Nell’Europa del XXI secolo si commissaria di tutto. Nazioni, governi, comuni, banche, grandi opere, campionati sportivi, eventi particolari. Nulla sfugge alla necessità di commissariare, efficientare, tecnicizzare, nemmeno quelle cose che per giusta regola dovrebbero essere gestite da gente abbastanza competente. E invece no, i “competenti” si fanno trovare regolarmente con le mani nel sacco, rendendo un buon servizio alla longa manus di chi dall’alto vorrebbe irreggimentare tutti gli aspetti dell’umano vivere, dalla politica all’economia allo sport.

Adesso si commissariano anche eventi religiosi. Sì, perché è la più importante ricorrenza della Chiesa Cattolica ad essere sul tavolo del Governo italiano, con l’obiettivo di non farsi riconoscere con i soliti casini: il Giubileo, l’Anno Santo dedicato alla Misericordia indetto da papa Francesco il 13 marzo 2015. Il Giubileo inizierà l’8 dicembre di quest’anno (nel cinquantesimo anniversario della chiusura del Concilio Vaticano II) per concludersi il 20 novembre 2016,  data in cui presumibilmente Palazzo Chigi e la giunta capitolina tireranno un sospiro di sollievo. Perché il Giubileo è un affare che vale uno +0,3 % di PIL, stando alle previsioni della Confcommercio. Alcuni miliardi di euro e milioni di visitatori a Roma: per i più grandi pappatori del mondo c’è solo da leccarsi i baffi.

E’ ciò che deve aver pensato Matteo Renzi. Tutto tweet e praticità, il presidente del Consiglio deve aver fatto più o meno il seguente ragionamento: Roma, nell’immaginario collettivo, è ormai in provincia di Corleone. I senatori della mia maggioranza si fanno beccare a inquadrare le suore tipo Full Metal Jacket. Combiniamone una anche al Giubileo e qui si compie il capolavoro di finire politicamente peggio di Berlusconi, dopo solo un anno e mezzo e senza manco mignotte. Sono così partite le grandi manovre per assicurare al sacro evento uno svolgimento più lineare possibile. L’ipotesi principale, ventilata in questi giorni, è di commissariare il Giubileo, affidandone la gestione al prefetto di Roma Franco Gabrielli. Un buon piano, se non che una mossa del genere equivarrebbe a smentire ciò il premier e i quadri dirigenti del PD proclamano dall’inizio della stagione di Mafia Capitale: e cioè che il malaffare a Roma nemmeno sfiori il sindaco Ignazio Marino. Questo ha messo le mani avanti, in un’intervista al Messaggero: «Sarebbe un errore creare un vuoto di potere, con il commissariamento, una sola persona – anche se troviamo Nembo Kid o Mandrake – non ce la fa a controllare tutto». Nembo Kid non l’hanno trovato, e dopo aver constatato l’irreperibilità di Mandrake hanno dovuto accontentarsi  del prefetto. Ed ecco, nel pomeriggio di ieri, il primo cittadino dell’Urbe confermare, al telefono con Gabrielli, «l’impegno comune per Roma, già avviato con importanti risultati su diversi tavoli di lavoro, dalla sicurezza al Giubileo». Tutto per non uscirne delegittimato, sebbene l’operazione non possa che concludersi in quel senso.

Al momento non c’è nulla di definitivo. Ciò che è certo è che sempre più spesso, a diversi livelli, dai territori allo Stato Centrale, la politica mostra la propria fisiologica incapacità di gestire i guai (spesso causati dalla stessa), viziando la democrazia sostanziale del nostro paese. Perché ha ragione Ignazio Marino a dire che il Giubileo sia di sua competenza; ma pure ha ragione il premier Renzi a non aspettare l’ennesimo scandalo, essendo troppo giovane e decisamente troppo determinato per farsi fermare da inciampi come quelli in atto nella Capitale. Tra le due ragioni la seconda si imporrà sempre per forza maggiore, spingendoci appunto a commissariare, efficientare, tecnicizzare senza che al palliativo corrisponda una vera efficace rigenerazione del tessuto politico di base, senza la quale nulla cambierà nei secoli dei secoli.

Fa bene il papa a convocare il Giubileo: « Abbiamo sempre bisogno di contemplare il mistero della misericordia. È fonte di gioia, di serenità e di pace. È condizione della nostra salvezza. […] Misericordia: è la legge fondamentale che abita nel cuore di ogni persona quando guarda con occhi sinceri il fratello che incontra nel cammino della vita. Misericordia: è la via che unisce Dio e l’uomo, perché apre il cuore alla speranza di essere amati per sempre nonostante il limite del nostro peccato». E’ vero, misericordia ci vuole: anche per la nostra politica.