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Il 26 novembre verrà considerata una data di monumentale importanza storica: con la morte dell’ex presidente cubano svanisce un tassello cruciale della storia del Novecento, ma anche il simbolo della Rivoluzione come concetto politico e culturale dell’ideale socialista. Politici, dirigenti d’ogni angolo del pianeta hanno omaggiato la scomparsa del vecchio Fidel. E’ clima di lutto per l’intera America Latina, dal Venezuela al Messico, fino al Guatemala. Il presidente venezuelano Maduro ha espresso parole di vicinanza al popolo cubano e salutato “el jefe” (il capo): “La sua è stata una grande storia basata sui principi di Bolivar e Martì. Ha fatto la storia con i popoli del mondo, per segnare un percorso di dignità. All’immortalità di coloro che lottano tutta la vita… Hasta la victoria, siempre”. Il presidente russo Vladimir Putin ha a sua volta elargito parole di elogio nei confronti del defunto novantenne cubano, elogiandone l’esempio di indipendenza e libertà e la statura politica, evidenziando la vicinanza che ha sempre caratterizzato la nazione russa e Cuba. Al di là dei media americani come il New York Times o il Washington Post, i quali hanno prevedibilmente gettato fango sulla figura di Fidel Castro definendolo “dittatore”, perfino il Papa ha espresso sentimenti di vicinanza al governo castrista, mentre il presidente uscente Barack Obama ha invece teso “una mano di amicizia per il popolo cubano”. E di fronte ai positivi, quanto impensabili pareri di storici avversari politici, Roberto Saviano ha deciso di “distinguersi”, pubblicando un post su facebook dai toni severi, limitandosi a criticare l’operato di Castro come segue:

“Morto Fidel Castro, dittatore. Incarcerò qualsiasi oppositore, perseguitò gli omosessuali, scacciò un presidente corrotto sostituendolo con un regime militare. Fu amato per i suoi ideali che mai realizzò, mai. Giustificò ogni violenza dicendo che la sanità gratuita e l’educazione a Cuba erano all’avanguardia, eppure, per realizzarsi, i cubani hanno sempre dovuto lasciare Cuba non potendo, molto spesso, far ritorno.”

Sul web è subito polemica, soprattutto da buona parte della sinistra che non si riconosce nelle parole del giornalista sedicente progressista. Saviano ha commesso un errore, tipico dell’intellettualità dei suoi tempi: la decontestualizzazione storica delle figure che hanno segnato la linea del tempo: in questo caso, Fidel Castro. E’ d’uso comune analizzare la vita e le gesta di un personaggio politico sulla base dei parametri morali ed etici dei giorni nostri, fare di qualsiasi questione una predica all’insegna della correttezza e del buonismo democratico. Il giornalista e scrittore campano utilizza le argomentazioni più note e scontate riguardanti le pagine di storia della nazione cubana: le persecuzioni omosessuali. L’accusa comune dei media occidentali è quella dell’attacco ai centri clandestini di prostituzione non eterosessuale, commercio in nero fortemente legato alle frequenti “richieste di mercato” che provenivano, per la maggior parte, dagli ambienti militari e turistici statunitensi. Con l’avvento del governo Castrista, è avvenuto lo sgombero di numerose attività di questo genere, collegate al “mercimonio capitalista” proveniente dagli Usa. Fu allora che molti omosessuali emigrarono per giungere in Florida, precisamente a Miami. Qualora il sentimento omofobo dello stesso leader comunista fosse confermato, ciò non costituirebbe un valido pretesto di accusa nei confronti del governo cubano, per le seguenti ragioni.

In primis, considerando il contesto novecentesco, il culto dell’uomo forte era un valore comune e diffuso in tutto l’Occidente quanto in Oriente. Questa concezione appare decisamente meno rigida nei tempi moderni, eppure in passato l’essere uomini richiedeva delle risposte appropriate di fronte alle situazioni di vita, compreso il comportamento sessuale: essere gay o avere atteggiamenti effeminati costituiva una fonte di discriminazione ed emarginazione sociale. Nel “democratico” Occidente, questa mentalità ha permeato tutta la prima parte del secolo precedente, ma anche gli anni del secondo dopoguerra. Ne è prova il fatto che, nel Regno Unito, l’abolizione del reato di omosessualità avvenne soltanto nel 1967, mentre nell’Irlanda del Nord ciò si verificò nel 1982. Ancora più controversa la situazione negli Stati Uniti, dove, fino al 2003, la sodomia, etero e omosessuale, era considerata oggetto di condanna. Solo per citare alcuni esempi, nello stato dell’Alabama la sodomia etero e omosessuale era punita fino a 1 anno di prigione e 2000 dollari di multa, mentre in Massachussetts la permanenza in carcere era estesa fra i 15 e i 20 anni, nel Michigan fino ai 15 anni, quando, nella “crudele” Cuba, i rapporti fra omosessuali adulti, consenzienti e non a scopo mercenario furono legalizzati già nel 1979.

Quanto alla questione prettamente politica, Saviano ha commesso due ulteriori errori. In primo luogo, egli ha sminuito il ruolo centrale del governo comunista nell’istruzione efficiente cui il popolo cubano ha avuto accesso e la sanità pubblica, tra l’altro associando questi aspetti alla giustificazione della violenza. Sinceramente, risulta faticoso trovare un accostamento fra le presunte “violenze” e due diritti fondamentali (istruzione e sanità) esercitati dalla popolazione. Se di aggressività occorre parlare, si dovrebbero tenere in considerazione i 638 attentati della Cia nei confronti del leader maximo, e i tentativi di ostacolare la diffusione di una cura efficace per il cancro annunciata dalla LabioFam, centro di ricerca situato poco al di fuori de L’Avana. In secondo luogo, l’autore del libro “Gomorra” probabilmente dimentica che l’emigrazione dei cubani dall’isola è principalmente dovuta alle misure di embargo Usa che hanno devastato l’economia locale, ostacolandone il potenziale sviluppo e costringendo il popolo a espatriare. Questa mancanza di accorgimenti non è nuova nel metodo del saggista Saviano, il quale si è dichiarato sionista senza tenere in contro che le risoluzioni Onu, a partire dal 1947, prevedessero il riconoscimento di uno stato palestinese, schiacciato dalla volontà finanziaria internazionale e dalle élites israeliane. Non ha importanza, dunque, se il governo d’Israele continua quotidianamente ciò che è a tutti gli effetti definibile come un genocidio di massa. Caro Roberto, riconosciamo in tanti la sua validità come scrittore d’inchiesta e il suo coraggio nello sfidare le occulte regie del potere camorristico, triste realtà del nostro Paese. Auspichiamo tuttavia la realizzazione di una preghiera: è bene che Saviano torni a occuparsi dei problemi interni al suolo italiano, più che parlare di politica estera.

Vittorio Arrigoni ribatte colpo su colpo le allucinanti dichiarazioni dello scrittore estimatore di Peres rilasciate durante la manifestazione “Per la verità, per Israele.”