Angelino Alfano a soli 46 anni è stato quattro volte nei ministeri chiave della Repubblica e due volte vice-presidente del Consiglio dei Ministri, ma come è possibile tutto questo? Per capirlo occorre fare un passo indietro e raccontare le origini dell’attuale Ministro degli Esteri del Governo Gentiloni. Angelino Alfano nasce ad Agrigento il 31 Ottobre 1970 e già dalle referenze del padre Angelo (consigliere comunale e assessore ad Agrigento della DC) è possibile farsi un’idea di come si svilupperà politicamente l’Alfano politico. Sin da giovane infatti Alfano frequenta gli ambienti della Democrazia Cristiana siciliana, diventando Delegato Provinciale del Movimento Giovanile ad Agrigento. Si forma scolasticamente come avvocato e nel 1989 diventa anche giornalista pubblicista.

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Nel 1994 arriva la svolta, con la discesa in campo di Berlusconi. Così Alfano racconta il suo amore per il Cavaliere: “Vidi in televisione un imprenditore che aveva passione per la libertà, che aveva il sole in tasca, che aveva tanta voglia di cambiare il Paese. Sentii una musica straordinaria, un jingle straordinario, che emozionò milioni di italiani e, vedendo quell’uomo, sentendo quella musica, sentendo quel programma, decisi di aderire a Forza Italia”. Nel 1996 viene eletto nel collegio di Agrigento per FI. come deputato dell’Assemblea Regionale Siciliana e nell’Estate dello stesso anno partecipa al matrimonio della figlia del boss mafioso Croce Napoli, con cui si scambia baci e abbracci. Nel 2002 uno scoop di Repubblica svelerà questa vicenda e Alfano si difenderà dicendo che era stato al matrimonio su “invito dello sposo”. Le amicizie giuste e il rapporto idilliaco con Berlusconi, lo spingono prima a diventare Deputato in Parlamento (2001) e successivamente (2005) coordinatore regionale di Forza Italia in Sicilia. Ma la vera svolta arriva nel 2008, quando durante l’ultimo Governo Berlusconi viene nominato Ministro della Giustizia. Da quel momento in poi Alfano non si staccherà più dalla poltrona (salvo la parentesi del Governo tecnico di Mario Monti) collezionando un ministero chiave dopo l’altro, nonostante le successioni nei Governi PD degli ultimi anni.

Silvio Berlusconi e Angelino Alfano.

Silvio Berlusconi e Angelino Alfano.

Ma alla storia del politico agrigentino manca un elemento fondamentale: la rottura con Berlusconi. Dopo l’esperienza ministeriale, di cui viene ricordato il celebre “lodo” cassato dalla Corte Costituzionale; Alfano diventa segretario del PDL ed è pronto a lanciarsi nella candidatura per la successione alla leadership, con il sostegno di Silvio Berlusconi. Ma il 2 Marzo del 2012 il Cavaliere affossa Alfano con la celebre frase “Gli manca un quid” ovvero che gli manca qualcosa per aspirare ad essere suo successore, e forse la volpe di Arcore aveva ragione, perché pochi mesi dopo Alfano non riesce a far vincere i suoi candidati neanche nella sua amata Sicilia, prima con Massimo Costa, arrivato terzo nelle comunali di Palermo e successivamente con Nello Musumeci, sconfitto da Crocetta alle regionali. Dal punto di vista strategico Alfano non riesce neanche a ricomporre l’asse con l’UDC di Casini sul piano nazionale. Ma nonostante le numerose sconfitte l’ormai ex “delfino” di Berlusconi continua ad avere il sostegno di metà dei big del Partito, e quando il Cavaliere decide di scogliere il PDL per ritornare a Forza Italia molla il suo “maestro” fondando il Nuovo Centro Destra, decidendo di continuare a sostenere il Governo Letta di cui era vicepremier e Ministro dell’Interno. Da quel momento volano stracci tra Berlusconi e Alfano, con l’ex Premier che considera il suo ex “delfino” un traditore e il leader del Nuovo Centro Destra che attacca il Cavaliere definendolo “irriconoscibile” perché pieno di “Rabbia e rancore” e criticando l’operato dei suoi governi definiti “privi di coraggio”.

Angelino Alfano e Matteo Renzi.

Angelino Alfano e Matteo Renzi.

Nel Febbraio del 2014 nasce il Governo Renzi e Alfano viene riconfermato vicepremier e Ministro dell’Interno e il Nuovo Centro Destra diventa la seconda forza politica del Governo dopo il PD con 3 ministri, 1 viceministro e 9 sottosegretari. Tutto sembra andare a gonfie vele per Alfano, soprattutto rispetto alle “manovre di palazzo”, ma molti dei big che l’avevano seguito nell’avventura del Nuovo Centro Destra, iniziano a covare dubbi sul leader e sul progetto del Partito. Nel frattempo Berlusconi, che era stato nuovamente dato per morto, riacquista spazio all’interno del dibattito politico, e pian piano sfila pezzi della dirigenza di Partito al suo ex “delfino”. A tornare nell’ovile del leader di Forza Italia saranno tra gli altri anche volti noti del centrodestra italiano, come Giovanardi, Quagliariello, De Girolamo e Schifani. In quel momento Alfano capisce che non può sfondare a destra, dove i “populismi” di Salvini e Meloni e l’immortale Berlusconi sono padroni del campo; mentre al centro in pieno sbando, dopo il fallimento del progetto Monti e la totale mancanza di lungimiranza dei leader storici (vedi Casini), vi è largo spazio di manovra. A seguito di questo ragionamento Alfano scoglie NCD e crea Alternativa Popolare nel Marzo di quest’anno, spiegando l’orientamento del progetto con queste parole: “Con un PD che vira a sinistra e una FI che vira a destra, al centro abbiamo delle praterie”. Nel frattempo però si tiene stretto l’ennesimo dicastero del “PD che vira a sinistra”, essendo l’attuale Ministro degli Esteri in carica del Governo Gentiloni.

Lui è Alessandro Alfano, fratello di Angelino,  balzato agli onori delle cronache per il suo meritatissimo incarico alle Poste Italiane da 200 mila euro l'anno.

Lui è Alessandro Alfano, fratello di Angelino, balzato agli onori delle cronache per il suo meritatissimo incarico alle Poste Italiane da 200 mila euro l’anno.

Sembra che anche in questa occasione Alfano non abbia fatto nemmeno in tempo a dire la sua strategia, che già qualcuno è stato pronto a rubargliela. L’Ennesima scissione nel PD e il plebiscito di Renzi alle primarie, aprono in realtà praterie a sinistra, mentre il centro è il vero obiettivo del leader di Rignano. Attualmente Alternativa Popolare rischia di non superare neanche la soglia del 3%, che gli permetterebbe di entrare in Parlamento con il Consultellum. Pertanto la strada di Alfano sarà tutta in salita, laddove si troverà a fronteggiare il voto dei cittadini lontano dal suo amato “palazzo”.