di Alessandro Procacci

“Da oggi in poi comando io, se no vi piscio in bocca”, con queste parole il senatore di NCD Antonio Azzolini, ex sindaco di Molfetta e capo dal 2001 della commissione bilancio del senato, si è rivolto a Suor Marcella, legale della casa di cura della “Divina Provvidenza” di Bisceglie. Occupando da senatore un ruolo di primaria importanza nella gestione di concessioni economiche e versando la struttura in condizioni finanziarie disastrate (che novità) è stato possibile per lui impadronirsi del controllo dell’amministrazione dell’esercizio stesso.

Dopo il golpe ha provveduto ad inserire amici, parenti, e conoscenti all’interno della gestione della casa e a retribuirli con stipendi da capogiro (soldi anche tuoi in quanto pubblici) affinché amministrassero secondo le volontà del politico. Il fatto si propaga anche all’ospedale di Bisceglie con la conseguenza che Azzolini si stava costruendo una base elettorale non indifferente (dipendenti dell’ospedale, della casa di cura ecc). Questa, la si ponga come si preferisce, ha una sola ed univoca definizione: mafia. Una volta la premessa principale di sviluppo di una associazione di stampo mafioso era l’assenza (o inefficienza) dello Stato e della legge; oggi, paradossalmente, non esistono quasi più ambiti in cui la mafia si sia infiltrata, che non coinvolgano anche la sfera politca e amministrativa.

Il concetto stesso di “mafia” è mutato, oggi un’organizzazione a delinquere mafiosa è più simile ad un gruppo di pressione, ad una lobby e la sua lupara è la disponibilità economica. Ebbene i clan sono gli unici ad avere soldi da investire subito e, investendo, si aspettano un ritorno che è duplice:

– da una parte l’assunzione di fedelissimi in strutture pubbliche che amministrano in nome e per conto “dell’amico” che li fa lavorare e che a lui rimarranno leali, per paura di perdere lo stipendio, e lo sosterranno anche elettoralmente parlando

– da un’altra parte si viene a costituire un nuovo avamposto per il riciclaggio del denaro sporco.

Quindi, comando e ricchezza, per sintetizzare e il tutto senza dover sparare un colpo! Anzi, a ben vedere, agendo con il fucile si otterrebbe l’effetto opposto anche perché se venisse ucciso un politico le indagini partirebbero subito e per direttissima impedendo il proseguo dei traffici.

La domanda vera è: perché la politica ha permesso questo radicamento mafioso? La risposta è spaventosamente scontata e risiede nella parola “interesse”. I politici e la politica hanno capito che è molto più semplice ricoprire certe posti di comando appoggiandosi ai “favori” piuttosto che ai voti e il rendimento degli affari illegali o pseudolegali è molto molto maggiore rispetto al “misero” stipendio e basta. Oggi la casa di cura delle monache, chissà quanto manca per chiedere il pizzo a Gesù Cristo…