Al giorno d’oggi è sufficiente accendere la televisione su un qualunque canale per trovarsi, all’ora di cena, un aperitivo di natiche in prima visione ma il film di Garrone proprio no, è scandaloso! Il problema che si trascina con sé il proibizionismo è quello di aumentare a dismisura il desiderio di ciò che viene vietato.

Un gesto insensato che penalizza i ragazzi poiché li priva di un metodo di accesso alla cultura tradizionale tramite una rivisitazione moderna e li lascia più poveri ma protetti dalla visione di un pericolosissimo seno femminile nudo. Nella società odierna, purtroppo, ci sono due problemi di fondo: la prevalenza dell’apparenza sulla sostanza e l’estremizzazione di qualunque cosa.

Per quanto riguarda il primo non ne è immune nessuno; a tutti, da piccoli, viene insegnato che non bisogna vestirsi come dei barboni o che non si debbano dire le parolacce in pubblico ma non viene spiegato, per esempio, che la carenza di igiene favorisca l’insorgenza di malattie o di batteri o che essere volgari, a lungo andare, diviene una abitudine e questo può dare problemi nel rapportarsi con le persone. Quello che traspare è che non sia opportuno adottare certi comportamenti e modi di vivere semplicemente perché non adatti alla società.

In merito al secondo problema bisogna dire che è talmente radicato nella nostra società da essere diventato un tratto distintivo degli italiani: dal treno che era “tre ore in ritardo” al centro commerciale con “cinquantamila persone” che sono esempi che potrebbero essere anche simpatici si passa, tranquillamente, ad eccessi anche dall’altro lato come, appunto, il divieto tassativo di mostrare un paio di seni per un minuto a dei ragazzi che, tramite un accesso a internet ormai sempre più semplice grazie agli smartphone, hanno sicuramente visto scene molto più spinte.

L’importante è che il misfatto succeda dove non sia possibile dimostrarlo oppure che riguardi tutti e quindi non possa essere etichettato come comportamento deviato dal giudizio degli altri, come i programmi televisivi che arrivano simultaneamente nelle case di tutti gli italiani. Lo stesso Domenico Basile, direttore della rassegna di cui il film sotto accusa faceva parte, ha replicato trovando il blocco immotivato in quanto non solo la pellicola era considerata adatta a tutte le età ma erano state anche seguite le direttive dell’ente che ha conferito il bollino verde all’opera.

Tali raccomandazioni prevedevano la presenza di adulti accompagnatori che fossero in grado di spiegare ad un pubblico giovane il senso delle scene proiettate. Si potrebbe chiedere ai ragazzi quale sia il loro parere sulla vicenda ma, al momento, visto che i genitori non possono saperlo, saranno tutti a cercare il film in streaming.