La manovra finanziaria relativa a quest’anno, che verrà conclusa a breve, avrà una portata di circa 27 miliardi di euro e, come prima di ogni approvazione di essa, vi sono state indiscrezioni e polemiche, tra cui le voci riguardanti l’aumento del ticket sanitario, il canone Rai in bolletta e la misura di aumento del tetto per le spese con i contanti.

Per quanto riguarda la prima misura- oggetto di contestazione- bisogna fare una precisazione: sebbene le spese per i servizi sanitari aumenteranno non vi saranno tagli lineari alla sanità, come quelli fatti da Tremonti anni fa ma né verranno compromessi i servizi indispensabili al cittadino (detti “salvavita”). Le persone meno abbienti, diversamente abili e coloro i quali abbiano superato i 65 anni di età, vista la necessità maggiore di accesso alla sanità, continueranno a godere di tariffe agevolate. Il senso della norma è, infatti, quello di eliminare gli sprechi di chi ricorreva a dei check up completi senza una certificata emergenza medica: visite e controlli non richieste dal medico, prima a carico del servizio sanitario nazionale, comporteranno un esborso finanziario da parte del cliente. In mezzo a varie contestazioni, tuttavia, questo potrebbe anche essere un provvedimento giusto in quanto si propone di mantenere intatto l’esercizio del diritto alla salute, per quanto riguarda i trattamenti necessari, nonostante la presente situazione di crisi e l’impellente necessità di fondi per finanziare le attività del Paese.

Un’altra fonte di scontro è rappresentata dal riversarsi del “Canone Rai” sulla bolletta elettrica per evitare i mancati pagamenti. L’imposta in questione ha un nome che può trarre in inganno rispetto alla sua reale natura: non si tratta di un qualche abbonamento che si paga se si decide di vedere i canali della Radio televisione italiana, bensì di una tassa sul possesso dei teleschermi che comprende, oltre ai classici televisori da salotto, anche i monitor da computer. Giusta o meno che sia rimane, comunque, una tassa al pari dell’IMU o della TASI e come tale va pagata e le polemiche immotivate di chi considera innaturale accorparla alle utenze elettriche sono finalizzate a perpetrare un regime di evasione fiscale (è l’imposta più evasa di tutte) che colpisce la collettività ed offende chi ha sempre adempito ai propri doveri nei riguardi del fisco. Bisogna considerare, tuttavia, che i possessori di più case si vedrebbero costretti, con questo nuovo sistema, a pagare un canone su ciascun loro possedimento e questa particolare fattispecie riguardante la proposta andrebbe rivista.

Oltre a queste due una ipotesi ha fatto davvero tuonare i sindacati ed è quella inerente all’innalzamento del massimale di contanti per transazione da 1000 euro a 3000. Questo incremento potrebbe, secondo le previsioni del ministero dell’economia, ad innalzare i consumi e far ripartire le attività  ma esiste, tuttavia un prezzo che le parti sociali non sono assolutamente disposte a pagare: diventerà molto più semplice effettuare dei pagamenti in nero, con un conseguente aumento di evasione fiscale che, nel lungo periodo, avrà l’effetto di creare ulteriore deficit e conseguenti tagli alle strutture pubbliche per reperire disponibilità economiche atte a sanarlo. Questa ipotesi, unita alla soppressione della “flessibilità pensionistica” (ovvero riduzione del requisito per il pensionamento) costituisce un punto inaccettabile per CGIL CISL e UIL le quali si sono ritengono che se più lavoratori andassero in pensione sarebbe possibile  aprire a nuove assunzioni favorendo il ricambio generazionale e contrastando la disoccupazione.

L’effetto aggiuntivo che si otterrebbe sarebbe non trascurabile: i settori della pubblica amministrazione dove non sono richiesti più tanti funzionari come in passato si normalizzerebbero autonomamente non assumendo nuovi impiegati, senza bisogno di licenziare o mettere in cassa integrazione nessuno (e sarebbe un ottima misura che potrebbe valere al Premier un po’ di fiducia anche da parte delle sinistre radicali, protagoniste delle polemiche contro il governo). Data la natura centrista del governo è, tuttavia, molto difficile giungere a soluzioni totalmente a favore delle classi più bisognose: per esempio sarebbe molto più utile favorire il pensionamento e compensare con una tassa patrimoniale sui grandi possedimenti e sulle quote finanziarie ma questo farebbe inesorabilmente crollare le già fragili basi su cui il governo poggia.