Risale a qualche giorno fa il ritrovamento dei due anziani barbaramente uccisi nella loro casa a Palagonia, un piccolo comune del catanese situato nelle vicinanze del centro di accoglienza di Mineo, il quale ospita migranti che dal nord e dal centro dell’Africa scappano dalla guerra e da una morte più o meno certa e che lì trovano rifugio. La colpa del reato è stata addossata ad un ospite della struttura, originario della Costa d’Avorio e subito si è accesa una miccia che, in un equilibrio internazionale delicato come quello presente in questo momento, ha portato ad una ennesima polemica contro l’immigrazione verso il nostro Paese. Il fatto è stato in fretta e furia strumentalizzato da certi personaggi che, con una campagna dell’odio e un becero populismo, stanno rastrellando voti in maniera esponenzialmente crescente quanto preoccupante.

E’ assodato che in periodi di difficoltà generale si tenda a creare dei capri espiatori e dei «nemici» identificati con degli stranieri e vi sia, in linea di massima, uno spostamento delle preferenze politiche verso posizioni conservatrici ma il pericolo più subdolo che è in agguato è la trasformazione dei valori del patriottismo e dell’identità nazionale, che sono un qualcosa di sacrosanto e radicato in ogni popolo, in nazionalismi populisti. C’è chi minimizza eppure, non più tardi di due giorni fa, l’Ungheria, paese membro della comunità europea, ha iniziato a marchiare con un pennarello i migranti che varcavano la frontiera: è una situazione allarmante e da non prendere assolutamente sotto gamba in quanto l’evoluzione verso qualcosa di peggio è dietro l’angolo. I «migliori», poi, sono coloro che propongono di sparare ai barconi in Libia per fermare la migrazione di massa. Ma si! bombardiamo pure le imbarcazioni nei porti libici, è così semplice… Se non fosse che si tratterebbe una violazione dell’integrità territoriale di un paese che, perdipiù, fa parte delle Nazioni Unite (tradotto per i meno svegli equivale a dichiarare guerra alla Libia). Oppure, ancora, coloro i quali sostengono di «aiutarli a casa loro»: «casa loro» è esplosa e ci sono quattro governi solo in Libia, ognuno dei quali si proclama legittimo, con chi diamine si parla per prendere accordi?

Il problema è che abbiamo la tendenza a voler risolvere il problema di questa ondata, che taluni chiamano «invasione», ragionando ancora come Stati, senza comprendere che tale situazione è un problema Europeo e non dei singoli Paesi che si trovano l’orda che picchia sulle porte delle frontiere, nonostante tutto:

-L’Italia registra un migrante su tre

-La Francia chiude le frontiere

-L’Ungheria ha addirittura, per via della memoria corta che si ritrova, costruito un muro, come quello di Berlino che una volta evitava agli ungheresi il passaggio dal mondo comunista a quello occidentale

-I Paesi del Nord come la Svezia e la Norvegia non si sono nemmeno espressi sulla questione

-Il Benelux continua, come sempre, a fare il paradiso fiscale fregandosene del resto della comunità.

E ognuno incolpa gli altri e addossa loro la responsabilità del fenomeno. Fortunatamente, in mezzo a tutto questo mare di escrementi costituito da egoismi nazionali e campagne d’odio, ci sono due note positive: La Germania, forse ancora ferita nel profondo del suo essere per la questione del nazismo, ha deciso di accollarsi la sua quota di profughi e di fornire loro assistenza. L’Italia, derisa da tutti e costretta a risolversi il problema da sola, ha avuto la lodevole iniziativa di prendere accordi con il Chad al fine di costituire dei centri di smistamento nel Paese e dividere i flussi migratori per renderli più sopportabili, ma questa è un’altra storia di cui nessuno parla: non porta voti come un negro che uccide due anziani, senza che poi sia effettivamente assodato che l’assassino sia lui.