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Carissimo lettore, se paghi le tasse sappi che sei un fesso. Chi te lo fa fare, tanto prima o poi arriva il condono fiscale e il governo ti rimette in regola come se avessi versato tutto. Questa è l’amara interpretazione che verrebbe da fornire leggendo il provvedimento riguardante la rottamazione delle cartelle esattoriali di Equitalia inserita nella legge di Bilancio, presentata dal governo pochi giorni fa. Un provvedimento del quale tuttora si sanno notizie frammentarie e poco chiare, giacché a oggi non risulta approvato alcun decreto a riguardo. Ma i dettagli tecnici non servono, poiché a prescindere da essi il subliminale messaggio del governo resta lo stesso: chi ogni anno si prende lo zelo di pagare le tasse dovute è uno sciocco, un fesso.

A quanto pare, comunque, saranno inclusi nella rottamazione i tributi contestati dall’Agenzia delle Entrate, i contributi Inps e Inail, e probabilmente anche multe e Iva. Un bello schiaffo agli italiani onesti che in un periodo di grave crisi come quello attuale hanno fatto grossi sacrifici per versare il dovuto all’Erario; italiani che si vedranno sorpassati dai soliti furbetti che i soldi delle imposte preferiscono tenerseli per sé, e che un’altra volta resteranno impuniti. Sembra di vedere Alberto Sordi in I Vitelloni: “Lavoratori? Prrr!”. Delle vecchie cartelle esattoriali non si pagheranno più gli interessi per l’iscrizione ritardata a ruolo, gli interessi moratori, le sanzioni, le spese di notifica e gli oneri di riscossione, con un risparmio rispetto a ciò che sarebbe dovuto alle casse dello Stato stimato dal 30 a oltre il 50%. Un bel regalo di fine anno agli evasori.

Quand’è che i lavoratori arriveranno anche per loro?

Il nostro Paese conoscerà così il decimo condono fiscale della storia repubblicana. Il primo fu approvato nel 1973 dall’allora governo Rumor II, mentre l’ultimo risale al 2009, opera del governo Berlusconi IV. Ogni volta che si è data vita a ognuno di questi condoni si è poi detto che non ve ne sarebbero stati più, che sarebbe stato l’ultimo. Eppure eccoci qui nel 2016 ad assistere all’ennesima legalizzazione dell’evasione fiscale. Legalizzazione non solo della semplice evasione, bensì legittimazione della criminalità: infatti chi ha evaso non dichiarando (non potendo dichiarare, in questo caso) entrate in nero, derivanti da prostituzione, truffe, usura, traffico di droga, armi e il diavolo sa cosa, potrà facilmente ripulire il suo denaro sporco dichiarando una causale X e pagando una modesta cifra allo Stato. Ecco che il condono dell’evasione diventa una vera operazione di “autoriciclaggio legalizzato”, per citare l’espressione usata un paio di giorni fa da Marco Travaglio sul Fatto. Ma dobbiamo comprendere il povero Renzi: sono tempi difficili, anche lo Stato ha bisogno di far cassa per garantire i servizi dovuti ai cittadini. Da tale operazione sono infatti previste entrate tra i 3 e i 4 miliardi di euro, come dichiarato dal premier e dal ministro Padoan. Denaro utile che potrà essere ben reinvestito in più nobili scopi. Dunque lodi al governo che si prodiga machiavellianamente di procurare soldi per il bene dei cittadini.

Eppure lo stesso dicastero di Pier Carlo Padoan ha diffuso pochissimi giorni fa un dato significativo: l’evasione annuale in Italia è arrivata a quota 108,7 miliardi di euro. Circa 36 volte la cifra che chi ci governa conta di recuperare dal condono fiscale. Ebbene, non sarebbe forse più opportuno che da Palazzo Chigi si preoccupassero di fare una guerra senza esclusione di colpi a coloro che non versano il dovuto all’Erario, anziché perdere la dignità e dare uno schiaffo all’onestà degli italiani andando a racimolare qualche spicciolo perdonando gli evasori? Non vogliamo illuderci che il governo riesca a recuperare tutti quei 109 miliardi citati dal Mef, eppure se si arrivasse anche al 50% di tale cifra sarebbe una gran cosa, con decine di miliardi sottratti a chi non rispetta la legge pronti a essere impiegati per il bene pubblico. Ma no, meglio strizzare l’occhio agli evasori così magari il 4 dicembre sapranno cosa votare al referendum. In altri tempi si sarebbe tuonato al voto di scambio. Ma in fondo non si tratta nemmeno di condono fiscale, Renzi ha tenuto a precisare. Egli si era infatti già impegnato a non farne più. Questa misura è bensì una “voluntary disclosure”, per usare l’ennesimo, inutile anglismo di maniera concepito per l’occasione proprio dal nostro smart premier. O un “aiuto alle famiglie”, come ha detto il viceministro dell’Economia Zanetti. Almeno lui ha ragione. Questa very cool “voluntary disclosure” è un caritatevole aiuto alle famiglie. Degli evasori.