Negli ultimi mesi più volte è tornato all’attenzione dell’opinione pubblica italiana il tema della legittima difesa e dei suoi limiti, e quello, a esso collegato, del possesso di armi per dar corso a tale difesa. Tanti gli avvenimenti che hanno riportato l’attenzione sull’argomento: uno su tutti il caso di Ermes Mattielli, che sparò a due rom che si erano introdotti di notte nel suo deposito armati di spranghe, e pochi mesi fa è stato condannato a cinque anni di carcere e a risarcire i due ladri per 135.000 euro. All’epoca tanti si indignarono, inveendo contro una legge che sembra alla fine tutelare di più chi commette crimini e delinque. Dall’altra parte, ampia eco hanno avuto anche da noi, ultimamente, le recenti stragi in America, dove chiunque in nome della propria incolumità personale può comprare una pistola e farsi giustizia da solo. Abbiamo visto il cordoglio degli Stati Uniti, e un Obama che si è detto fermamente intenzionato a mettere una stretta all’acquisto e alla circolazione delle armi negli USA.

In questi giorni invece, a casa nostra, è andato in scena l’ennesimo episodio che stavolta sembra ricordare proprio le dinamiche americane. Questo mercoledì infatti un pensionato di 72 anni si è recato di primo mattino, armato di pistola, davanti all’abitazione del carabiniere che aveva arrestato per spaccio di droga i suoi figli, e ha consumato la sua vendetta freddando il militare, recandosi subito dopo in Procura per costituirsi.

Il tema della legittimità della legittima difesa armata (si perdoni la ripetizione) è legato strettamente a casi come le stragi americane o quello del pensionato che uccide un carabiniere colpevole solo di aver fatto il suo dovere. La legge che punisce e incarcera chi vede dei malintenzionati introdursi nottetempo nel proprio domicilio (definito “inviolabile dall’articolo 14 della Costituzione) è assurda, e non fa che alimentare l’insicurezza dei cittadini, che si vedono così incapaci di difendere ciò che gli è più caro, appunto il proprio domicilio e la propria famiglia.

Ma il pensionato di Carrara possedeva un’arma, e questo è ovvio. Forse regolarmente denunciata, forse no. È certamente molto diverso dal caso sopra richiamato del Mattielli, che sparò, facendo bene o facendo male, per difendersi. Ma la sua pistola e quella del 72enne di Carrara erano possedute entrambe per un’ipotetica “difesa”, che per il pensionato toscano è diventata invece vendetta. Allo stesso modo le pistole americane vengono liberamente vendute al primo che passa proprio in tutela dello stesso diritto alla legittima difesa. Poi però succedono le stragi nei college, poi però succede che un ex postino carrarese spara al carabiniere che ha incarcerato i suoi figli delinquenti.

È chiaro che anche in Italia, ben lontano dai livelli statunitensi, è comunque troppo semplice ottenere l’autorizzazione al porto (o alla detenzione) d’armi. Basta un banalissimo certificato rilasciato da un qualsiasi medico militare (misurazione della vista, un paio di domande e qualche altra sciocchezza) e un po’di scartoffie burocratiche per ottenere un porto per uso sportivo o uso caccia. Per l’uso caccia anche un esamino in cui si deve dimostrare di essere in grado di distinguere un’anatra da un cinghiale. Poi si ha il via libera. Si possono comprare pistole, doppiette, carabine, fucili semiautomatici, e chi più ne ha più ne metta, e farne l’uso che più si ritiene consono, anche scendere in mezzo alla strada e fare una strage.

Ecco quindi il nodo del problema. È vero che una legge che punisce chi si difende vedendosi aggredito è una legge assurda, ma come conciliare la necessità privata di legittima difesa con la pubblica necessità di sicurezza, scongiurando che il pretesto della prima porti a situazioni letteralmente da far west come quella americana? Da quest’angolazione la stessa legge che punisce chi si difende sembra molto meno insensata. Dunque noi cosa vogliamo fare, restare con le nostre leggi che puniscono chi si difende dai malviventi oppure liberalizzare il mercato delle armi e aprire la strada alla giustizia fai da te? Sono soluzioni entrambe impraticabili e assurde. A noi il difficile compito di trovare il sottile interstizio tra le due che ci permetta di attestarci su una equidistante via di mezzo.