E’ il 17 marzo dell’anno 1981 e, nell’ambito dell’inchiesta per il rapimento di Michele Sindona, all’epoca direttore generale della Banca Privata Finanziaria e implicato nel crack del Banco Ambrosiano, i carabinieri perquisiscono l’abitazione dell’imprenditore pistoiese Licio Gelli e trovano una curiosa ed interessante lista. Nel documento figurano le generalità di molti esponenti del ceto dirigenziale italiano, oltre a qualche personaggio estero influente. Tale carta altro non è altro che l’elenco degli appartenenti alla loggia, impropriamente definita massonica, denominata “Propaganda 2” ed essa, le cui radici risalgono agli anni 70 dell’800, rappresenta l’eredità della più antica associazione“propaganda massonica”, sciolta durante il ventennio. Questa società segreta risultava ben radicata sul territorio della penisola italiana ed era collusa in ogni genere di affare, lecito o meno, riuscendo a controllare, grazie ai suoi adepti, l’andamento politico e istituzionale italiano.

Per evitare le “teorie del complotto” e rendersi conto della reale entità del fenomeno P2 si può, ad esempio, consultare le inchieste che hanno visto tale soggetto come protagonista, giusto per citarne alcune: bancarotta fraudolenta riguardante il tracollo del Banco Ambrosiano, diretto da Sindona; depistaggio e insabbiamento delle indagini riguardanti la strage della stazione di Bologna del 1980, imputata a Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, i cui mandanti rimangono tuttora ignoti; Golpe Borghese, il tentativo di colpo di stato messo in atto nel 1970 da un gruppo di aderenti agli ambienti di estrema destra, con l’appoggio di alcuni militari; cooperazioni con diverse famiglie mafiose, tra cui i Corleonesi. Nonostante la morte del “venerabile maestro” Licio Gelli, la vera fonte di preoccupazione odierna, tuttavia, riguarda i possibili legami tra l’ormai dissolta P2 e il crimine organizzato dei giorni nostri, oltre al fatto che esso possa essere potente come la loggia che lo ha generato, se non di più.

Tali nessi sembrano effettivamente esistere poiché, dagli inizi del 2000 ad oggi, sono emerse delle nuove inchieste, due le più importanti, che sembrerebbero confermare oltre alla continuità dei membri, quella di modus operandi. La prima indagine in questione è quella denominata “p3”, aperta nel 2010 e riguardante, oltre Denis Verdini e Marcello dell’Utri, il faccendiere Flavio Carboni, già implicato in concorso per corruzione durante il processo Calvi, direttore del Banco Ambrosiano che, confluito nella Banca Privata Finanziaria tramite i legami con Sindona, aveva favorito il crack dell’istituto di credito. L’operato di Carboni rispecchia esattamente quello della P2, la quale tendeva a formare dei servizi di intelligence paralleli a quelli segreti (e talvolta più efficienti), con lo scopo di fornire con anticipo informazioni riservate, o anche secretate, a chi risultava penalmente implicato nei traffici dell’organizzazione. La seconda inchiesta in esame è quella che, con poca fantasia, è stata chiamata “P4”, risalente al più recente 2011. Questa ultima coinvolge il deputato Alfonso Papa e Luigi Bisignani, il cui nome fu rinvenuto, già nel 1981, nel famoso elenco.

L’accusa ipotizza un sistema di manipolazione e diffusione ad hoc di preziose notizie di natura giudiziaria, oltre che alla spartizione di appalti e nomine in incarichi pubblici … nulla di nuovo! Sebbene le connessioni paiano evidenti è, al momento, molto difficile stabilire con esattezza l’entità del fenomeno e la sua forza. Chi poteva avere delle risposte era, oltre ad Andreotti, Licio Gelli stesso ma, purtroppo, i morti non parlano.