di Salvatore Ventruto

Ha ribadito più volte che non era un’intervista, bensì una semplice conversazione (“stiamo facendo solo un ragionamento”), durante la quale avrebbe potuto essermi utile “quasi in niente”, ma ha anche tenuto a precisare  che in quei concitati giorni che precedettero il ritrovamento del corpo senza vita di Aldo Moro in via Caetani “non fu certamente un semplice spettatore”. Quando risponde al cellulare Claudio Signorile, numero 2 del PSI dal 1976 al 1981 e Ministro dei Trasporti del Governo Craxi nella metà degli anni ’80, non è molto disponibile a parlare anche se definisce la curiosità di ripercorrere quelle giornate “legittima e giustificata”.

Onorevole fra pochi giorni ( oggi 9 maggio)  saranno 38 anni dall’assassinio di Aldo Moro……

Io capisco che lei fa il suo lavoro, ma io credo di non poterle essere utile quasi in niente perché quello che sapevo l’ho detto durante la deposizione fatta alla commissione Pellegrino. Poi è stata una precisa scelta quella di non voler tornare sull’argomento.  Lei come sicuramente avrà notato non ho scritto libri…….

E proprio quello che però mi ha incuriosito…….

Certamente non è che io sia stato uno spettatore, ma dopo quei difficili giorni ho chiuso con questa tragica vicenda e non ho voluto partecipare alle presentazione di libri, alle migliaia di scemenze che sono state dette.  Io non credo di poter esserle utile e non ho nient’altro da aggiungere a quello che ho già detto, anche se la sua curiosità è legittima e giustificata.

La mia curiosità è soprattutto incentrata sul ruolo che in quei giorni di frenetiche trattative ebbero alcuni esponenti di Autonomia Operaia come Lanfranco Pace e Franco Piperno e sui loro rapporti con l’istituto di lingue Hyperion di Parigi, sospettato da anni di essere un centro di coordinamento dell’eversione internazionale, come appurato dall’attuale Commissione d’inchiesta, dalla fine del 1977 all’ottobre 1978, quindi anche durante il sequestro e l’uccisione di Aldo Moro, aprì due sedi di rappresentanza a Roma.

Io non ho avuto contatti con Hyperion. Ho avuto contatti con Pace e Piperno e con un’area e alcuni soggetti coi quali ci si conosceva dai tempi dell’università. Il mondo dell’Autonomia è un mondo che ho sempre definito contiguo, non certamente per una mia immaginazione, nel quale e dal quale era molto facile far passare o veicolare dei messaggi. Sapevo dell’esistenza di Hyperion, ma non ho mai avuto rapporti con loro.

D. Ma secondo Lei perché Piperno e Pace partecipano dal 1979, quindi dopo l’assassinio di Moro, alle riunioni clandestine di Hyperion.

R. Io ho interrotto i rapporti con loro dopo la morte di Moro.

D. Lei  non ha più sentito nessuno dei due?

R. Pace sicuramente no. Con Piperno mi pare di aver partecipato a un dibattito. Dal punto di vista del filone che lei sta seguendo non le sono davvero utile perché il giorno dopo la morte di Moro decisi di mettere da parte quella stagione.

D. Il 20 aprile 1999 durante l’audizione davanti alla Commissione Stragi presieduta da Pellegrino  disse che le domande poste ad Aldo Moro durante la prigionia erano “frutto di un’elaborazione collettiva in cui concorsero intelligenze e culture esterne al vertice brigatista. A chi si riferiva ?

R. Non mi riferivo a qualcosa di specifico, ma ricavai questa affermazione da una considerazione  generale e cioè che fosse impensabile che una vicenda come quella di Moro non fosse intrecciata con la collocazione internazionale dell’Italia e col fatto che il nostro paese fosse un terreno di cultura dei servizi e delle loro deviazioni. Era una vicenda che non poteva assolutamente essere per come veniva presentata.

D. C’era quindi consapevolezza sul fatto che non fosse solo una vicenda italiana.

R. Assolutamente si.

D. La matrice internazionale dell’operazione Moro mi pare sia un dato di fatto e vada di pari passo con le numerose teorie complottiste sviluppatesi attorno a questa vicenda,  ma perché Pace e Piperno hanno invece sempre rigettato negli anni successivi questa impostazione dimostrando la volontà di ridurre il caso Moro a una storia  prettamente “italiana”?

R. Perché hanno sempre cercato di dare una versione più pura e più politica di quello che accadde. Piperno ad esempio ha sempre sostenuto che ci fossero tutte le condizioni per fare un ragionamento pulito, in cui l’ala politica, movimentista, e non quella armata, poteva essere decisiva, ma probabilmente non sapeva tutte le cose che pensava di sapere.  Io però non parlerei di complotto quando lei fa riferimento alle varie infiltrazioni che ci furono, ma la chiamerei invece politica. Una brutta politica, il volto della medusa della politica. Un intervento sicuramente ci fu e portò alla morte di Moro, facendo diventare come ormai irreversibile il processo che si era innescato.

D. Chi fu a intervenire?

R. A questa domanda francamente non le so rispondere. Le posso dire che  sugli ultimi giorni di vita di Moro occorrerebbe veramente fare un’operazione di chiarezza, ma è impossibile a causa dei diversi filoni che contemporaneamente si svilupparono e si intrecciarono attorno alla figura di Moro e al suo salvataggio.

D. Lei perché si fidò di Pace e Piperno?

R. Perché non avrei dovuto? Pace si può dire che non lo conoscevo proprio, conoscevo molto di più Piperno, che consideravo una brava persona. Mi fidai perché conoscevo bene tutto l’ambiente dal quale Piperno e Pace traevano espressione e poi perché con Craxi avevamo avuto degli importanti riscontri. Forse fidarsi è una parola grossa, ma ritenemmo che fossero una carta da giocare e fummo veramente a un passo dal raggiungere l’obiettivo.

D. Che cosa c’era di umanitario nell’operazione che voi del PSI stavate conducendo assieme a Pace e Piperno?

R. Umanitario era una parola d’ordine. In realtà noi facemmo un ragionamento fortemente politico e anticipammo quello che poi avvenne due anni dopo nella strategia del pentitismo: prendere sul serio le dichiarazioni politiche dei pentiti e farle diventare un elemento sul quale costruire  una strategia.

D. Chi furono i voltagabbana istituzionali in quei giorni?

R. Se vuole una mia fredda, dura e amara opinione nessuno, perché tutti fin dall’inizio fecero la parte che volevano fare o che avrebbero dovuto fare, comprese le cosiddette Istituzioni.

D. Lei certamente ricorderà l’operazione “7 aprile” dalla quale scaturì l’omonimo processo a Padova contro alcuni dei maggiori esponenti di autonomia operaia. Un processo che portò alla condanna di alcuni di essi per associazione sovversiva, nonostante non sia stata mai dimostrata la contiguità tra Autonomia Operaia e Brigate Rosse. Lanfranco Pace ebbe però una grossa influenza su due componenti del commando di via Fani, Adriana Faranda e Valerio Morucci, autore successivamente di un memoriale…….  

R. Nel quale sono state dette solo un mare di bugie.

D. Appunto. Come spiega il fatto che le bugie siano state raccontate proprio da alcuni personaggi sui quali Pace e Piperno esercitavano una longa manus? E soprattutto come giustifica il mancato pedinamento di Pace e Piperno in quei giorni del sequestro Moro? Non pensa che ci siano ancora molte cose da chiarire su questi aspetti?

R. Lei ha ragione. Ci sono ancora molte cose da chiarire, ma siamo sicuri che il pedinamento non ci sia stato o che non sia stato portato al livello operativo? I buoni cattolici considerano anche l’omissione come un peccato, ma è anche vero che se avessero voluto avrebbero potuto farlo….

D. Omissione significa però anche sapere e non parlare, poter fare e non fare. Non pensa che questo sia molto grave?

R. Esatto. Infatti è molto grave ed è uno degli elementi che mi hanno portato a pensare le cose peggiori di quel periodo. Solo molto dopo ho capito che potevano essere fatte cose che non sono state fatte e che da un certo momento in poi la questione è come se fosse sfuggita dalla volontà di controllo per imboccare un percorso destinato a concludersi nel modo più tragico. Io credo che Pace e Piperno abbiano giocato in quei giorni una partita su un tavolo che oramai non c’era più. Quei giorni pur essendo tra i più critici della storia del nostro paese, sono terribilmente difficili da ricostruire perché non documentabili e l’intelligente osservazione che mi fa sulla buona fede o meno di Pace e Piperno è la prova di quello che le sto dicendo.