Oggigiorno quasi ogni persona accede quotidianamente alla rete internet, divenuta ormai indispensabile per semplificare le comunicazioni. I metodi di fruizione dei contenuti che il web offre sono, per l’utente, innumerevoli (wi-fi, connessione a cavo ethernet, connessione dati mobile 3 e 4 g …) ma tutti dipendono, ovviamente, dalle infrastrutture che permettono la comunicazione, ovvero le linee che passano sotto l’asfalto. L’avvento di Internet ha sensibilmente accorciato i tempi richiesti per collegarsi tra posti anche molto distanti tra loro e drasticamente abbattuto i costi, con un considerevole vantaggio soprattutto per le aziende con contatti all’estero.

Prima della banda internet, per esempio, occorreva sborsare cifre esorbitanti per discutere i dettagli di un progetto con un collega giapponese; oggi bastano circa otto secondi per avviare un collegamento tra Milano e Tokyo e tutto è compreso nella quota pagata mensilmente alla compagnia telefonica.

Nel nostro paese, tuttavia, queste infrastrutture, non coprono l’intera superficie e molte zone, prevalentemente nel sud, sono condannate ad avere una linea scadente o, a volte, periodi di isolamento e ciò è inaccettabile nel terzo millennio. Se da un lato bisogna incolpare la cattiva gestione dei fondi per la mancanza di interventi statali e l’incompetenza dei ministri delle comunicazioni che si sono succeduti negli ultimi vent’anni (uno a caso, senza fare nomi, Gasparri), dall’altro è necessario, tuttavia, prendersela anche con le compagnie private che non hanno voluto investire praticamente nulla nel potenziamento del servizio.

Se è vero che le linee a rame viaggiano a regime di monopolio, poiché sono quasi tutte di proprietà della Telecom, non bisogna trascurare la negligenza delle concorrenti che, contro il loro interesse, hanno preferito adeguare tutte le proprie tariffe ad un certo livello e vivere di rendita per degli anni. Per riparare agli errori fatti nel tempo il premier Matteo Renzi ha annunciato un intervento da 12 miliardi di euro per la conversione alla banda ultralarga e il cablaggio integrale di tutta la penisola. La cifra complessiva è costituita da 7 miliardi di fondi pubblici e 5 di imprese private ed i primi lavori inizieranno con l’autunno.

L’importanza di questa mossa è, oltre che pratica, anche politica: l’evoluzione del network è sempre stato uno degli slogan portati avanti dal Movimento 5 stelle che, insieme al mantra dell’onestà, ne ha fatto la propria bandiera nonché manifesto politico. I benefici di tale piano saranno da ricercarsi anche nell’ambito occupazionale: verranno creati, infatti, nuovi posti di lavoro per parecchie persone.

Può sembrare una prospettiva fin troppo ottimistica e ci si potrebbe chiedere dove stia il trucco… nello stesso intervento il primo ministro ha dichiarato che le opere saranno ultimate dopo che la Salerno- Reggio Calabria sarà stata completata.