Continua, particolarmente intensa negli ultimi giorni, l’indefessa e instancabile opera di lenta erosione della nostra libertà. Come da manuale, il pretesto, la motivazione, la causale non poteva che essere l’ormai celebre emergenza. L’emergenza ovvero l’illegalità legalizzata, la sospensione del diritto, lo stravolgimento degli equilibri di potere, la fine dei controlli, delle garanzie e dei contrappesi, in breve, il de profundis di una democrazia: formidabile, performante, ineguagliabile, terrificante nelle possibili conseguenze che può causare, lo strumento dell’allerta, del panico indotto è, sopratutto in un paese, per vari e in certi casi comprensibili motivi, ignorante, nel senso che ignora, e disinformato come il nostro e che, se anche si informa, è comunque traviato da una stampa molto spesso reticente, al potere prona e dunque votata al tristo destino di disinformare, lo strumento emergenziale, dunque, si configura come il randello di soppressione e soffocamento per gli sparuti focolai che lampeggiano le ultime resistenze.

C’è puzza di Orwell in giro, quando si legge sui giornali che il governo, per volontà del proprio ministro dell’Interno mr. Faccia di tolla, dal numero di imbarazzanti casi cui è passato senza neanche aver avuto il pudore di dimettersi o nascondersi e cancellare le tracce in un deserto qualsiasi, ha tentato di far approvare nel “Patriot Act” un emendamento per cui, senza alcuna regola chiara, si combatte il terrorismo (ecco l’emergenza: l’isis, che ormai anche gli americani sanno di aver creato con le proprie mani) attraverso cui lo stato penetrava e acquisiva tramite trojan come, e a chi meglio credeva, tutti i dati possibili interni a un pc, un tablet, uno smartphone. Il premier però ha poi ordinato e ottenuto di cancellare e eliminare, vista la reazione dei cittadini e dei giornali alla notizia, tale emendamento. Il fallimento tuttavia, non cancella il tentativo di imporre, come ha affermato in un’intervista l’ex generale della Guardia di finanza, Umberto Rapetto, “le leggi marziali […] sul diritto vigente” perché “non si può istituire una opportunità investigativa senza garanzie contro gli abusi”.

Ma aldilà del esperimento compiuto, nulla toglie, come probabilmente è, che le nostre vite digitali, sempre più coincidenti con quelle reali, siano totalmente in balia dell’arbitrio e del dominio di chiunque, stato, azienda informatica che sia, e che la norma proposta non fosse altro che l’istituzionalizzazione di un dato di fatto. E non è certo complottismo o dietrologia o il solito panico dell’apocalittico di turno, dire che l’attuale nostra società quasi costringe i suoi membri a entrare nel circuito elettronico, pena l’emarginazione sociale; e se questo è vero, a meno che non ci si voglia isolare in un eremitaggio perpetuo, si presenta come tanto più necessaria una serie determinata di norme che, concretamente, regoli l’universo online e preservi la sfera privata di ogni singolo. La stella polare deve quindi essere, come ha ricordato il deputato di Scelta Civica, Stefano Quintarelli, una affermazione di Benjamin Franklin: “Chi è pronto a dar via le proprie libertà fondamentali per comprarsi briciole di temporanea sicurezza, non merita né la libertà né la sicurezza”.