Sono nove le Regioni italiane che sotto l’albero di Natale si sono ritrovate un inceneritore nuovo di zecca proveniente direttamente da Palazzo Chigi. L’indiscrezione è arrivata ieri dal Fatto Quotidiano, a conferma di quanto abbiamo sostenuto fin dallo scorso aprile, e cioè che il Governo Renzi in tema di gestione dei rifiuti ha intenzione di puntare tutto sugli inceneritori.

Il fatto singolare è che questa prova di ostinazione renziana – che ha asfaltato critiche diversificate e documentate senza nessuna ombra di dialogo – arrivi all’indomani di festività natalizie passate all’insegna di targhe alterne e traffico bloccato nelle principali città italiane, nonché all’indomani di una conferenza – la Cop21 di Parigi – che ha puntato il dito contro le cattive abitudini dei paesi più industrialmente sviluppati. Eppure pochi giorni fa è stato lo stesso premier ad affermare che “Il Governo ha messo mano a tutti i dossier che impantanavano il paese”. Chissà dove è finito l’ambiente in questo bellissimo bilancio annuale.

Già, perché fare all-in sugli inceneritori significa mettere una pietra tombale non solo – in senso metaforico – sulla credibilità internazionale del nostro Paese, ma anche – in senso drammaticamente più letterale – sulla salute dei cittadini. Solo per citare un dato, secondo studi Arpa effettuati sull’inceneritore di Vercelli, nella popolazione esposta si sarebbe verificato un aumento di mortalità del 20% e un +60% di insorgenza di tumori maligni. E di esempi simili l’Italia ne è purtroppo stra-bordante.

Investire sugli inceneritori è controproducente almeno per tre motivi. Anzitutto, lo è su di un piano economico. Realizzare un’opera simile costa moltissimi soldi, tra i 150 e i 450 milioni di euro, e i tempi necessari per rientrare dell’investimento sono biblici: circa 20 anni, secondo gli esperti. E ciò crea un problema su di un altro piano, ossia quello della raccolta differenziata. L’inceneritore deve lavorare a pieno regime per ammortizzare i costi nel minor tempo possibile: questo porta inevitabilmente a mettere da parte la raccolta differenziata, che pure nelle Regioni più virtuose ha raggiunto cifre superiori al 65%.

Un altro elemento fondamentale è la sostenibilità ambientale e sanitaria. L’argomento è controverso. Come detto poc’anzi, esistono numerosi studi che evidenziano i danni alla salute causati dagli inceneritori; ma a dire il vero altri studi sembrano dimostrare che questa formula di smaltimento non faccia male all’ambiente né all’uomo. Rimane il fatto che una politica illuminata dovrebbe – in presenza di dubbi anche minimi – prevenire il danno alla salute dei cittadini piuttosto che curarlo. È una questione di buon Governo, ma anche di soldi.

In un Paese come il nostro, in cui si è registrato il record europeo di decessi per inquinamento atmosferico, le spese sanitarie causate dalla cattiva qualità dell’aria sono impressionanti. Il MIT di Boston ha affermato che si possa arrivare a risparmiare – non solo in Italia – cifre pari a 10 volte le somme spese per ridurre l’inquinamento stesso. Ed è qui che emerge l’ottusità del nostro Governo, che trova risposte vecchie di dieci anni a problemi quanto mai attuali e all’ordine del giorno. Risposte vecchie in senso ambientale, certo, ma anche in senso economico. Vecchie perché non comprendono l’enorme potenziale economico della sostenibilità ambientale, ma sembrano piuttosto voler strizzare l’occhio ancora una volta a quei grigi e ammuffiti interessi che dall’Italia hanno già succhiato a sufficienza.