di Lorenzo Stella

Non è affatto semplice provare a ricostruire in breve e con parole chiare e concise questa manovra, questo colpo da maestro che nemmeno la finissima mente di Andreotti avrebbe potuto escogitare, ma ci proveremo. L’inizio della vicenda risale a meno di quarantotto ore dall’ultima tornata elettorale per la regione campana: la commissione d’inchiesta Antimafia, capitanata dall’anti Renzi per eccellenza, Rosy Bindi, dirama l’elenco degli candidati “impresentabili” e fra questi compare anche il nome del candidato DEM al governo della Campania. Apriti cielo. De Luca denuncia la Bindi per diffamazione mentre il Premier accusa la deputata democratica di usare la commissione Antimafia per regolare i conti ed alimentare le faide interne contro l’ala renziana del PD e, in tutto questo, De Luca conquista senza colpo ferire la poltrona di governatore. Si aprono dunque molteplici prospettive incentrate sul dubbio maestro: “De Luca può dimettersi senza ancora essersi insediato?”. La manovra più semplice, seppur si tratti di una farsa senza precedenti, era far insediare il nuovo governatore, fargli nominare la Giunta – compreso il vice che sarebbe andato a sostituirlo – per poi dimettersi nella speranza che venisse convalidato l’atto di nomina della Giunta, in caso contrario la Regione Campania sarebbe stata commissariata.

Sembrava dunque fosse stata intrapresa questa rischiosa e incredibilmente buffoneggiante strada ma, dopo aver convocato la prima seduta del nuovo Consiglio Regionale, arriva il decreto di sospensione firmato dallo stesso Renzi come previsto dalla Legge Severino e De Luca decide che subirà questo profondo smacco senza reagire e che seguirà l’esempio di De Magistris. Con un’abile sotterfugio politico – amministrativo mai visto fin’ora, nemmeno ai tempi delle Democrazia Cristiana, De Luca decide di rinviare, con meno di ventiquattro ore di preavviso, la seduta del Consiglio Regionale e, stando a quanto comunicato dal consigliere anziano del PD in Campania, Rosetta D’Amelio, non è ancora stata decisa una data futura per riunire l’assemblea sebbene il limite legale sia il 12 luglio. Il motivo del rinvio appare semplice e lampante a prima vista, ma arguto e difficile da architettare – tanto che sembra sia stato lo stesso Renzi a consigliare De Luca – cioè avere il tempo di far presentare agli avvocati il ricorso contro la sospensione al tribunale di Napoli e dover aspettare il parere della Corte Costituzionale; in questo modo De Luca potrebbe governare a pieni poteri fino ad ottobre.

Per l’ex Sindaco di Salerno, condannato in primo grado per abuso d’ufficio, si preannuncia un inizio d’estate (e di legislatura?) di fuoco nonostante pare sia già pronta la lista dei nomi per la Giunta regionale. La poltrona di vice, ruolo che potrebbe diventare più che determinante, sembra se la giochino l’avvocato amministrativista e deputato del PD di Salerno Fulvio Bonavitacola, un fedelissimo di De Luca, e Raimondo Pasquini, ex rettore e presidente del Consiglio comunale di Napoli duramente contestato per la sua vicinanza a De Magistris. Fra i nomi fatti circolare per la Giunta che potrebbe non insediarsi mai non c’è quello di Mario Casillo, primatista di preferenze con più di 31 mila voti, poiché apparso anche lui nella lista degli impresentabili perché indagato per peculato nell’inchiesta di rimborsopoli.

Tutto questo accade in Campania mentre, nel frattempo, in Piemonte il 9 luglio il TAR deciderà se la responsabilità delle firme false che hanno portato Chiamparino a Palazzo Lascaris sono del PD, in Calabria Oliverio, secondo la Corte Costituzionale, è stato eletto con una legge elettorale fasulla, in Basilicata, invece, il governatore Pittella attende il giudizio, ad ottobre, poiché indagato per abuso d’ufficio. Oltre a tutto questo vi è da registrare il freschissimo arresto dell’assessore molisano Scarabeo per frode fiscale e truffa e le dimissioni dell’assessore siciliano Caleca in rotta con Crocetta.

Senza voler tener conto di tutte le brutte notizie che arrivano dai comuni, Roma in primis, il PD di Renzi si trova alla corda anche nelle regioni.