Se esistesse l’Ufficio Anti-Stupidaggini, avrebbe un superlavoro tale che non basterebbe la burocrazia più pesante del mondo, cioé la nostra, per smaltire l’alluvione di pratiche. Una delle ultime sarebbe senz’altro la reprimenda di tal Marco De Giorgi, dirigente del dipartimento Pari opportunità, che dalla sua scrivania all’Unar (Ufficio nazionale antidiscriminazione razziale) ha invitato la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, a non dire più cosacce che puzzino di “generalizzazioni e stereotipi” sfavorevoli ad “un sollecito ed adeguato processo di integrazione e coesione sociale” con gli immigrati. Cosa aveva detto di tanto obbrobrioso l’ex ministro della gioventù sotto Berlusconi? Questo: “basta immigrazione e soprattutto basta immigrazione da paesi musulmani. La (piccola) quota di immigrati che reputiamo necessaria prendiamola da quei popoli che hanno dimostrato di non essere violenti. Non mi risulta ci siano casi di terrorismo collegato ai filippini, agli argentini, agli ucraini, ai peruviani. Premiamo allora chi ha dimostrato di integrarsi con maggiore facilità. Per gli altri, porte chiuse finché non avranno risolto i problemi di integralismo e violenza interni alla loro cultura” (www.stranieriinitalia.it, 29 giugno 2015).

 Mammia mia che impressione. Ma non certo per il contenuto presuntamente discriminatorio, che poteva far agitare solo un ufficietto tanto pomposo quanto inutile e, anzi, discriminante esso stesso, per la pretesa di censurare le idee che non vanno a genio alla vulgata politicamente corretta. In una democrazia che non voglia degenerare in tirannia della maggioranza, tutte le opinioni devono poter esprimersi. Tutte, senza eccezioni, purché siano espresse pacificamente. Per dire: chi scrive è convinto che, fatto salvo l’obbligo sacro di asilo per chi rischia la vita, dovremmo iniziare una buona volta a selezionare: attualmente, per esempio, meglio un europeo di un extraeuropeo, meglio un russo se ci alleassimo con la Russia, di un turco, meglio un tunisino che è mediterraneo, di un filippino, insomma meglio fare scelte che farsi scegliere. Una società di comunità, con il buon diritto di quella storica alla scelta e primato sulle altre per ragioni non solo economiche, ma vivaddio geopolitiche e culturali. E’ razzismo, questo? Se lo è, razzismo tutta la vita. Nel frattempo, signori liberal-democratici dei nostri stivali, fate la cortesia di abolire l’ignominioso e tragicomico sotto-organo del governo. Risparmieremmo tempo, soldi e il residuo di dignità dello Stato cosiddetto “democratico”.

Quel che la Meloni non capisce è che la società di comunità, con un’identità definita e forte, è al momento un ideale, giusto e perseguibile ma ideale, non una realtà. E quindi, adesso come adesso, il massimo di integrazione possibile che si può chiedere agli aliens é il rispetto delle leggi vigenti, punto. Perciò, sorvolando sulla stupida generalizzazione sui popoli “violenti” perché “musulmani” (stupida in quanto generalizzazione, e fine), ci deve bastare e avanzare che chi vive fra noi non delinqua, fine e strafine. Il grosso problema, cara Meloni, è che noi italiani (ed europei) un’identità non ce l’abbiamo più, o ne abbiamo una che fa acqua da tutte le parti: ecco cosa fingete di non capire voi buontemponi di identitaristi. Dovremmo anzitutto lavorare su noi stessi, abbandonando noi per primi il nostro modello sociale ed economico che è violento in sé, che ha causato a monte la migrazione di massa e che ora la favorisce ed alimenta per rifornirsi di schiavitù salariata a buon mercato. Se prima non ricreiamo la nostra identità ripudiando la globalizzazione, gli immigrati avranno diritto a reclamare la loro fetta di miseria, mentre noi non ne avremo nessuno per fare distinzioni legittime in teoria, ma prive di credibilità nella pratica.