di Ferdinando Calda

Io accuso i promotori dei diritti delle coppie omosessuali di essere dei bigotti oscurantisti, prigionieri di antichi pregiudizi.
Probabilmente non lo fanno in mala fede, ma perché ancora schiavi di secoli di retaggi che, nel mondo occidentale, hanno visto la coppia come unica destinataria socialmente accettabile del matrimonio. Oppure perché troppo timorosi di rivendicare pieni diritti per una realtà ancora considerata eccessivamente “spinosa”.  Con che criterio vengono proposte leggi per l’uguaglianza di fronte alle unioni eterosessuali per le coppie dello stesso sesso e non vengono considerate le unioni di tre o quattro persone? Perché un uomo e una donna che vogliono passare la vita insieme – o due donne, o due uomini – hanno maggiori diritti rispetto a tre uomini che si amano di un amore altrettanto sincero? O tre donne? O un uomo e due donne? O una donna e due uomini?

Perché lo Stato dovrebbe mettere bocca sul numero delle persone da me amate quando non ha il diritto di questionare sul genere della persona amata? Perché vietare a una persona adulta e consenziente di unirsi per tutta la vita con chi ama, a prescindere dal genere o dal numero? Posto che due esseri umani si possono sposare (o adottare un bambino, o unire civilmente, a seconda delle proposte attualmente in discussione in Italia o delle legislazioni dei vari Stati del mondo) a prescindere dal genere di appartenenza, perché non possono farlo tre o più persone? Citare altre legislazioni e culture che in questi e altri tempi hanno previsto o prevedono la poligamia, tanto la poliginia quanto la poliandria, creerebbe solo dei fuorvianti malintesi. Così come sarebbe limitante prendere ad esempio celebri unioni poliamorose. Il discorso riguarda il principio alla base delle scelte che si intendono intraprendere.

Si è ormai cominciato a scardinare il dogma della famiglia da alcuni definita “tradizionale”. A questo punto bisognerebbe avere il coraggio di andare fino in fondo, riconoscendo completamente il principio secondo cui la legge non deve porre limiti ai desideri di individui adulti consenzienti che decidono di amarsi reciprocamente. Siano questi un uomo e una donna, due uomini, due donne, due transgender, tre donne, tre uomini, una donna e due uomini, un uomo e due donne… e così via. Negare una simile possibilità e un simile riconoscimento a chi ha intenzione di usufruirne equivale a negare i principi che stanno alla base delle battaglie per i diritti delle coppie lgbt. La vera scelta è questa: stabilire se l’unione tra un uomo e una donna ha un valore che trascende, in senso verticale od orizzontale, la volontà dei singoli individui (con tutto quello che questo comporta), oppure ognuno è libero di amare chi vuole, in tutto e per tutto. Il resto sono solo ipocriti e ingannevoli compromessi. Ma forse la verità è che bisognerebbe fare un passo indietro e pensare meglio a quale valore la comunità tutta intende attribuire al concetto di famiglia.