidenzialmente bloccato la candidatura di Roma per i Giochi del 2020 avanzata dal brutto e cattivo Alemanno.

Uno fra tutti, il signor Vittorio Zucconi di Repubblica. Il suddetto signore, ospite la settimana scorsa a Otto e Mezzo, ha speso tutta la sua ospitata salmodiando un’interminabile filippica contro il M5S, rappresentato in studio dall’onorevole Toninelli, e la sventurata e pavida decisione del sindaco Raggi, sostenuto da uno smaliziato e complice silenzio della Gruber. Lo stesso Zucconi che, con una coerenza e linearità sorprendenti, nel 2012 twittava compiaciuto “Fra tutti gli errori che si possono imputare al FullMonti, l’Italia può essergli grata di averci risparmiato la catastrofe delle Olimpiadi”, e ancora, due anni dopo, commentando il “buco” di miliardi di dollari seguito alle Olimpiadi invernali di Sochi, “Chiunque pensi che le Olimpiadi siano un buon affare per un Paese o sogna o sogna di rubare”. Non fa una piega. Perfettamente coerente. E dire che le argomentazioni addotte dalla Raggi per motivare il ritiro della candidatura non sono state molto diverse da quelle esposte a suo tempo da Monti. Ma evidentemente la differenza sta nel chi le sostiene queste argomentazioni, e non nelle argomentazioni stesse, se una grillina invisa a una sinistra piena di livore per aver perso la Capitale, o l’uomo del destino che con un colpo di stato è riuscito a scalzare il malvagio cavaliere di Arcore. Le argomentazioni per sé stesse poco importano.

L’altra circostanza in cui recentemente la stampa nostrana si è cimentata nella disciplina del cambio sfacciato e immotivato di opinione è poi stata quella del rilancio della costruzione del ponte sullo Stretto di Messina. Anche qui gli stessi giornalisti che anni fa dalle colonne dei quotidiani nazionali scagliavano anatemi e maledizioni voodoo contro Silvio Berlusconi, accusandolo di voler fare affari con la mafia, di essere un deturpatore dell’ambiente, un uomo senza scrupoli e chi più ne ha più ne metta, oggi con una netta inversione di tendenza in molti- c’è da dirlo- plaudono unanimi all’illuminata e retta intuizione del primo ministro Renzi, presentandola come essenziale, chiaramente benefica e portatrice di indubbi vantaggi per la collettività.

Ora, vogliamo credere che tutti questi “personaggi” della stampa italiana siano stati folgorati sulla via di Damasco e abbiano genuinamente e legittimamente cambiato idea con lo scorrere del tempo? Con tutto il beneficio del dubbio che possiamo loro accordare l’ipotesi non sembra troppo verosimile, considerato che in entrambi gli esempi citati questi signori se la sono presa col soggetto palesemente inviso ai loro padroni (Raggi, Berlusconi), ricoprendo di lodi e petali di rosa quello invece gradito dagli stessi (Monti, Renzi). Un simile e singolare andamento delle loro opinioni, che in apertura abbiamo paragonato al movimento del girasole che segue il sole, rassomiglia piuttosto a una vera e propria prostituzione intellettuale, in cui la propria intelligenza e la propria criticità vengono vendute in saldo al miglior offerente, e senza vergogna alcuna  viene perorata la causa di quest’ultimo, al costo di contraddirsi più e più volte, supportati dall’arrogante consapevolezza di essere dalla parte del più forte (nella nostra società il miglior offerente è difatti sempre il più forte), e tanto basta. Questi “personaggi” non possono essere definiti giornalisti, e purtroppo alle loro avide mani è affidata l’informazione pubblica del nostro Paese.