E’ abitudine comune quella di affermare che “oggi tutti siano soliti scrivere libri”. Sebbene ciò corrisponda alla verità, non tutti, però, sono in grado di farlo. Notoriamente, calciatori, comici e personaggi dello spettacolo redigono un’autobiografia che fidelizza i propri seguaci, il più delle volte non abituati a prendere un libro in mano, ma felici di rendere un ulteriore omaggio allo showman preferito. Il tutto avviene con il beneplacito di numerosi grandi gruppi di distribuzione editoriale, i quali non guardano tanto ai contenuti, quanto alle previsioni sul numero di vendite. Grazie a questo sistema, cantanti o scrittori per un pubblico semplice quali Fabio Volo, traggono maggiore profitto dalle vendite rispetto ai monumenti della letteratura nostrana e internazionale. In questo circuito, dunque, non è da meno Matteo Salvini, il quale non soltanto conosce (o quanto meno intuisce) l’andamento e le strategie di marketing del cartaceo, bensì si lancia verso il consolidamento di un pubblico già fidelizzato, probabilmente appartenente a quella categoria sociale abituata alla lettura di libri inerenti alla pace nel mondo o alle banali storie d’amore semiadolescenziali. Il leader dei leghisti, forse, è stato colto dalla febbre dello statista carismatico, pensando di poter emulare scritti quali il Libretto Rosso di Mao Tse Tung o il Libro verde di Gheddafi, non tenendo conto dell’ineguagliabile spessore culturale, teorico e politico dell’ex presidente cinese.

Di fronte alla pubblicazione del libro, uscito il 5 Maggio 2016, le reazioni sono state le più svariate: su Amazon gli utenti sono esplosi con commenti di grande ironia in merito alla recensione dell’ “opera”, quali “il libro funziona alla perfezione, scalda al punto giusto quando messo dentro al camino”, oppure, “Offre notevoli spunti per trasferirsi in uno dei tanti Paesi europei”. Si tratta soltanto di due delle centinaia di affermazioni di spirito sul libro, indice di una non totale ignoranza del popolo italiano. Tuttavia, il leader del Carroccio prosegue senza troppi ostacoli la sua opera evangelica del credo leghista, girando per l’Italia e raccogliendo consensi tra i fantomatici seguaci, i quali per ovvi motivi preferiscono non esporsi eccessivamente, soprattutto nelle regioni del Meridione.

Effettivamente, l’ultima presentazione a Bologna del libro “Secondo Matteo” non si è svolta nella migliore delle atmosfere. Salvini, sotto le Due Torri, uno dei luoghi più caratteristici nella città, ha esposto il “tanto atteso” contenuto del suo libro, davanti a gruppi anarchici e della sinistra antagonista, che in segno di protesta hanno bruciato una foto del leader padano. Un’azione, questa, dalla carica fortemente simbolica, ma di certo poco utile a impedire lo svolgimento dell’evento. Il leghista, non contento di aver provocato i manifestanti con la sua sola presenza nel cuore della “città rossa”, ha esclamato “Chiuderò la mia campagna elettorale in Piazza Verdi, cuore della cittadina universitaria. (…) Bologna é di tutti, non possono esistere piazze o strade che non siano di tutti”. Stando alle presenti affermazioni, l’uomo della Padania dimostra un atteggiamento non meno infantile dei “sovversivi dei centri sociali” che egli critica. Lo scontro “politico” ha dunque il sapore amaro di una povertà dei contenuti, dove le frasi a effetto e i gesti inconsulti rivestono importanza, non l’attivismo, la dialettica e la potenza delle argomentazioni. Le armi attraverso le quali contrastare questi ignoranti fenomeni folkloristici esistono già e risiedono nelle stesse modalità che utilizza il nostro caro Matteo, sebbene non gli riesca bene: la cultura. Utilizzare qualsiasi strumento di diffusione a fini di sensibilizzazione collettiva è la massima priorità, come non lo è la semplice contestazione, che, per quanto lecita, non risolve il male alla radice e non sconfigge la propaganda xenofoba e reazionaria. Perciò tutte le opposizioni, soprattutto a sinistra, dovrebbero iniziare a introiettare una strategia della costruzione politico-culturale, non meramente critica ed esclusivamente antagonistica. Predisporre di un’organizzazione capillare, (sia essa un partito, un’associazione o un giornale), atta alla divulgazione di un sapere critico e aperto, può certamente aiutare in questa direzione.

In ogni caso, di fronte all’imperversare di situazioni di degrado intellettuale, mai quanto oggi è necessaria una rivoluzione culturale che parta dall’individuo e che si diffonda nel tessuto sociale. Perché ciò avvenga, è necessario il contributo culturale reciproco, o continueremo ad avere a che fare con una classe dirigente alla Salvini, ovvero un “Fabio Volo” della saggistica politica.