La situazione geopolitica attuale è sempre via via più instabile e serve quindi una collaborazione internazionale per gestire le conseguenze della guerra in Siria. Ieri è stata la volta dell’apertura alla Turchia, un paese che ospita il maggior numero di profughi a livello europeo. Potrebbe sembrare l’inizio di qualcosa di molto positivo ma bisogna, come sempre, fare attenzione in quanto si sta parlando di uno Stato che già altre volte non ha risparmiato un certo “potere di ricatto” e che potrebbe per davvero destabilizzare i già fragili equilibri italiani e comunitari.

In primo luogo la necessità di particolare attenzione nella gestione delle trattative con questo interlocutore è data dal fatto che esso sta, come già ampiamente comprovato da numerose testate giornalistiche ed enti di informazione, effettuando un pericolosissimo doppio gioco: da un lato si è schierata apertamente contro il Daish (Dawlat al-islamiya fi Iraq wa Shami o ISIS) e dall’altro lo sostiene economicamente, seppur in maniera totalmente occulta, nelle sue scorribande contro i curdi.

La Turchia cerca, così, di ottenere un duplice vantaggio con un minimo sforzo: ossia, mantenere una posizione di ostilità verso lo stato islamico, con conseguenti disponibilità estere a trattare, e contemporaneamente risolvere il problema dei curdi (con cui storicamente ha sempre avuto conflitti) uscendone senza sporcarsi le mani. L’affidabilità di un tale alleato è, dunque, piuttosto incerta.

Nonostante questa si tratti di una condotta di dubbia moralità, il problema principale per il nostro Paese è, in realtà, un altro: se la nazione turca dovesse trovare ostilità nelle trattative con l’Europa potrebbe decidere di rimpatriare i profughi, con la conseguenza di creare un ulteriore flusso migratorio di persone che, guidate dalla disperazione e dall’istinto di sopravvivenza, prenderebbero la via del mare per poter giungere nel vecchio continente. Chi pagherebbe in misura maggiore lo scotto di questa manovra sarebbe proprio lo stato italiano, meta più vicina all’Africa e quindi obiettivo primario della migrazione.

Con una maggior saturazione del fenomeno gli altri paesi membri dell’unione, già sovraccarichi, potrebbero, decidere di chiudere le frontiere e sospendere il trattato di Schengen, decretando così, de facto, la fine dell’Europa stessa; inoltre la risoluzione del problema resterebbe totalmente nelle nostre mani.

La possibilità che renderebbe più appetibili le trattative sarebbe quella di fornire delle garanzie concrete alla Turchia per il suo ingresso nell’UE a situazione normalizzatasi, nonostante essi chiederanno, molto probabilmente, un’entrata immediata ma ciò sarebbe un suicidio: Ankara sarebbe poi legittimata a mandare i suoi profughi in tutto il territorio europeo.

La situazione è tesa, l’alleato è scarsamente affidabile e una mossa falsa potrebbe portare risultati disastrosi, insomma: chi ha più giudizio l’adoperi.