Durante la requisitoria del processo d’appello bis, il PG ha invitato le istituzioni a fare maggiore luce sul caso dell’omicidio del geometra romano, arrestato nel 2009 per il ritrovamento di sostanze stupefacenti e vittima di violenze fisiche e psicologiche. Rubolino lancia un’accusa alle autorità poliziesche, che avrebbero tenuto nascosto il pestaggio e la tortura che esse hanno perpetrato nei confronti di Cucchi, la cui semplice prigionia si è tramutata in una tragedia. Le parole del giurista restano dure: “Occorre restituire dignità a Stefano e all’intero Paese. Bisogna evitare che muoia una terza volta”. Per Rubolino, infatti, il ragazzo romano sarebbe stato ucciso in primis dai “servitori dello Stato in divisa”, in secundis dai “servitori dello Stato in camice bianco”.

Si tratta di uno degli innumerevoli casi che ha contraddistinto le pagine più oscure della storia italiana, dove gli ambienti della legalità celano mostri di tutt’altra entità e natura. Basti ricordare una ferita, quella del 2001, la quale rimane tutt’ora aperta, ovvero i pestaggi nella scuola Diaz durante il G8 a Genova, per non parlare delle torture avvenute nella caserma di Bolzaneto nei confronti dei manifestanti, episodi nei quali i vertici dello Stato non hanno manifestato soltanto indifferenza, ma una certa complicità nel coprire i brutali esecutori. Non si tratta di critiche vuote e dal gusto ideologico verso l’ordine precostituito, bensì di innegabili dati di fatto: ambigui rallentamenti nei processi, assoluzioni ingiustificate dei colpevoli, prove occultate, tutti elementi che testimoniano un’assenza istituzionale nel raggiungimento delle istanze di giustizia.

Memore di questi episodi, come del recente caso Regeni, Rubolino ha esposto il proprio discorso di tre ore davanti al processo indetto dalla Corte di Cassazione, richiedendo la condanna a 4 anni di reclusione per il medico Aldo Fierro, nonché primario del reparto detenuti dell’ospedale Pertini, e 3 anni e mezzo per Stefania Corbi, Flaminia Bruno, Luigi De Marchis Preite e Silvia Di Carlo. Il Procuratore Generale ha dunque affermato che, fin dall’inizio della degenza nel reparto protetto della struttura sanitaria, Cucchi non ricevette le cure necessarie alla sua guarigione. Quest’ultimo, infatti, non solo non fu sottoposto a un’assistenza continua, bensì non ne furono neanche presi in considerazione il battito del polso, o le condizioni cardiache in generale. Situazione, la presente, che suscita sospetto per un quadro che dovrebbe riguardare le attività di base di un medico.

Com’è usuale, le vicende restano avvolte nella nebbia insieme ai colpevoli, dal momento che la giustizia italiana stenta a fare il proprio corso. E’ risaputo che in Italia, fino a tempi recenti, nel codice penale non fosse previsto il reato di tortura: uno strumento di una certa rilevanza giuridica, il quale avrebbe permesso di inquadrare in maniera più efficiente i reati degli imputati del caso Diaz, come dei fatti presenti. Soltanto nella seduta del 9 aprile 2015, la Camera dei Deputati ha approvato, se pur con modificazioni, la proposta di legge C.2168, la quale introduce il reato di tortura. Quest’ultima è successivamente passata al vaglio del Senato, dove è misteriosamente scomparsa dalle attività parlamentari presenti all’ordine del giorno. Di fronte alle analogie riscontrate nei casi Cucchi/Regeni, tuona Patrizio Gonnella, giurista italiano e presidente dell’Associazione Antigone: “Ancora una volta, in un’aula di tribunale italiana si torna a parlare di tortura e, nuovamente, dobbiamo constatare la mancanza di questo reato nel codice penale. Per questo, chiediamo ancora una volta al Presidente del Consiglio Renzi di farsi garante dell’approvazione di una legge che punisca la tortura”.

Il riscontro più triste è quello di un Paese incapace di adeguare la propria struttura normativa ai tempi e alle situazioni che, a livello nazionale, lo richiedono (Cucchi docet), oltre che l’incapacità di porsi in maniera autorevole nelle relazioni diplomatiche all’estero, di fronte a incidenti internazionali di una tale portata quale il caso Regeni, i cui mandanti e i cui esecutori rimangono ignoti.