Il nostro è un titolo provocatorio ma ancora più provocatorio e deleterio è l’attuale sistema televisivo italiano che, attraverso svariati talk show ormai finiti per essere veri e propri “pollai” da discussione (Pasolini ne aveva profetizzato i risultati), danno voce ad un sistema partitico ormai fallito ma sempre pronto a cavalcare l’onda dell’isteria diffusa tra la gente per accaparrarsi consensi e lievitare i numeri delle percentuali nei sondaggi elettorali. In un Paese- e ci vuole coraggio a chiamarlo ancora così- dove la democrazia rappresentativa è stata sacrificata sull’altare del trasformismo, alimentata com’è dal solo perseguimento di interessi individuali da parte di chi detiene il potere, il senso di smarrimento ed il trionfo dell’anarchia diventano inevitabilmente protagonisti assoluti. Il risultato posto sotto i riflettori è la perdita di fiducia, prima di tutto, nei confronti dello Stato e di chi dovrebbe rappresentarlo.

Specchio di questa dannosa condizione di caos e incertezza è proprio il problema delle case “impopolari” (così le hanno chiamate “Le Iene”), tetti contesi dalla disperazione e gestiti dalla criminalità. Un sistema che dà spazio a tutti e a nessuno nello stesso momento. A tutti quelli che ci mangiano e a nessuno di quelli che vantano reali diritti, finiti per restare carta straccia tra i cassetti di chi gestisce. A Milano, dove già tempo addietro scoppiò il caso delle occupazioni delle case popolari, sono infatti 23 mila le persone in attesa di un alloggio regolare, nonostante l’esistenza di altrettanti alloggi ufficialmente non assegnati ma ufficiosamente occupati. Il sistema, già diverse volte denunciato dalle televisioni nazionali e non solo, non ha nulla di invidiare al business dell’immigrazione che passa dalle mani del singolo scafista agli accordi sottobanco di cooperative italiane, fino al politico di turno che promette aiuti insieme ad una tessera elettorale dove la crocetta segnerà il proprio partito. D’altronde l’immagine che ritraeva il clan dei rom a pranzo con i più importanti esponenti politici che gestivano (o gestiscono) l’affaire, divenuta ormai emblema dell’inchiesta “Mafia Capitale”, la dice lunga sulle capacità di questo Paese di gestire situazioni del genere senza ricorrere alla corruzione.

“Devi passare da loro per entrare nelle case, comandano loro”, così riferisce alle telecamere delle “Iene” uno dei tanti residenti della zona San Siro di Milano da tempo arreso al sistema omertoso che vige attorno quelle case. Un sistema dove se parli vieni zittito, minacciato, fatto fuori. Un sistema che permette l’occupazione di case regolarmente affidate ad anziani temporaneamente ricoverati in Ospedale e nello stesso momento sfrattati dalla criminalità. Portoni scassati e lucchetti cambiati, mentre non cambia mai il business di “catene grandi” che danno da mangiare ad extracomunitari ed italiani indistintamente, mentre le forze dell’ordine provano a colmare l’assenza di uno Stato debole coi forte e forte poi coi deboli. Uno Stato che lascia invalidi “regolari” dormire per strada o nella propria auto, per poi pagare le bollette ai numerosi campi rom sparsi per l’Italia e divenuti, troppo spesso, vere e proprie discariche. Da un lato le denunce di un Salvini che non perde occasione (imitando l’altro Matteo) per visitare i campi giusto per scattare il selfie col maiale degli stessi rom e scriverci su qualche battutaccia da pubblicare su twitter, dall’altro il perbenismo o l’esterofilia di chi, sui rom, fa politica vera e propria. La via di mezzo, quale potrebbe essere un indirizzo pronto ad offrire certi servizi in cambio di relativi pagamenti da parte di chi ne usufruisce e, soprattutto, la pretesa del rispetto di regole comuni per una migliore integrazione (spesso non voluta dagli stessi rom, integrati come sono al proprio modello di vita), sembra una strada difficile da affrontare perché, in realtà, poco voluta un po’ da tutti.

Ed ancora, da un lato l’assenza di uno Stato incapace di imporsi contro tale criminalità, dall’altro la sua connivenza implicita che si traduce nella depenalizzazione del reato di occupazione abusiva, già voluta dal Governo Renzi con la legge delega 67 del 28 aprile scorso. Occupare le case non sarà più reato? Un’invasione, quella di “terreni ed edifici” che sarà semplicemente ridotta ad un illecito amministrativo, con il risultato che le occupazione- ultimamente diminuite dopo i controlli delle forze dell’ordine- aumenteranno a dismisura, dato che contro di esse potranno solamente attivarsi cause civili lunghe quanto la burocrazia italiana. Una barzelletta che non fa ridere ma che restituisce forse maggiore credibilità alla nostra provocazione.