di Andrea Petricca

La storia di questo caso ha inizio più o meno verso la fine del 2013, nel Salento, quando gli agricoltori pugliesi hanno cominciato a riscontrare che i loro ulivi erano interessati da fenomeni anomali quali la bruscatura delle foglie e i disseccamenti totali o parziali delle piante. Nel giro di poco tempo, questi fenomeni si sono allargati in tutta la provincia di Lecce, di Brindisi e di Oria, un’area di fondamentale importanza per la coltivazione degli ulivi e la produzione di olio. Questi fenomeni che portano le piante ad ammalarsi sono stati sintetizzati con una sigla, CoDiRo, ossia il Complesso del disseccamento rapido dell’olivo. Nell’analizzare il fenomeno del disseccamento si è osservato che in tutte le piante affette dal CoDiRo era presente un batterio: la Xylella fastidiosa, precisamente la sottospecie pauca, ceppo ST53. La Xylella è già nota agli esperti per avere infettato le viti in California e le piante ornamentali in Costarica, mentre in Brasile ha attaccato diversi agrumi. Perché questo batterio farebbe seccare gli ulivi? Questo patogeno colonizza e ottura lo xilema delle piante, cioè quei vasi destinati al trasferimento delle sostanze nutritive dalle radici alle foglie, causando così il disseccamento in un tempo non definito. È importante sottolineare che la qualità dell’olio che si ricava da ulivi malati resta immutata, mentre si riduce la quantità di olio prodotto. La presenza di questo batterio nel Salento rappresenta il primo caso di infestazione in Europa.

Proprio per questo l’Unione Europea, impreparata a limitare un batterio che nella pratica non ha mai affrontato, ha deciso di prendere delle misure di quarantena drastiche: infatti, ha disposto l’abbattimento di tutte le piante nel raggio di 100 metri rispetto alla pianta malata, il blocco totale dell’esportazione delle piante coltivate in quell’area, anche non infette ma comunque suscettibili a Xylella e l’operazione di disinfestazione dagli insetti vettori come la sputacchina, attraverso la lavorazione del suolo dove questo insetto riposa e l’uso di insetticidi nei periodi attivi. Lo stesso Consiglio dei Ministri italiano nonostante il provvedimento dello stato di emergenza non ha potuto contenere il fenomeno. Nell’applicare le sue disposizioni l’Ue non ha tenuto in considerazione gli ingenti danni economici, nonché di immagine, che avrebbe provocato alla Regione Puglia e agli agricoltori, rinomati in tutto il mondo per i loro prodotti. Già nel 2014, si è registrato un calo del 37% della produzione dell’olio, rispetto al 2013.

Questo ha portato inevitabilmente all’aumento dei prezzi, vista la difficoltà nel reperire la materia prima, e alla nascita di truffe alimentari, compiute da organizzazioni criminali che spacciano oli stranieri provenienti da Spagna, Tunisia, Marocco e Turchia come made in Italy. Risultato: migliaia di tonnellate di olio sequestrate nel 2015. Proprio in questi giorni due importanti novità riguardano la vicenda Xylella: la prima è che l’esperimento “La Scelta”, ideato a Seclì, un comune in provincia di Lecce, che prevedeva la convivenza con il CoDiRo in un ambiente indebolito, dopo 29 mesi di sperimentazione, sta per concludersi, visto che il fenomeno del disseccamento ha colpito anche gli uliveti trattati con questo metodo. La seconda notizia è che giovedì 9 giugno è prevista la sentenza della Corte di Giustizia UE riguardo la legittimità delle eradicazioni drastiche degli ulivi, effettuata per limitare i danni della Xylella.

Gli agricoltori pugliesi di fronte a queste misure hanno assistito non solo alla fine delle loro attività produttive, ma alla fine di una terra-simbolo dove gli ulivi hanno vissuto per secoli. Non resta che aspettare per vedere come andrà a finire una delle più controverse e discusse azioni, che hanno caratterizzato il caso Xylella. Se al posto dell’Italia, considerato uno Stato UE debole, ci fosse stato un altro Paese, come sarebbero andate le cose?