Nel cuore della Campania, il tempo è cullato da un’intramontabile interruzione. Le fertili, campestri, e rifocillanti membra di Benevento, appaiono come luogo d’asilo per chiunque ricerchi l’infinito. In quei collinari scorci – ove la fuga delle stagioni non importuna la celestialità della natura, custodita nella semplicità dell’immenso -, la supplica della Storia non resta inascoltata: sprigiona beltà, purezza, sacralità. Lo spirito ardente del Mezzogiorno italiano è incandescente fiamma nell’humus della romanità classica, della gastronomia mediterranea, del Passato millenario di un’Italia eccelsa, che costantemente offre se stessa in pasto alle fauci del relativismo. La dimora dei Cecatielli e della Falanghina, il sempreverde cortile delle Forche Caudine, il dipinto di un Meridione consapevole dei suoi limiti ed ignaro delle sue potenzialità. La rappresentazione cittadina del Buon Vento. Un vento da folate magnanime, sinonimo di conforto e di favorevole auspicio.

Il Sannio è un imprimere la straordinarietà della Tradizione sulla roccia della memoria. Le viottole di Beneventum emanano vivacità e speranza, seppur nel culmine della disperazione. L’esondazione del fiume Calore non ha attenuato minimamente l’ardore della comunità a cui riserva da sempre paure e sciagure. L’incedere dell’alluvione ha sconquassato l’anima del popolo sannitico. Però non lacerandola. “L’acqua non ci ha mai rammollito”, è il rituale liturgico per ammutolire le ipotesi di disfatta. O, ancor peggio, di resa. Per una volta, accantoniamo logiche commerciali, dinamiche finanziarie, etichette, bilanci, e profitti aziendali. La Rummo è oltre ogni benché minima forzatura di mercato: è la pulsazione viscerale di un’antichità artigiana che rivendica la preziosità del proprio Passato, sbraitando in faccia all’ignoranza del contemporaneo. E affrontando temerariamente il cinismo degli eventi.

L’inarrestabile turbolenza del disastro idrogeologico avrà asfaltato le strutture dell’ultracentenario pastificio, ma non ha sommerso l’intraprendenza degli alfieri del più splendente emblema di Bënëvientë. L’eredità di un marchio in simbiosi col territorio beneventano, è stata provata dalle intemperie e dalla canonica inettitudine amministrativa. Sulla medesima tendenza, l’arcigna volontà della svolta ci impone un inno alla Costumanza. Perché solo la forza emotiva e passionale della plurisecolare arte casereccia – che ha contribuito ad incidere nell’eterno la storicità del Samnium -, smorzerà la tragedia dell’imponderabile, confermandosi nell’inappellabile eccezionalità della sua identità. Avanti, Rummo!