A Roma la situazione in vista delle elezioni di giugno si fa meno intricata. Giovedì in serata è infatti arrivata la notizia del passo indietro di Bertolaso, che ha così rinunciato a correre per le amministrative come candidato di Forza Italia. Motivazione, la convergenza di Forza Italia sul candidato civico Alfio Marchini, che così acquista serie probabilità di passare al ballottaggio contro Grillo, il quale per il momento pare il favorito.

Forza Italia così vira nettamente verso il centro, passando da un candidato impresentabile come Bertolaso al ben più trendy ma non per questo meno nefasto Alfio “calce e martello” Marchini, nelle grazie e sostenuto da gente del calibro politico di Casini, e appartenente a una storica famiglia di palazzinari romani. Avendo compreso che lo scenario romano con quattro candidati di centro-destra si era fatto davvero troppo contorto, tra il centrismo moderato e cementizio di Marchini e l’impronta sociale, forse un po’ troppo rustica, di Giorgia Meloni, Berlusconi ha scelto il primo, mandando di conseguenza nel fumo la candidatura della leader di FDI,  considerato che tra l’altro già si parla di una probabile ulteriore convergenza su Marchini anche da parte di Storace.

Marchini andrebbe così a calamitare su di sé tutto lo spettro che dal centrismo cattolico, passando per il centro-destra liberale di FI arriva fino alla destra ex missina di Storace, escludendo definitivamente dai giochi per il ballottaggio, che a quanto pare si ritroverà sola contro tale polpettone politico. Un polpettone che potrebbe forse anche funzionare, ma per formare il quale ci hanno tutti un po’ perso la faccia. In primis Marchini, che, mentre a Roma ancora campeggiano gigantografie del suo volto accompagnate dalla scritta “Liberi dai partiti”, adesso si accinge a essere sostenuto e spinto nientepopodimeno che da Silvio Berlusconi, alla faccia della libertà dai partiti. Anche Francesco Storace se dovesse accettare di convergere su Marchini non ne uscirebbe bene (anche se già adesso non brilla certo per immagine): l’ex MSI di destra sociale che scende a patti col palazzinaro centrista sostenuto da Casini. Una fine ben grama. Lo stesso Berlusconi chi lo sa come ne uscirà. Se il Marchini come sembra è destinato a passare al ballottaggio e se il ballottaggio lo dovesse poi vincere intascherebbe un grande successo. Ma se il ballottaggio venisse perso tutti leggeranno col senno di poi il cambio di cavallo di questi giorni come l’ennesima riprova della sua fine politica. Forse l’unica che ne uscirà bene, ma solo moralmente, sarà proprio la Meloni, che avrà portato avanti la candidatura da sola e mantenendo le proprie idee. Ma è ben poca cosa.

Lo scenario per chi andrà a votare quindi con tutta probabilità sarà, riguardo al centrodestra, di due candidati: Marchini e Meloni (dando Storace per già confluito nel gruppo di Marchini). Un centro moderato e occhieggiante a sinistra e una destra che a giudicare dal simbolo vorrebbe riprendere le idee di una morta (suicidata) e sepolta Alleanza Nazionale, che a sua volta voleva riprendere le idee di un morto (assassinato) e sepolto MSI, una destra il cui peso in questa partita sarà prossimo allo zero. Dall’altra parte la sinistra renziana di Giachetti, e Grillo. Visti i candidati in gara, non è insensato prevedere alti tassi di astensione. Se poi il 5 e il 6 giugno ci sarà pure il sole, non ne parliamo. Tutti al mare, seggi deserti. E a torto?