di Alessio Sani

Il primo annuncio era avvenuto in aprile. In una lunga intervista Gianroberto Casaleggio aveva tracciato a grandi linee il ritratto di Rousseau, l’agognato sistema operativo del Movimento 5 Stelle. Di questi giorni è la notizia del lancio della versione beta, che viene definito imminente e infatti ancora non si vede. Non che sia semplice, data l’ambizione del progetto, eppure la sua implementazione è un problema urgente per il Movimento. Sulla visionarietà di alcune sue posizioni si basa l’adesione di buona parte dello zoccolo duro e la democrazia diretta è in cima al manifesto dei valori.

Il vecchio sistema, ispirato a quello del partito pirata tedesco (Liquid Feedback) è in uso dall’ottobre 2013 e ha avuto più del tempo dovuto per mostrare tutti i suoi limiti e conseguentemente scoraggiare la partecipazione attiva. Non può che sorgere, in realtà, il dubbio che le falle del sistema siano volute. Si può comprendere la cautela con la quale Grillo e Casaleggio lasciano la libera uscita al proprio figliolo, ma non è soffocandola che si fa la rivoluzione digitale.

Fino ad oggi, la Rete è stata chiamata in causa di rado, per lo più per plebiscitare le espulsioni degli scomunicati (che, a onor del vero, spesso erano al patibolo proprio per aver denunciato deficit di democrazia interna). Questo per quanto riguarda la votazioni dirette. Per il resto il sistema finge di gestire una disordinata caoticità nella quale i parlamentari presentano le loro proposte di legge e gli attivisti le commentano. Che questi commenti servano effettivamente a qualcosa, dato che poi non si vota la proposta di legge, non è dato sapere. La cronica carenza di feedback scoraggia l’esercizio, ma è meno importante della crucialità di una questione: le proposte arrivano dall’alto. O è Grillo a decidere su cosa si vota e il testo del quesito, o sono i parlamentari a proporre le leggi, il meccanismo è quasi completamente univoco. L’unica eccezione di rilievo, nella quale si è usato effettivamente il Metodo Schulz per scrivere, e non solamente approvare, la legge elettorale è stato un evento nel suo piccolo epocale. E’ stata la prima proposta di legge formulata tramite la Rete da una comunità politica.

Ora, Grillo non disdegna ricorrere alla retorica della rivoluzione nella sua estetica politica. Si va dal Direttorio a Rousseau per l’appunto, che la Rivoluzione Francese non la vide ma contribuì notevolmente a preparare culturalmente il terreno e si camuffa Parma da Stalingrado. Tuttavia, se dietro la retorica c’è qualcosa, questo è il momento di dimostrarlo, per questo l’avvento del Rousseau telematico è fondamentale: delineerà l’indirizzo preso dal Movimento. Potrebbe essere l’ultima decisione autocratica del duo di testa o la conferma dell’autocraticità del loro potere.

Sospeso tra l’istrionismo facile a scordarsi e le porte di una nuova era Grillo si trova davvero a un bivio cruciale per la sua parabola e per la strategia politica del Movimento 5 Stelle. Liberare la propria creatura, lasciare che si sviluppi autonomamente in un esperimento sociale straordinario e potenzialmente eversivo oppure essere solo un Uomo Qualunque.

Se Rousseau sarà la pallida incarnazione del filosofo della sovranità popolare e della democrazia diretta il Movimento avrà imboccato una strada a perdere. Per urlare alle persone e stimolare la loro emotività c’è già Salvini. E’ un’anima presente anche nel Movimento: quella di pancia, incarnata da quella parte di attivismo che si identifica quasi integralmente nella lotta alla casta e ai costi della politica. Ma è parlando alla testa, alla razionalità delle persone che il Movimento può vincere ed essere rivoluzionario. La Lega riadatta e ripropone soluzione che arrivano dal passato, e per quanto in parte possano essere corrette o avere appeal sono molto più distanti dallo zeitgeist di quest’epoca rispetto all’anima razionale e visionaria del Movimento.

Sulla carta Rousseau dovrebbe coprire tutti gli ambiti necessari “a far funzionare il Movimento online”, parole di Casaleggio, dalla scrittura delle leggi nazionali a quelle regionali ed europee, all’integrazione tra Rete e Meetup, alle votazioni online. Quanto sarà possibile influire realmente, con quale efficienza, quale praticità e quale impatto è il vero punto di domanda, e la risposta è affidata sia alla tecnica che alla volontà del creatore. Se questi scogli verranno superati, rimarrà il più difficile. Affinché funzioni, la polis greca al tempo di internet avrà il bisogno fondamentale dell’impegno degli attivisti, della loro volontà di partecipare, di spendere una parte del proprio tempo per esercitare coscientemente i diritti e i doveri di un cittadino digitale.

Rousseau deve essere una doppia prova di maturità, per il duo di testa e per tutti gli iscritti. Sarà un percorso lungo, difficile e inevitabilmente costellato di errori, forse anche pericoloso. La Storia insegna che non vi è una buona Repubblica senza buoni cittadini. Già nel pensiero di Rousseau era possibile scorgere il pericolo della dittatura della maggioranza, insita nell’assolutezza del potere della volontà generale e addirittura la maggior parte dei filosofi greci vedeva nella democrazia più un male che un bene. Eppure la rete può essere uno strumento rivoluzionario, di emancipazione per l’umanità. Sta a un comico genovese e a un informatico capellone decidere di avviare un esperimento sociale straordinario: potrebbero creare la cittadinanza digitale di massa, oppure perdersi nel qualunquismo.