Per accorgersi che “la Bellezza sarà più forte della barbarie”, basta riavvolgere il nastro dell’eredità storica d’Italia. L’intensa rapidità delle sue sequenze si avvalora nella salubrità dell’arte e della tradizione, nelle viscere delle osterie e delle serenate, nelle pulsioni della partigianeria e dell’opportunismo. La capacità di apprezzarla, questa Bellezza, – e, quindi, di impugnarla a mo’ di baionetta, per intimidire i dispensatori di terrore -, sta nell’isolare gli sprazzi di splendore dai substrati d’oscenità, disseminati da chi desidererebbe vedere soppresso questo privilegio di beltà, traendo – da buon voyeur dell’analfabetismo – malato piacere. Renzi ne è consapevole. Ed è qui che si diletta nell’annunciare le sue ambigue iniziative. La sovvenzione per l’assetto militare e quella per l’impianto dell’educazione, godranno di equipollenza, nel calderone della demenza.

Le biblioteche, i libri, le trattazioni scritte, sono il cemento armato dell’Umanità, e rappresentano il sostegno alla riflessione. Da sole, però, non costituiscono l’apice della rivolta: la rivoluzione politico-culturale chiede asilo altrove. Ad esempio, alla ribellione verso il sistema mediatico convenzionale, che si ostina a decantare la litania del paventato “conflitto di civiltà”, magari rispolverando le fatiche giornalistiche e letterarie della Fallaci, e relegando Oswald Spengler e “Il tramonto dell’Occidente” fra le ammuffite mensole della dimenticanza. O alla destituzione dell’apparato rappresentativo-partitocratico, la cui sterile ed artificiosa antinomia dei suoi poli – da “Destra”, si accusa la malsana accoglienza della “Sinistra”; da “Sinistra”, si contesta la xenofobia della “Destra” -, pone l’accento sulla (effettiva o meno) matrice religiosa degli attentati, senza mai scavare in profondità.

Con quale cultura, dunque, abbatteremo il terrorismo? Quella renziana – quintessenza della propaganda elettorale – è il manifesto dell’inefficacia. La forzata equivalenza tra un investimento sulla Difesa e uno sull’Istruzione, nell’ottica di una lotta “sapiente” e “coscienziosa” al terrorismo, deraglia dai binari della logica. L’imperversare dell’ISIS non coincide con l’urgenza di rivendicare un predominio culturale, ma ci impone un approccio innanzitutto intellettuale. Incastonato in una consuetudine etico-sociale che consenta il confronto e il dibattito, quali uniche alternative per neutralizzare il chiacchiericcio da salotto. Nonostante Renzi stia comodissimo su quelle poltrone.