Come ogni anno dal 1993 a questa parte, il 19 luglio si è tenuta la commemorazione in onore del giudice Paolo Borsellino di fronte al palazzo di giustizia di Palermo, punto nevralgico dei prossimi affari politici siciliani. Presenti alla commemorazione, oltre alle autorità locali, anche il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella e il figlio della vittima della Mafia, Manfredi Borsellino. La medaglia d’oro dell’assente ingiustificato spetta di diritto al presidente della regione Sicilia, Rosario Crocetta, mentre la figlia del giudice, ex assessore alla Sanità della Giunta Crocetta, aveva da tempo preannunciato la sua assenza.

Il tutto si svolge in un clima surreale, come se negli ultimi giorni non fossero state pubblicate da “L’Espresso” le intercettazioni chock che vedrebbero il medico del presidente regionale, Matteo Tutino, arrestato per truffa, falso e peculato, dire che Lucia Borsellino dovrebbe fare la fine di suo padre. Non essendoci alcun dubbio su chi sia l’eroe e su chi sia il malfattore del caso, e tralasciando di commentare le parole al veleno pronunciate dal Manfredi Borsellino, chiaramente scosso dalla vicenda, è molto più importante cercare di capire i retroscena di una vicenda che eufemisticamente si può definire torbida. Per farlo serve ricostruire gli eventi: Lucia Borsellino stava da tempo cercando di dare un giro di vite agli sprechi della sanità siciliana e, collaborando con la giustizia, era riuscita nell’impresa di far arrestare uno dei medici più potenti della regione, il già citato Tutino, primario dell’ospedale di Villa Sofia di Palermo per falso, truffa e speculato. Tutino, come già detto, era anche il medico personale del presidente della Giunta sicula Crocetta e, sentendosi stretto alle corde, avrebbe pronunciato in una conversazione telefonica col governatore: “Lucia Borsellino va fatta fuori. Come suo padre”. Fino a questo punto la vicenda, seppur vergognosa, sembra alquanto lineare e le dimissioni della figlia del giudice arrivano tempestive il 30 di giugno. D’ora in poi la faccenda diventa fumosa: le intercettazioni, pubblicate da “L’Espresso” vengono smentite dalla procura di Palermo per ben tre volte nonostante il settimanale continui ad affermare di esserne in possesso. Inizialmente la risposta di Crocetta è poco verosimile: il presidente, secondo i suoi legali, non avrebbe sentito la frase pronunciata da Tutino e, effettivamente, anche secondo “L’Espresso”, Crocetta non risponde alla frase, rimane in silenzio. Un silenzio omertoso?

Le critiche verso il governatore siciliano arrivano da ogni stanza di Palazzo dei Normanni, anche dai suoi colleghi del PD, tant’è che in una prima riunione per far fronte alla situazione i vertici DEM avrebbero deciso di liquidare Crocetta per andare alla elezioni anticipate. La soluzione del partito di governo è confermata anche ieri durante l’incontro fra i dirigenti PD, il segretario regionale Raciti e il sottosegretario renziano Faraoni. Crocetta, che intanto ha avuto il tempo di auto – sospendersi, però non ci sta e dichiara: “Non mi dimetto, sono un combattente e un combattente muore sul campo. Se lo facessi la darei vinta ai poteri forti. Qualcuno ha voluto mettere a segno un golpe, volevano determinare le mie dimissioni o il mio suicidio e trovo assurdo che organi istituzionali abbiano espresso giudizi senza fare le dovute verifiche con la procura. Il Pd vuole le mie dimissioni? Mai, mi sfiducino se vogliono, così si renderanno complici dei golpisti e passeranno alla storia come coloro che hanno ammazzato il primo governo antimafia della storia siciliana”.

In effetti sono parecchie le domande che turbano i sogni di chi è maggiormente attento alle dinamiche politiche siciliane. La prima fra tutte è: perché “L’Espresso”, da sempre vicino al PD, ha deciso di pubblicare queste non ufficiali intercettazioni lasciando campo libero agli avversari democratici di mangiarsi vivo il governatore? Perché il PD ha deciso di voler far dimettere Crocetta senza avere ancora letto le intercettazioni della procura mentre ha coperto le spalle a De Luca in Campania e voleva convincere Chiamparino a proseguire il suo mandato anche senza il benestare del TAR? Che Crocetta non andasse per niente bene al PD a causa del suo animo libero e delle sue dichiarazioni senza freni si sapeva, ma è possibile che lo volessero cacciare a costo di rovinagli la vita ? Quali erano i reali rapporti fra Tutino e Crocetta? Quanto ha fatto realmente Crocetta per liberare la Sicilia dalla Mafia?

In conclusione rimane ancora una domanda: che vi siano o meno i poteri forti alle spalle di questa vicenda, per richiamare il complottismo crocettiano, era proprio necessario sfruttare la figura di Paolo Borsellino per far franare una giunta regionale che, evidentemente, non è mai stata la più in linea con le tendenze del PD? C’è del marcio in Sicilia.