Gentilissimo Premier Renzi,

Ci avevate promesso la luna, e sì e no ci avete dato una stellina Ikea da appiccicare al muro e far brillare al buio. Intesi, non abbiamo mai creduto alle Vostre promesse, però un minimo di speranza ce l’avevate fatta venire. “Una riforma al mese”, dicevate, e poi? Poi il nulla. La legge elettorale doveva essere pronta a settembre 2014, e invece stiamo ancora aspettando; la #BuonaScuola è un colabrodo orribile, lo Sblocca Italia è uno sblocca-trivelle assassino dell’ambiente e del paesaggio, e l’edilizia scolastica, la riforma del penale e delle pensioni sembrano dei latitanti che neanche Matteo Messina Denaro saprebbe far di meglio.

La questione, Gentilissimo Premier Renzi, è che questo Paese senza le riforme morirà presto. Non solo. Vi sveleremo un piccolo segreto. Della legge elettorale ci interessa molto poco, visto che tanto se non si vota ce ne facciamo ben poco. Dovete sapere, Gentilissimo Premier Renzi, che sarebbe bene Voi interveniste in tre ambiti cruciali e indispensabili. Solo tre, non di più: sistema giudiziario, sistema scolastico e lotta all’evasione fiscale. Sono parole che sanno di vecchio, è vero. Peccato che – siccome nessuno è mai intervenuto seriamente prima di Voi – siano più che mai attuali.

Come saprete, il sistema carcerario italiano è ormai da tempo al collasso. L’UE ci sanziona, dobbiamo pagare somme enormi di denaro per il mancato rispetto dei sacrosanti diritti dei detenuti, e noi continuiamo ad utilizzare un codice penale incartapecorito. Abbiamo 140 detenuti ogni 100 posti disponibili, e il 40% di essi è in regime di custodia cautelare, in attesa di un giudizio che non arriva mai a causa dei tempi della Giustizia. Nel nostro Paese – Gentilissimo Premier Renzi – solo il 20% dei carcerati svolge una qualche attività indispensabile per il recupero sociale dell’individuo previsto dalla nostra Carta costituzionale, e di essi la quasi totalità lavora per la manutenzione del carcere in cui alloggia: bene per la manutenzione delle strutture (per altro pessima), ma malissimo per il reintegro del soggetto. Lo denunciammo noi dell’Intellettuale Dissidente (leggi qui) e poi Report ma nulla mai cambiò. Cosa dobbiamo aspettare, Gentilissimo Premier Renzi, per vedere un barlume di civiltà? Ci sono persone – troppe persone – che in carcere si tolgono la vita: sono il sintomo di un sistema che opprime anziché reintegrare. Tutto questo è simbolo di un Paese arretrato anzitutto culturalmente e politicamente, prima ancora che economicamente.

E a proposito di cultura: la scuola. L’abbiamo analizzata, la Vostra Buona Scuola, ci mancherebbe. Eppure c’è una cosa che ci sfugge: qual è la ratio della riforma? Perché volete assumere docenti dalle GAE (Graduatorie ad esaurimento) senza considerare che tra i docenti in lista solo il 10% ha superato i test d’idoneità? Perché volete mettere ad insegnare delle persone che non dimostrano la propria competenza? E ancora: perché volete fare delle nostre scuole delle vere e proprie aziende, con l’ingresso dei privati e la trasformazione dei Dirigenti scolastici da presidi a manager d’azienda? Perché industrializzate, appiattite e penalizzate quanto di migliore l’Italia abbia prodotto nei decenni? E poi i test Invalsi: c’è un’intera classe di docenti e studenti che si oppone a dei test dozzinali, semplicistici, che vanno a valutare l’operato di un insegnante sulla sola base del profitto, come fosse un macchinario industriale e non un umano che insegna ad altri piccoli umani. Tutta l’Europa ha guardato al nostro Paese quando si è trattato di riformare il mondo della scuola. Avevamo il miglior sistema d’istruzione del mondo occidentale, ed oggi succede che le scuole crollano alla prima folata di vento o chiudono per la presenza di blatte, topi e piccioni. La violenza all’istruzione non l’accetteremo, perché è violenza sui più deboli, sui più indifesi e, soprattutto, è violenza nei confronti del nostro futuro.

Ma Voi – Gentilissimo Premier Renzi – ci risponderete con la solita litania, dicendo che non ci sono i fondi, che le eredità berlusconiane sono pesanti, che l’Unione Europea non è d’accordo… Adesso basta. Noi de L’Intellettuale Dissidente siamo osservatori politici talmente attenti, geniali ed innovativi che abbiamo scoperto dove trovare i soldi per fare tutto questo. Ebbene, la panacea di ogni male è la lotta all’evasione fiscale. Anche questo Vi puzza di vecchio? Peccato, perché si potrebbe far molto.

Pensate – Gentilissimo Premier Renzi – che ogni anno in Italia l’evasione ci costa 180 miliardi di euro. L’anno scorso i Vostri colleghi dovettero fare i salti mortali per trovare 3 miliardi per coprire il mancato introito dell’IMU. E l’evasione costa 60 volte di più. Ma poi, questa lotta come va condotta? Avete sommerso di tasse chi le tasse non può evaderle, e avete portato al fallimento (quando non al suicidio) migliaia di piccoli e medi imprenditori strozzati dalle vostre richieste. La vostra cricca di potenti si è resa colpevole della più grande ondata di malessere dell’ultimo secolo. Le tasse che ci obbligate a pagare ci succhiano più della metà dei nostri introiti, e in cambio ci offrite servizi scadenti, ritardatari, impantanati nella burocrazia ed insufficienti.

Gentilissimo Premier Renzi, quello che il popolo chiede disperatamente, prima di annegare nei contributi, è di mettervi di traverso ai grandissimi evasori. Andate a fare le pulci alle grandi multinazionali che aprono sedi nei paradisi fiscali, indagate sulle grandi imprese che eludono il fisco con semplici manovre finanziarie da Voi stessi facilitate. Realizzate una legislazione seria e reale contro il riciclaggio di denaro sporco, e lottate contra la grande evasione fiscale, liberateci dal cappio che ci avete messo al collo: torneremo ad essere il grande Paese che siamo sempre stati. Vi sveleremo un altro segreto, Gentilissimo Premier Renzi: qui sotto si sente una puzza terribile. È la puzza che emana chi promette ma non mantiene, chi dice di cambiare le cose e poi le lascia così come sono. E questa puzza, Gentilissimo Premier Renzi, viene da lì sopra, dalla Vostra cricca di potenti.