La superficialità delle artificiali costruzioni a tavolino falsa i negativi dell’Umanità: nella fotografia dell’esistenza, lo sviluppo della biologia si storpia nella camera oscura dei capricci. Inquadrandole in una cornice di immanenza, le pretenziosità dell’essere umano si sbriciolano sulla riva dell’autenticità, ove scorre – cristallino ed inalterabile – il rigenerarsi del vivente. Al ritmo di empiriche imprecazioni, la semplicità della vita sfotte le smanie del perbenismo, e le affoga nel tinello dell’evidenza. Che, benché offuscata, non può essere cancellata. La sinfonia della natura si compone nella metrica dell’eterogeneità, in cui fioriscono le generazioni e si tramandano le narrazioni. Nel palinsesto dell’eterno, l’adattamento ha una funzione suppletiva, non sostitutiva.

Il giusto riflesso sul dibattito pubblico dell’attività legislativa della Cirinnà, dovrebbe tingersi di queste tonalità. Se soltanto non fosse impegnato a cedere il posto alla farraginosità delle fazioni che il dibattito sulle Unioni Civili ha prodotto. Sulla sponda del sostegno alla propositività della senatrice, l’errore più grande che si possa commettere è interpretare le mobilitazioni folcloristiche del protagonismo da schiamazzi – incancrenito nell’isteria dell’ostentazione – come megafono di un orientamento sessuale. Per giunta, scimmiottando uno sguaiato orgoglio, nella foga della polarizzazione forzata di una battaglia. Che, per quanto lecita e concreta potesse essere, si è tramutata in una sterile rincorsa al profitto: economico, etico, e morale.

Agli integralisti della conservazione, invece, stimola enormemente l’idea di contendersi il primato della famigliarità con il lobbismo. Rigettando gli interrogativi sul coma intensivo della tanto brandita “Famiglia Tradizionale”: percossa dalla instabilità, stritolata dal consumismo, degenerata dalla mercificazione. Nel lago di sangue della giustizia sociale – annullata dalla frenesia della propaganda -, sia che si disprezzi il riconoscimento legale di una coppia omogenitoriale, sia che si rivendichi la sua legittimità, l’ideologizzazione della sessualità comprime la necessità di riabilitare il ruolo della nucleo famigliare nella stordita società contemporanea, ed ostacola la distruzione dell’attuale e scomposta gerarchia dei (non) valori. Dimenticandosi dell’assoluto: la procreazione non è un diritto acquisito, ma un privilegio divino.